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Perché la zebra ha le strisce? La risposta è negli insetti

Non camuffamento né predatori: le righe servono soprattutto a respingere tafani e mosche.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Zebre nella savana africana con i caratteristici manti a strisce bianche e nere
Zebre nella savana africana con i caratteristici manti a strisce bianche e nere

È una delle domande più antiche e apparentemente innocenti della biologia: perché la zebra ha le strisce? Per oltre un secolo naturalisti del calibro di Charles Darwin e Alfred Russel Wallace hanno discusso animatamente sul significato di quel manto a righe bianche e nere. Le ipotesi proposte sono state tante e fantasiose, ma solo negli ultimi anni la scienza ha individuato una risposta sorprendente e ben supportata dai dati: le strisce servono soprattutto a tenere lontane le mosche.

Un secolo di ipotesi

Le spiegazioni avanzate nel tempo sono almeno cinque. La più intuitiva è il camuffamento: le righe confonderebbero i predatori, specialmente nell'erba alta o nella luce tremolante della savana. Una seconda ipotesi sostiene che, quando le zebre corrono in gruppo, il vorticare delle strisce crei un "effetto abbagliante" che disorienta leoni e iene, rendendo difficile concentrarsi su un singolo individuo. Altri hanno proposto funzioni di termoregolazione, ipotizzando che le bande chiare e scure generino microcorrenti d'aria capaci di raffreddare l'animale, oppure un ruolo sociale, per il riconoscimento reciproco tra membri del branco.

Per decenni queste idee sono rimaste in competizione, senza prove decisive. La svolta è arrivata quando i ricercatori hanno smesso di dibattere in astratto e hanno iniziato a misurare sistematicamente i fatti.

Branco di zebre nella savana africana con i manti striati
Per oltre un secolo le strisce delle zebre hanno alimentato ipotesi su camuffamento, predatori e termoregolazione. Credit: Pixabay.

L'indagine decisiva

Il lavoro più importante porta la firma del biologo Tim Caro, dell'Università della California a Davis. In uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2014, Caro e i suoi colleghi confrontarono la distribuzione geografica delle diverse specie e sottospecie di equidi striati con una serie di fattori ambientali: presenza di predatori, temperatura, copertura vegetale e diffusione degli insetti ematofagi, cioè quelli che si nutrono di sangue, come tafani e mosche tse-tse.

Il risultato fu netto: l'unico fattore che corrispondeva costantemente alla presenza delle strisce era la diffusione di questi insetti pungenti. Le zebre più striate vivono proprio nelle zone dove tafani e mosche sono più aggressivi e dove le malattie che trasmettono sono più pericolose. Le ipotesi del camuffamento, della confusione dei predatori e della socialità non reggevano al confronto con i dati.

Perché le mosche odiano le righe

Restava da capire come le strisce respingano gli insetti. A chiarirlo è stato un successivo esperimento sul campo, condotto da Caro insieme alla biologa Martin How e pubblicato nel 2019 sulla rivista PLOS ONE. I ricercatori osservarono il comportamento dei tafani attorno a cavalli normali e a cavalli ricoperti da mantelli a strisce. Scoprirono che gli insetti si avvicinavano in egual misura, ma faticavano enormemente ad atterrare sulle superfici rigate: invece di rallentare e posarsi dolcemente, sbattevano contro l'animale o viravano all'ultimo momento, spesso senza riuscire a pungere.

L'ipotesi è che le righe ad alto contrasto interferiscano con il sistema visivo degli insetti durante la fase di atterraggio, ingannando la loro percezione del movimento e della distanza. Meno punture significano meno sangue perso e, soprattutto, minore rischio di contrarre infezioni mortali. In un ambiente dove gli insetti ematofagi sono un flagello, una difesa anche parziale può fare la differenza tra la vita e la morte, e nel corso dell'evoluzione ha favorito gli individui più striati.

Zebra fotografata da vicino con il dettaglio del manto a strisce bianche e nere
Le righe ad alto contrasto disturbano l'atterraggio dei tafani, riducendo le punture e le malattie trasmesse. Credit: Pixabay.

Una lezione di metodo scientifico

Vale la pena notare che le diverse ipotesi non si escludono del tutto: alcuni studi suggeriscono che le strisce possano avere anche modesti effetti secondari sulla temperatura corporea. Ma la funzione principale, quella che spiega dove e quanto le zebre sono striate, è la difesa dagli insetti. È un esempio illuminante di come la scienza proceda: non scegliendo l'ipotesi più suggestiva, ma quella che resiste meglio al confronto con le osservazioni.

La curiosità ha avuto perfino un risvolto pratico. Ispirandosi alle zebre, alcuni ricercatori hanno provato a dipingere strisce bianche sul manto scuro di mucche da allevamento: i risultati, riportati in studi giapponesi, hanno mostrato una riduzione significativa delle punture di insetti rispetto agli animali non dipinti. Una soluzione semplice e a basso costo che potrebbe ridurre l'uso di pesticidi. Così, una domanda che sembrava buona solo per i bambini — "perché la zebra è a righe?" — si è rivelata una porta verso l'ecologia, l'evoluzione e perfino l'allevamento sostenibile.

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