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Squalo bianco filmato nel Mediterraneo: le prime immagini subacquee
L'8 giugno 2026 nello Stretto di Sicilia un team di volontari ha ripreso un grande squalo bianco adulto durante una pulizia dei fondali.

L'8 giugno 2026, nella Giornata mondiale degli Oceani, un gruppo di subacquei volontari ha realizzato quello che i biologi marini ritengono il primo filmato subacqueo di un grande squalo bianco adulto (Carcharodon carcharias) nel suo habitat naturale nel Mar Mediterraneo. L'incontro è avvenuto nello Stretto di Sicilia, tra Sicilia e Tunisia, mentre i sommozzatori erano impegnati a rimuovere reti fantasma da un relitto a circa 40 metri di profondità.
Come è avvenuto l'incontro
A immortalare lo squalo è stato Derk Remmers, volontario dell'organizzazione Ghost Diving, durante una spedizione coordinata dalla Fondazione Healthy Seas insieme alla SDSS (Society for the Doomed Sharks Study). Gli operatori stavano recuperando attrezzi da pesca abbandonati quando l'animale è emerso dall'oscurità. Le immagini, riprese in modo del tutto fortuito, sono state diffuse dalle principali testate italiane, tra cui Il Sole 24 Ore e l'Adnkronos.
Attenzione: non è la "prima volta" che si crede
Qui serve precisione, perché molti titoli sono stati fuorvianti. Il grande squalo bianco non è affatto una novità nel Mediterraneo: la specie frequenta il nostro mare da sempre, e lo Stretto di Sicilia è considerato da decenni una delle sue aree chiave per la riproduzione. Quello che rende eccezionale il filmato del 2026 è che si tratta della prima ripresa subacquea di un esemplare adulto vivo nel suo ambiente: la stragrande maggioranza delle prove precedenti proveniva da catture accidentali, spiaggiamenti o avvistamenti in superficie. Lo ha chiarito anche la testata scientifica Geopop, ricordando che esistono altri rari video, ma nessuno con queste caratteristiche.
Una popolazione antica e geneticamente unica
Gli squali bianchi del Mediterraneo costituiscono una popolazione geneticamente distinta e isolata da quelle oceaniche. Uno studio pubblicato su Biology Letters ha proposto che i loro antenati siano arrivati nel bacino dall'Oceano Pacifico, forse dall'Australia, circa 3,2 milioni di anni fa, restando poi intrappolati e differenziandosi nel tempo. Sono quindi un patrimonio biologico irripetibile.
Il problema è che questa popolazione è oggi tra le più minacciate al mondo. La Lista Rossa IUCN classifica il grande squalo bianco del Mediterraneo come gravemente compromesso, con un declino stimato fino al 90% negli ultimi decenni a causa della pesca accidentale e del degrado degli habitat. Vederne uno in salute, adulto e tranquillo, è una notizia tutt'altro che banale.
Reti fantasma e DNA nell'acqua
L'aspetto più interessante è il contesto. La missione non cercava squali: stava ripulendo il fondale dalle reti fantasma, gli attrezzi da pesca abbandonati che continuano a uccidere pesci, tartarughe e cetacei per anni. Parallelamente, il team ha raccolto campioni di DNA ambientale (eDNA), una tecnica che permette di rilevare la presenza di una specie analizzando le tracce genetiche che essa rilascia nell'acqua, senza nemmeno doverla vedere.
Incrociando il filmato con i campioni di eDNA, i ricercatori potranno definire con maggiore precisione dove e quando i grandi squali bianchi frequentano lo Stretto di Sicilia. Un incontro nato per caso, durante un'operazione di pulizia, potrebbe così trasformarsi in un tassello prezioso per proteggere uno dei predatori più iconici e fragili del nostro mare.
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