Animali
Antechinus stuartii: il piccolo marsupiale che muore di sesso dopo due settimane di accoppiamenti continui
Quattordici ore di copula consecutive, poi il collasso del sistema immunitario. È l'unico mammifero in cui tutti i maschi muoiono dopo la prima (e unica) stagione riproduttiva. Lo studio Fisher 2013 su PNAS spiega perché.

In una foresta di eucalipti del Queensland, ogni inizio agosto succede qualcosa che la biologia non ha ancora finito di spiegare. Decine di piccoli marsupiali appena maggiorenni — lunghi dieci centimetri, somiglianti a un topo dal pelo grigio-bruno — si lanciano in un'orgia di accoppiamenti che dura due settimane. Sono Antechinus stuartii, l'antechino bruno. Al termine della stagione tutti i maschi della popolazione, senza eccezione, sono morti. Esauriti, ulcerati, immunodepressi, sanguinanti dal naso. È l'unico caso documentato di semelparità obbligata nei mammiferi: una sola riproduzione in tutta la vita, seguita dalla morte programmata. Le femmine, invece, possono vivere fino a tre anni e riprodursi due volte.
14 ore di copula, poi il crollo
L'antechino bruno è un piccolo dasiuride endemico dell'Australia orientale, dal Queensland sud-orientale al New South Wales. Si nutre di insetti, pesa una trentina di grammi, e per undici mesi all'anno vive una vita ordinaria. Poi arriva la stagione riproduttiva, brevissima, fra agosto e settembre. I maschi smettono di produrre nuovi spermatozoi (la spermatogenesi si arresta circa cinque settimane prima): per tutta la stagione useranno la quantità accumulata. E la useranno con un'intensità sconcertante: ciascun accoppiamento può durare fino a 14 ore di copula continua, e ogni maschio cerca di fecondare quante più femmine possibile.
Lo stress fisiologico è enorme. I livelli di testosterone e cortisolo salgono a valori altissimi e — ed è qui che si vede la firma evolutiva — il meccanismo di retroazione che normalmente li frena si rompe. Il cortisolo non viene più riassorbito e degradato, raggiunge concentrazioni tossiche: il sistema immunitario collassa, le ulcere gastrointestinali si aprono, il pelo cade, sopravvengono infezioni opportunistiche. Tutti i maschi muoiono nei dieci-quindici giorni successivi alla fine della stagione. National Geographic ha riassunto in modo accessibile l'intero ciclo.

Perché la selezione naturale premia il suicidio
Una strategia che uccide tutti i maschi prima del secondo anno di vita è, in apparenza, suicida. Perché la selezione naturale la preserva da almeno 10 milioni di anni? La risposta più convincente è stata pubblicata su PNAS il 7 ottobre 2013 da Diana Fisher dell'University of Queensland e collaboratori. Il loro studio, Sperm competition drives the evolution of suicidal reproduction in mammals, ha confrontato 52 specie di marsupiali correlando intensità della semelparità, lunghezza della stagione riproduttiva, sincronizzazione delle femmine in estro e parametri ambientali. Il risultato: nelle popolazioni in cui la finestra riproduttiva è estremamente compressa e tutte le femmine entrano in estro contemporaneamente, la competizione spermatica esplode.
La logica evolutiva è cinica e precisa. Se il maschio può accoppiarsi solo per due settimane all'anno e ogni femmina si accoppia con una decina di maschi, il successo riproduttivo si misura nella quantità di sperma rilasciato. Conviene investire tutto nella prima stagione, anche a costo di morire: i geni dei maschi «conservativi» (che cercano di sopravvivere per riprodursi di nuovo) vengono spazzati via dai geni dei maschi «kamikaze» che fanno più figli prima di crollare. È il motivo per cui i testicoli dell'antechino, in proporzione, sono fra i più grandi del regno mammifero.
Una stagione che si accorcia
L'evoluzione della semelparità è legata al clima. Lo studio di Fisher mostra che, man mano che gli antenati degli antechini colonizzavano latitudini più temperate, l'abbondanza dei loro insetti-prede diventava più stagionale: gli inverni magri imponevano una nascita primaverile, quindi una gravidanza calibrata, quindi accoppiamenti tutti concentrati nello stesso momento. Più la finestra si accorciava, più la competizione spermatica si intensificava, più la semelparità si rinforzava. È un esempio scolastico di evoluzione di un comportamento attraverso una pressione selettiva indiretta.

Le femmine, soprattutto, in trincea
Le femmine non muoiono dopo l'accoppiamento, ma sopportano un carico altrettanto duro. Una singola cucciolata può contenere fino a 12 piccoli, ognuno dei quali nasce dopo soli 26 giorni di gestazione, neonato di appena qualche millimetro che deve risalire lungo il pelo materno fino alla tasca marsupiale (in Antechinus la tasca è poco sviluppata) per attaccarsi ai capezzoli. Diversi studi genetici hanno dimostrato che i cuccioli di una stessa nidiata hanno padri multipli — fino a sei in alcuni casi — confermando che la femmina si accoppia con più maschi in successione e che la competizione fra spermatozoi avviene letteralmente dentro il suo apparato riproduttivo. Il riferimento è lo studio del 2006 di Andrew Kraaijeveld pubblicato su Journal of Evolutionary Biology.
Una nuova specie scoperta nel 2023
La famiglia degli antechini continua a sorprendere: nel 2023 i ricercatori della Queensland University of Technology hanno descritto sulle Tablelands del Queensland una nuova specie, Antechinus mysticus nera, riconoscibile per il muso più appuntito. Esistono almeno quindici specie note di antechini, ognuna con strategie riproduttive simili. Il genere è uno degli emblemi della biodiversità marsupiale australiana, e dal 2016 è anche al centro di un acceso dibattito conservazionistico: l'antechino di Mount Bartle Frere è in pericolo di estinzione per la diffusione del gatto selvatico introdotto.
Cosa ci insegnano gli antechini
Per la biologia evolutiva, l'antechino bruno è una sorta di laboratorio vivente. Mostra come una pressione ecologica (la stagionalità delle prede) possa, in pochi milioni di anni, riscrivere completamente l'ormonologia di un mammifero. Per la medicina, le ricerche su questi animali si stanno orientando sul meccanismo del crollo del cortisolo: comprendere perché la regolazione fallisce in modo così netto potrebbe avere ricadute sullo studio dello stress cronico nell'uomo. Lo segnala anche la rassegna su CBC News.
Per il visitatore casuale di un parco nazionale australiano, infine, l'antechino è invisibile. Notturno, schivo, alto pochi centimetri sopra il sottobosco. Eppure, ad agosto, la sua corsa al suicidio è una delle storie più estreme che la natura conosca. Una vita intera condensata in due settimane di amore feroce.
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