Animali
La danza delle api: come un insetto indica ai compagni dove trovare il cibo
Karl von Frisch decifrò il codice con cui le bottinatrici comunicano direzione e distanza di un fiore.

Nel buio di un alveare, un'ape esploratrice appena tornata da un campo fiorito si mette a danzare. Vibra l'addome, percorre una breve linea retta, torna indietro descrivendo un semicerchio, ripete dall'altro lato disegnando un otto. Le compagne la circondano, la toccano con le antenne, "leggono" il movimento. Pochi minuti dopo, decine di api volano dritte verso un fiore che non hanno mai visto, a centinaia di metri di distanza. Hanno appena ricevuto, codificate in una danza, le coordinate del cibo.
La danza dell'addome delle api (in inglese waggle dance) è uno degli esempi più sofisticati di comunicazione simbolica nel regno animale. A decifrarla fu l'etologo austriaco Karl von Frisch, in decenni di pazienti osservazioni che gli valsero il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 1973, condiviso con Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen, padri fondatori dell'etologia.
Un linguaggio fatto di angoli e tempo
Il genio della danza sta nella sua precisione. La parte centrale, la corsa dell'addome in linea retta, contiene due informazioni distinte:
- La direzione del cibo è indicata dall'angolo della corsa rispetto alla verticale del favo. Poiché l'alveare è buio e i favi sono verticali, l'ape usa la gravità come riferimento: l'alto rappresenta la posizione del Sole. Se la corsa punta dritta verso l'alto, il cibo è nella direzione del sole; se è inclinata di 40 gradi a destra, le bottinatrici dovranno volare a 40 gradi a destra del sole.
- La distanza è codificata nella durata della corsa: più a lungo l'ape vibra l'addome, più lontana è la fonte. A grandi linee, circa un secondo di danza corrisponde a un chilometro di volo.
Per le fonti molto vicine all'alveare, l'ape esegue invece una più semplice danza circolare, che segnala "cibo nei dintorni" senza specificare la direzione. La danza include persino una correzione per il movimento del sole nel cielo: se un'ape danza a lungo, aggiorna gradualmente l'angolo per compensare lo spostamento dell'astro.

La prova del radar
Per anni alcuni scienziati dubitarono che le api seguissero davvero le istruzioni della danza, sospettando che si orientassero piuttosto sull'odore. La conferma definitiva arrivò nel 2005, quando un gruppo guidato da Joe Riley applicò minuscoli transponder radar sul dorso delle api per tracciarne il volo. Lo studio, pubblicato su Nature, dimostrò che le bottinatrici reclutate dalla danza volavano esattamente nella direzione e per la distanza indicate, deviando solo alla fine per cercare l'odore del fiore. La danza, insomma, è una vera mappa vettoriale.
Una danza che si impara
Si è a lungo creduto che la capacità di danzare fosse interamente innata. Ma una ricerca pubblicata su Science nel 2023 ha mostrato che le api imparano a danzare meglio osservando le compagne più esperte: le giovani allevate senza modelli adulti producevano danze più imprecise, con errori nella codifica della distanza che si trascinavano per tutta la vita. È una forma di trasmissione culturale, finora ritenuta esclusiva di animali dal cervello molto più grande.
Dialetti, sciami e democrazia delle api
La danza non serve solo a indicare il cibo. Quando una colonia diventa troppo affollata e una parte dello sciame deve cercare una nuova casa, le api esploratrici usano lo stesso linguaggio per segnalare i potenziali siti di nidificazione, e attraverso una sorta di "votazione" danzata la colonia sceglie collettivamente la cavità migliore. È un processo decisionale democratico, studiato a fondo dall'etologo Thomas Seeley, in cui nessuna ape comanda: il singolo insetto, da solo, non saprebbe scegliere, ma è la somma delle danze a produrre una decisione intelligente.
Esistono persino dei "dialetti": von Frisch aveva notato che specie e popolazioni diverse di api codificano la distanza con tempi di danza leggermente differenti, come accenti regionali di una stessa lingua. Questa precisione ha un valore pratico anche per noi: misurando le danze di un alveare, i ricercatori possono ricostruire dove le api stanno andando a bottinare. Uno studio pubblicato su Current Biology nel 2014 ha "decodificato" migliaia di danze per mappare i paesaggi preferiti dalle api, scoprendo quanto siano importanti per loro le aree naturali rispetto ai terreni agricoli intensivi. La danza è così diventata uno strumento per studiare la salute degli ambienti.
Vale la pena ricordare quanto fu ardita, all'epoca, l'interpretazione di von Frisch. Negli anni Quaranta sostenere che un insetto comunicasse informazioni astratte come direzione e distanza sembrava quasi un'eresia: molti ritenevano gli insetti semplici automi guidati dall'istinto. Von Frisch arrivò alle sue conclusioni marcando singole api con puntini di colore e seguendone i comportamenti uno per uno, in anni di osservazioni meticolose. La sua intuizione fu così rivoluzionaria che, al momento del Nobel, l'Accademia svedese sottolineò come avesse aperto "un mondo sensoriale" fino ad allora insospettato.
Oggi la danza delle api interessa anche gli ingegneri: i suoi principi di comunicazione efficiente e di decisione collettiva ispirano algoritmi per coordinare sciami di robot e flotte di droni, in cui tanti agenti semplici devono accordarsi senza un comando centrale.
Che un insetto con un cervello grande come un seme di sesamo possa comunicare ai simili la posizione di un oggetto distante, usando un sistema di riferimento basato sul sole e correggendolo nel tempo, resta una delle meraviglie della biologia. La danza delle api ci ricorda che l'intelligenza, in natura, non si misura in grammi di cervello, ma in quello che un cervello — anche minuscolo — riesce a fare.
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