Animali
I bombi giocano davvero: 45 Bombus terrestris fanno rotolare palline di legno (e tornano per rifarlo)
Pubblicato su Animal Behaviour nell'ottobre 2022, lo studio del Chittka Lab di Londra è la prima dimostrazione sperimentale di gioco oggettuale in un insetto

L'idea che un insetto possa giocare sembra una violazione di tutto quello che a scuola ci raccontano: il gioco è cosa da cuccioli di gatto, da cuccioli di cane, da delfini, al massimo da scimmie. Insetti, no. Eppure il 19 ottobre 2022, sulla rivista Animal Behaviour, un team della Queen Mary University of London guidato dal neuroetologo Lars Chittka ha pubblicato uno studio dal titolo, perfettamente serio, «Do bumble bees play?». La risposta, dopo due esperimenti, è un sì con tutte le cautele del metodo scientifico.
L'esperimento: una pista, due percorsi, qualche pallina
L'allestimento era apparentemente banale. I ricercatori posizionarono 45 esemplari di Bombus terrestris, il bombo terrestre comune in Europa, in un'arena rettangolare lunga circa 50 cm. Da un lato c'era il nido. Dall'altro, sempre disponibili, una mangiatoia con acqua zuccherata e granelli di polline. Tra i due, il bombo poteva scegliere due percorsi: un corridoio rettilineo e libero, oppure una deviazione che passava attraverso un'area piena di palline di legno colorate dal diametro di 9 mm, libere di rotolare.
La scoperta è che molti dei 45 bombi non andavano dritti al cibo. Si fermavano nell'area delle palline e le facevano rotolare con le zampe e con la testa, per minuti interi. Singoli individui hanno ripetuto il gesto da 1 a 117 volte nel corso dei 18 giorni di osservazione. Secondo lo studio, riportato dal comunicato ufficiale Queen Mary, l'eta degli esemplari condizionava il comportamento: i bombi più giovani giocavano di più, esattamente come i mammiferi nei loro primi mesi di vita.

Il secondo esperimento: il giallo o il blu?
Una volta visto il comportamento, i ricercatori dovevano dimostrare che fosse davvero volontario e non casuale. Hanno preso 42 bombi diversi e li hanno esposti a due camere collegate al nido: una camera di colore giallo, dotata di palline mobili; una camera blu, vuota. Dopo qualche giorno di esposizione, hanno rimosso le palline da entrambe le camere e lasciato che i bombi scegliessero liberamente. Risultato: gli insetti tornavano nella camera che era stata associata alle palline, anche se ora era vuota. In termini di apprendimento comportamentale, equivale a dire che i bombi avevano associato il colore di quella camera a un'esperienza positiva.
Cinque criteri etologici, tutti rispettati
Perché un comportamento sia classificato come «gioco», gli etologi (a partire da Gordon Burghardt, autore del manuale di riferimento The Genesis of Animal Play) richiedono cinque condizioni. Lo studio del Chittka Lab le ha verificate una a una:
- Non immediatamente utile alla sopravvivenza: rotolare palline non procura cibo né serve all'accoppiamento.
- Intrinsecamente piacevole: i bombi tornano da soli a farlo, anche dopo essere stati nutriti.
- Diverso, in forma, dai comportamenti funzionali: non assomiglia né alla raccolta di nettare né alla manipolazione di materiale per il nido.
- Ripetuto ma non stereotipato: ogni episodio è leggermente diverso (palline diverse, durate diverse, configurazioni delle zampe diverse).
- Avviene in condizioni di basso stress: nessuno dei bombi era affamato, ferito o sotto minaccia.
Chi è Lars Chittka, lo «psicologo delle api»
Lars Chittka è un neuroetologo tedesco, dal 2003 professore di Sensorial Ecology e Behaviour al Queen Mary College di Londra. Nel suo libro The Mind of a Bee (Princeton University Press, 2022), Chittka raccoglie quindici anni di esperimenti che hanno via via dimostrato nei suoi laboratori capacità che la letteratura classica negava agli insetti: il conteggio fino a quattro, l'apprendimento per osservazione da conspecifici, l'uso di strumenti, il riconoscimento di volti umani in fotografia. Il suo Chittka Lab è uno dei centri di riferimento mondiali nello studio della cognizione degli insetti sociali.
Cervelli minuscoli, comportamenti sorprendenti
Il cervello di un bombo è un puntino di poco più di un millimetro di lato e contiene circa un milione di neuroni: cinque ordini di grandezza meno dell'85 miliardi dell'uomo. Eppure quel milione è sufficiente, secondo Chittka, per fenomeni che richiamano sentimenti di base. In un altro celebre esperimento, riportato dalla rivista ScienceAlert, lo stesso laboratorio aveva dimostrato che i bombi, dopo aver ricevuto inaspettatamente una ricompensa zuccherata, mostrano comportamenti riconducibili all'ottimismo: cercano nuove fonti di cibo più rapidamente di un gruppo di controllo.

Perché conta, anche fuori dal laboratorio
Il risultato non è solo curiosità etologica. Riconoscere il gioco in un insetto significa accettare che la capacità di provare stati emotivi positivi — comunque la si voglia chiamare — non sia un'esclusiva dei vertebrati. Ha implicazioni anche pratiche: l'Unione Europea e diversi Paesi stanno già discutendo regole più severe per il benessere degli invertebrati negli allevamenti commerciali e nella sperimentazione, includendo cefalopodi (già tutelati nel 2010) e ora, possibilmente, anche gli insetti sociali. Come ha sintetizzato Samadi Galpayage, prima autrice dello studio, in un'intervista a Scientific American: «Se accettiamo che un cucciolo di cane gioca, e accettiamo i criteri etologici per definire il gioco, allora dobbiamo accettarlo anche per i bombi».
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



