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Turritopsis dohrnii: la piccola medusa che inverte il proprio tempo

Viaggio nella biologia della medusa immortale, dalla scoperta italiana al genoma del 2022

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Medusa luminescente che fluttua nelle acque scure dell'oceano
Medusa luminescente che fluttua nelle acque scure dell'oceano

La Turritopsis dohrnii, una piccola medusa di appena 4,5 millimetri di diametro, si è guadagnata un soprannome straordinario: la medusa immortale. A renderla unica nel regno animale non è la sua minuscola taglia, ma una capacità che sembra uscita da un racconto di fantascienza: quando viene ferita, affamata o sottoposta a stress ambientale, questo cnidario può invertire il proprio ciclo vitale e tornare allo stadio giovanile di polipo, per poi ricominciare a crescere. È l'unico esempio conosciuto di un animale complesso capace di riavvolgere il nastro del proprio invecchiamento, un fenomeno che chiamiamo immortalità biologica.

Medusa traslucida che nuota in acque profonde di colore blu intenso
Le meduse appartengono al phylum degli cnidari, lo stesso della Turritopsis dohrnii. Foto: Leon Aschemann / Pexels.

Una scoperta nata per caso in Italia

La storia scientifica di questa medusa comincia sulla costa ligure. Nel 1988, lo studente di biologia marina tedesco Christian Sommer raccolse alcuni esemplari nei pressi di Rapallo, mentre lavorava insieme a Giorgio Bavestrello dell'Università di Genova. Osservando gli organismi in laboratorio, i ricercatori notarono qualcosa di sconcertante: meduse adulte che, invece di morire, regredivano allo stadio di polipo. Negli anni successivi furono soprattutto gli studi di Ferdinando Boero e Stefano Piraino dell'Università del Salento, a Lecce, a documentare e descrivere in dettaglio questa inversione del ciclo vitale, portando la Turritopsis all'attenzione della comunità scientifica internazionale.

Originaria del Mar Mediterraneo, la specie si è poi diffusa, probabilmente attraverso le acque di zavorra delle navi, in molti mari del mondo, dai Caraibi al Giappone. Per approfondire la sua biologia si possono consultare le risorse del Natural History Museum di Londra e gli articoli divulgativi del National Geographic.

Che cosa significa davvero transdifferenziazione

Il meccanismo che permette questo ringiovanimento si chiama transdifferenziazione. In condizioni normali, una cellula specializzata di un organismo adulto resta tale: una cellula muscolare rimane muscolare. Nella Turritopsis dohrnii, invece, le cellule già differenziate riescono a trasformarsi in tipi cellulari completamente diversi. La medusa adulta si contrae, si deposita sul fondo e i suoi tessuti si riorganizzano in una cisti, dalla quale emerge un nuovo polipo. Da quel polipo gemmeranno poi nuove meduse, geneticamente identiche all'originale.

È fondamentale chiarire un equivoco diffuso: immortalità biologica non significa invulnerabilità. La medusa immortale non vive per sempre in senso letterale. Può essere divorata da un predatore, ammalarsi, soccombere a un'infezione o non sopravvivere se le condizioni ambientali sono troppo avverse. Ciò che la rende eccezionale è l'assenza di una morte programmata per senescenza: in teoria, finché resta indenne, può ripetere il ciclo all'infinito.

L'invecchiamento, per la maggior parte degli animali, è una strada a senso unico. La Turritopsis dohrnii è l'unica nota a poterla percorrere in entrambe le direzioni.

Il genoma decifrato nel 2022

Una svolta nella comprensione del fenomeno è arrivata nel 2022, quando la rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha pubblicato uno studio di genomica comparata firmato da Maria Pascual-Torner, Carlos López-Otín e colleghi dell'Università di Oviedo, in Spagna. Il team ha sequenziato il genoma della Turritopsis dohrnii e lo ha confrontato con quello della specie sorella Turritopsis rubra, che invece non è in grado di invertire il proprio ciclo vitale.

Il confronto ha rivelato che la medusa immortale possiede circa il doppio dei geni associati alla riparazione e protezione del DNA rispetto alla cugina mortale, oltre a varianti nei geni che regolano la divisione cellulare, il mantenimento dei telomeri e l'ambiente redox. Durante l'inversione del ciclo, i ricercatori hanno osservato il silenziamento di bersagli del complesso repressivo Polycomb 2 e l'attivazione di geni della pluripotenza, paragonabili ai cosiddetti fattori di Yamanaka usati per riprogrammare le cellule dei mammiferi. Lo studio completo è disponibile sul sito di PNAS; un genoma indipendente è stato inoltre pubblicato nello stesso anno su DNA Research da un gruppo giapponese del Kazusa DNA Research Institute.

Perché non è come l'axolotl o la talpa senza pelo

La Turritopsis viene spesso accostata ad altri animali celebri per le loro capacità rigenerative o per la longevità, ma le differenze sono nette. L'axolotl, l'anfibio messicano, è famoso per rigenerare arti, organi e perfino porzioni di cervello, ma non ringiovanisce: una zampa ricresciuta non riavvolge l'età dell'animale. La talpa senza pelo (heterocephalus glaber), roditore africano che vive fino a oltre 30 anni, mostra una resistenza eccezionale al cancro e un invecchiamento lentissimo, ma resta soggetta a senescenza e morte naturale.

La medusa immortale fa qualcosa di concettualmente diverso: non ripara né rallenta, bensì inverte il proprio sviluppo, riportando l'intero organismo a uno stadio precedente della vita. È questa ricostruzione del corpo a partire da cellule riprogrammate a renderla un modello prezioso per la ricerca sull'invecchiamento. Approfondimenti enciclopedici sono consultabili sulla Treccani alla voce cnidari.

Una promessa, non una pozione magica

Gli scienziati sono i primi a invitare alla prudenza. Capire come una medusa lunga pochi millimetri riesca a riavvolgere il proprio orologio biologico potrebbe, in futuro, illuminare i meccanismi cellulari della rigenerazione umana e delle malattie legate all'età. Ma tra lo studio di un cnidario e l'applicazione clinica c'è un abisso di complessità. Per ora, la Turritopsis dohrnii resta soprattutto una meraviglia naturale: la prova vivente che, in almeno un angolo del regno animale, la freccia del tempo può puntare all'indietro.

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