Animali
Il 'sudore di sangue' dell'ippopotamo: crema solare e antibiotico naturale
La misteriosa secrezione rossa non è sangue né sudore: protegge dai raggi UV e dai batteri.

Gli antichi credevano che l'ippopotamo, quando si surriscaldava, "sudasse sangue". Guardandolo uscire dall'acqua sotto il sole africano, in effetti, sembra ricoperto da un velo rossastro che cola lungo la pelle spessa. Per secoli il fenomeno è rimasto avvolto nel mistero. Oggi sappiamo che non si tratta né di sangue né di vero sudore, ma di una sostanza unica nel regno animale: una sorta di crema solare e antibiotico naturale prodotta dal corpo stesso dell'animale.
Un gigante con un problema di pelle
L'ippopotamo (Hippopotamus amphibius) trascorre gran parte della giornata immerso nei fiumi e nelle pozze d'acqua dell'Africa subsahariana, e per ottime ragioni. La sua pelle, quasi del tutto priva di peli e di ghiandole sudoripare normali, è straordinariamente delicata: si secca rapidamente all'aria e si screpola sotto il sole equatoriale. Inoltre, vivendo in acque spesso stagnanti e ricche di batteri, e azzuffandosi frequentemente con altri esemplari, l'ippopotamo riporta continuamente graffi e ferite che potrebbero facilmente infettarsi.
Eppure questi animali, nonostante le ferite e l'esposizione ai raggi ultravioletti, di rado mostrano scottature o infezioni cutanee gravi. Il segreto è proprio quella misteriosa secrezione rossa, che gli scienziati hanno a lungo desiderato analizzare ma che era difficile da raccogliere senza che si decomponesse rapidamente.
La scoperta dei due pigmenti
La svolta è arrivata da un gruppo di ricercatori giapponesi che, all'inizio degli anni Duemila, riuscì a raccogliere e analizzare la secrezione fresca di alcuni ippopotami. I risultati, descritti in uno studio pubblicato su Nature nel 2004 da Yoko Saikawa, Kimiko Hashimoto e colleghi, rivelarono che il "sudore rosso" contiene due pigmenti del tutto nuovi per la scienza, mai trovati in nessun altro organismo: una sostanza rossa, battezzata acido ipposudorico, e una arancione, l'acido noripposudorico.
La cosa più affascinante è che questi composti non sono affatto rossi quando vengono secreti: la secrezione è inizialmente incolore e appiccicosa, e assume la caratteristica tinta rossastra solo dopo qualche minuto, man mano che i pigmenti si formano per reazione chimica all'aria. È per questo che agli osservatori sembra che l'animale "sanguini" dalla pelle.
Crema solare e disinfettante in uno
Le analisi hanno mostrato che i due pigmenti svolgono funzioni straordinarie. L'acido ipposudorico, quello rosso, ha una spiccata azione antibatterica: inibisce la crescita di diversi batteri patogeni, agendo come un disinfettante naturale sulle continue ferite dell'animale. Entrambi i composti, inoltre, assorbono efficacemente la radiazione ultravioletta nella regione dannosa per la pelle, comportandosi come una vera e propria protezione solare biologica.
In altre parole, l'ippopotamo produce dal proprio corpo una sostanza che è contemporaneamente crema solare e antibiotico, perfettamente calibrata per le sfide del suo ambiente. È una soluzione evolutiva elegante a due problemi che, per un gigante glabro che vive tra acqua e sole cocente, sarebbero altrimenti molto pericolosi. Curiosamente, i pigmenti hanno anche una stabilità che li rende interessanti per i chimici, e diversi studi hanno indagato la possibilità di ispirarsi a queste molecole per sviluppare nuovi filtri solari o agenti antimicrobici.
Non chiamatelo sudore
Vale la pena chiarire un equivoco diffuso: nonostante venga comunemente chiamata "sudore di sangue", la secrezione dell'ippopotamo non è sudore in senso fisiologico. L'animale, infatti, non possiede le ghiandole sudoripare tipiche dei mammiferi e non usa questo fluido per raffreddarsi tramite evaporazione, come facciamo noi. Si tratta piuttosto di una secrezione prodotta da ghiandole speciali della pelle, con funzione protettiva.
L'ippopotamo, del resto, non finisce mai di sorprendere: nonostante l'aspetto pacifico e goffo, è considerato uno degli animali più pericolosi dell'Africa, capace di scatti rapidissimi e di una potenza notevole. Recenti ricerche hanno persino mostrato che, correndo, può per un istante staccare tutte e quattro le zampe da terra, una piccola "fase di volo" inattesa per un colosso che può superare la tonnellata e mezza. Dietro la sua mole tranquilla si nasconde, insomma, una biochimica raffinata: un gigante che si è inventato la propria crema solare milioni di anni prima che la inventassimo noi.
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