Curiosando si impararivista di curiosità

Trend Italia

Sotto la Toscana un serbatoio di magma grande come Yellowstone

Una ricerca di INGV, CNR e Università di Ginevra ha individuato 6.000 km³ di magma tra Larderello e l'Amiata. Nessun rischio eruttivo, ma un tesoro di energia.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Impianti geotermici nelle Colline Metallifere toscane, sopra il serbatoio di magma
Impianti geotermici nelle Colline Metallifere toscane, sopra il serbatoio di magma

Sotto le dolci colline della Toscana, a una profondità compresa tra 8 e 15 chilometri, si nasconde un gigantesco serbatoio di magma: circa 6.000 chilometri cubi di roccia parzialmente fusa, un volume paragonabile a quello dei più grandi sistemi vulcanici del pianeta. A rivelarlo è una ricerca condotta da un team internazionale dell'Università di Ginevra insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ridisegna la mappa geologica del sottosuolo italiano. La buona notizia: non c'è alcun rischio di eruzione imminente.

Dove si trova il magma toscano

L'enorme accumulo si estende nell'area compresa tra Larderello e il Monte Amiata, nella Toscana meridionale, una zona già nota per la sua intensa attività geotermica. Secondo il comunicato ufficiale dell'INGV, si tratta di uno dei più estesi corpi magmatici mai individuati nella crosta continentale europea. Il volume stimato, circa 6.000 km³, è comparabile a quello di sistemi celebri come Yellowstone negli Stati Uniti, il Toba in Indonesia o il Taupo in Nuova Zelanda.

C'è però una differenza fondamentale, sottolineata dai ricercatori. A differenza di quei luoghi, in Toscana non si osservano crateri, depositi eruttivi recenti o deformazioni del suolo: nessun segnale superficiale tradisce la presenza del magma. È la dimostrazione che grandi quantità di roccia fusa possono restare «dormienti» e nascoste per milioni di anni senza generare attività vulcanica visibile.

È importante sgombrare il campo da ogni allarmismo: parlare di «volume paragonabile a Yellowstone» non significa che la Toscana sia un supervulcano pronto a esplodere. Il magma individuato è in gran parte cristallizzato e disperso nella crosta, non concentrato in una camera pronta a eruttare. La frazione di roccia effettivamente fusa è bassa, e mancano del tutto le condizioni che precedono un'eruzione. È un sistema profondo, antico e stabile, che gli scienziati possono finalmente «vedere» grazie a strumenti di nuova generazione.

Impianti geotermici nelle Colline Metallifere toscane vicino a Larderello
L'area geotermica delle Colline Metallifere, tra Larderello e l'Amiata. Foto di Paul Gipe, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Una tecnica «a impatto zero»: la tomografia da rumore sismico

La scoperta non sarebbe stata possibile senza un metodo di indagine innovativo. I ricercatori hanno usato la tomografia da rumore sismico ambientale (in inglese ambient noise tomography), una tecnica che, come spiega la nota stampa del CNR, sfrutta le vibrazioni continue e impercettibili della Terra — generate da onde oceaniche, vento e attività umana — per «illuminare» l'interno del pianeta.

Analizzando il modo in cui queste onde si propagano e rallentano attraversando le rocce, gli scienziati ricostruiscono una sorta di radiografia tridimensionale del sottosuolo. A differenza delle prospezioni tradizionali, che usano esplosioni o vibrazioni artificiali, questo approccio non richiede alcuna sorgente di energia esterna: è completamente passivo e a impatto ambientale nullo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, del gruppo Nature.

Roccia fusa incandescente, immagine evocativa del magma
Il magma individuato è roccia parzialmente fusa a 8-15 km di profondità. Foto di Turgay Koca su Pexels.

Larderello, la culla della geotermia mondiale

Non è un caso che il magma si trovi proprio qui. La zona di Larderello è la culla della geotermia industriale: fu qui che, nel 1904, il principe Piero Ginori Conti accese per la prima volta al mondo alcune lampadine usando il vapore naturale del sottosuolo, e nel 1913 entrò in funzione la prima centrale geotermoelettrica della storia. Quel calore anomalo, che da oltre un secolo alimenta turbine e riscalda case, è oggi spiegato in modo ancora più chiaro: deriva proprio dall'immenso serbatoio di magma che riscalda le rocce sovrastanti.

Energia pulita, litio e terre rare

La scoperta non rappresenta una minaccia, ma un'opportunità. Le centrali geotermiche toscane producono già ogni anno alcuni miliardi di kilowattora, coprendo una quota significativa del fabbisogno elettrico regionale e alimentando teleriscaldamento, serre e filiere agricole. Conoscere con precisione la posizione e l'estensione del corpo magmatico permette di sfruttare meglio una delle poche fonti di energia rinnovabile programmabile e disponibile in Italia. Inoltre, i fluidi che circolano attorno al magma sono ricchi di elementi strategici per la transizione energetica, come il litio — fondamentale per le batterie — e le terre rare. La Toscana potrebbe così diventare un giacimento naturale di risorse critiche oggi importate quasi interamente dall'estero.

Capire l'Italia geologica

Oltre alle applicazioni pratiche, la ricerca ha un valore scientifico enorme. L'Italia è uno dei Paesi geologicamente più complessi e «vivi» d'Europa, con vulcani attivi, aree sismiche e campi geotermici unici al mondo. Mappare un serbatoio magmatico nascosto aiuta a comprendere meglio i meccanismi profondi che governano il nostro territorio e a distinguere, con strumenti sempre più raffinati, tra situazioni innocue e segnali da monitorare.

La tomografia da rumore sismico, in particolare, apre una nuova stagione per lo studio del sottosuolo: poiché non richiede sorgenti artificiali, può essere applicata in modo continuo e su vaste aree, trasformando le reti di sensori già esistenti in un osservatorio permanente delle profondità terrestri. È un cambio di prospettiva che permette di studiare anche le aree apparentemente «quiete», quelle che non mostrano segni visibili in superficie ma che custodiscono, come la Toscana, sorprese geologiche di scala continentale. La scoperta ricorda che, sotto i paesaggi più tranquilli e familiari della Penisola, il pianeta continua a custodire energie immense e ancora in gran parte inesplorate.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te