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Depressione e tempo: lo studio italiano sull'orologio interno scollegato

Una ricerca di Padova e Pisa mostra che nella depressione le emozioni smettono di modificare la percezione del tempo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Persona seduta vicino a una finestra bagnata dalla pioggia che guarda fuori
Persona seduta vicino a una finestra bagnata dalla pioggia che guarda fuori

"Le ore non passano mai." È una delle frasi che ricorrono più spesso nei racconti di chi attraversa un episodio depressivo. Ora una ricerca tutta italiana, frutto della collaborazione tra l'Università di Padova e l'Università di Pisa, prova a spiegare cosa accade davvero nel cervello: nella depressione il legame tra emozioni e percezione del tempo sembra scollegarsi, come se l'orologio interno smettesse di "ascoltare" ciò che proviamo. Lo studio è stato pubblicato a maggio 2026 sulla rivista scientifica Biological Psychiatry Global Open Science.

Un esperimento tra emozioni e cronometro interno

Il gruppo di ricerca — guidato dalla dottoranda Francesca Mura e dal professor Claudio Gentili del Dipartimento di Psicologia di Padova, insieme al bioingegnere Gaetano Valenza dell'Università di Pisa — ha coinvolto 120 studenti universitari, metà dei quali presentava sintomi depressivi. Ai partecipanti è stato chiesto di guardare brevi video dal contenuto emotivo (tristi oppure neutri) e, subito dopo, di stimare la durata di intervalli di tempo segnalati da stimoli visivi. Nel frattempo i ricercatori registravano l'attività cerebrale tramite elettroencefalografia, monitorando anche i segnali del cuore.

Il risultato chiave riguarda proprio il rapporto tra stato d'animo e cronometro mentale. Nelle persone senza sintomi depressivi le emozioni negative modificavano la percezione del tempo: di fronte a contenuti tristi, i partecipanti tendevano a sottostimare la durata degli intervalli, segno che l'emozione "piega" la nostra esperienza temporale. Nei partecipanti con sintomi depressivi questo effetto svaniva: il tempo veniva elaborato in modo più meccanico, quasi distaccato dal vissuto emotivo.

Primo piano di un orologio che scandisce il tempo
Nei controlli sani le emozioni distorcono la stima del tempo; nei partecipanti con sintomi depressivi questo legame si indebolisce. Credit: Pexels.

Quando cuore e cervello vanno "fuori sincronia"

L'aspetto più innovativo dello studio, intitolato Emotional Blunting and Time Estimation in Depression, è l'approccio integrato: i ricercatori hanno messo in relazione la percezione soggettiva del tempo non solo con l'attività cerebrale, ma anche con i ritmi del corpo, a partire dal battito cardiaco. Secondo gli autori, è proprio la sincronia tra segnali corporei e cervello a costruire la nostra esperienza del tempo che scorre — e nella depressione questa orchestrazione sembra alterarsi. La notizia è stata ripresa dall'agenzia ANSA e illustrata nel dettaglio dal comunicato ufficiale dell'Università di Pisa.

"Se la percezione del tempo fosse intimamente connessa all'esperienza depressiva", ha osservato Claudio Gentili, "potremmo agire direttamente su di essa, aiutando i pazienti a rivalutare la durata e l'esperienza soggettiva dello scorrere del tempo". Un'idea che apre, almeno in prospettiva, a nuove strategie di valutazione clinica.

Perché conta questa ricerca

L'appiattimento emotivo — la sensazione di sentire meno le emozioni, positive e negative — è uno dei sintomi più riferiti nella depressione e, allo stesso tempo, uno dei più difficili da misurare in modo oggettivo. Collegarlo a un compito misurabile come la stima del tempo offre ai ricercatori un possibile marcatore comportamentale, più maneggevole di un semplice questionario. Come sottolineano gli autori, capire in che modo il cervello sincronizza emozioni e tempo è un passo per definire meglio i sintomi e, in futuro, immaginare terapie più mirate.

La ricerca si inserisce in un filone consolidato della psicologia sperimentale, secondo cui non esiste un singolo "orologio" nel cervello, ma una rete distribuita che intreccia attenzione, memoria, emozioni e segnali del corpo. Lo studio, condotto su giovani adulti con sintomi sotto soglia clinica, andrà ovviamente confermato su campioni clinici più ampi prima di tradursi in applicazioni pratiche: gli stessi autori invitano alla prudenza. Resta però un contributo significativo, e tutto italiano, a una domanda antica quanto l'esperienza umana: perché, quando stiamo male, il tempo sembra non passare mai?

Una nota necessaria

Questo articolo riassume i risultati di uno studio scientifico a scopo divulgativo e non costituisce in alcun modo un consiglio medico. La depressione è una condizione clinica seria: chi ne riconosce i segnali in sé o in altri è incoraggiato a rivolgersi al proprio medico o a uno specialista della salute mentale. Approfondimenti affidabili sul tema sono disponibili attraverso le pagine divulgative dell'informazione locale padovana che ha dato conto della ricerca dell'ateneo del Bo.

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