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Gli elefanti si chiamano per nome: lo studio del 2024 che lo dimostra

Ricercatori in Kenya hanno scoperto che gli elefanti africani usano richiami specifici per ogni individuo, senza imitarne il verso: una capacità finora nota solo nell'uomo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Branco di elefanti africani che attraversa la savana al tramonto
Branco di elefanti africani che attraversa la savana al tramonto

Avere un nome proprio, un suono che identifica un individuo specifico e nessun altro, sembrava una prerogativa quasi esclusivamente umana. Eppure uno studio pubblicato nel 2024 ha aggiunto un nome importante alla lista degli animali capaci di farlo: l'elefante africano. La ricerca, condotta in Kenya, ha mostrato che questi pachidermi si rivolgono l'uno all'altro usando richiami specifici per ogni destinatario, una sorta di nome proprio sonoro. E lo fanno in un modo che li rende ancora più simili a noi.

Quattro anni di ascolto nella savana

Il lavoro, intitolato "African elephants address one another with individually specific name-like calls" e pubblicato su Nature Ecology & Evolution, è stato guidato da Michael Pardo, ricercatore della Colorado State University e dell'organizzazione Save the Elephants, insieme a George Wittemyer e Joyce Poole. Il team ha registrato i cosiddetti rumble, i richiami a bassa frequenza usati dagli elefanti per comunicare a distanza, durante quattro anni di osservazioni nel Samburu National Reserve, nel nord del Kenya, e nel Parco nazionale di Amboseli, a sud.

In totale gli studiosi hanno analizzato circa 470 richiami emessi da 101 elefanti diversi e indirizzati a 117 destinatari. Utilizzando algoritmi di machine learning, hanno scoperto che dalla sola struttura acustica di un richiamo era possibile prevedere, meglio del caso, a quale individuo fosse rivolto. In altre parole, ogni elefante riceveva chiamate che contenevano un "etichetta" sonora a lui dedicata.

Due elefanti africani vicini in un ambiente di savana erbosa
Gli elefanti comunicano a distanza con richiami a bassa frequenza chiamati rumble. Credit: Willemijn Doelman / Pexels.

La prova del nove: il test di playback

La scoperta più convincente è arrivata dagli esperimenti di riproduzione sonora (playback). I ricercatori hanno fatto ascoltare a singoli elefanti delle registrazioni: alcune contenevano il richiamo originariamente indirizzato proprio a loro, altre erano destinate a un compagno diverso. Il risultato è stato netto. Come riassume il comunicato della Colorado State University, gli animali rispondevano in modo molto più energico - avvicinandosi all'altoparlante o rispondendo a loro volta - quando sentivano il "proprio nome", mentre reagivano con minore interesse ai richiami pensati per altri.

Perché è diverso da delfini e pappagalli

Non è la prima volta che si osservano "nomi" nel regno animale: i delfini tursiopi, per esempio, usano fischi caratteristici. Ma c'è una differenza cruciale. Delfini e pappagalli tendono a chiamare un compagno imitando il suono che quel compagno produce, un po' come se ci chiamassimo a vicenda rifacendo il verso. Gli elefanti, invece, sembrano fare qualcosa di più sofisticato: come spiega Save the Elephants, il nome non è un'imitazione del richiamo del destinatario, ma un'etichetta arbitraria, esattamente come avviene con i nomi propri umani.

Questa caratteristica, definita dagli scienziati referenza arbitraria, è considerata un segno di pensiero astratto: significa associare un suono convenzionale a un individuo, senza che il suono assomigli a ciò che rappresenta. È uno dei mattoni fondamentali del linguaggio umano.

Cucciolo di elefante accanto a un adulto in un ambiente naturale
Gli elefanti hanno legami sociali complessi e una memoria straordinaria. Credit: Roger Brown / Pexels.

Una finestra sulla mente degli elefanti

La scoperta non sorprende del tutto chi studia questi animali. Gli elefanti vivono in società matriarcali complesse, hanno una memoria prodigiosa, mostrano comportamenti che ricordano il lutto e sono capaci di cooperazione raffinata. La presenza di nomi propri si inserisce in questo quadro di intelligenza sociale evoluta e suggerisce che la capacità di etichettare gli individui possa essere emersa in modo indipendente in specie molto lontane tra loro, ogniqualvolta servono relazioni durature e a lungo raggio.

Come hanno sottolineato gli autori in numerose interviste riprese da testate come Phys.org, restano molte domande aperte: quanti nomi conosce un singolo elefante? Si danno nomi anche ai cuccioli appena nati? E soprattutto, la struttura di questi richiami potrebbe un giorno permetterci, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, di "tradurre" almeno in parte la loro comunicazione? Ogni risposta, oltre a soddisfare la nostra curiosità, ha un valore concreto: comprendere meglio gli elefanti significa anche proteggerli con più efficacia, in un'epoca in cui bracconaggio e perdita di habitat ne minacciano la sopravvivenza.

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