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Indicator indicator, l'uccello che parla con gli umani: il "brrr-hm" dei cacciatori di miele dei Yao

In Mozambico una specie di uccello selvatico capisce le richieste dei cacciatori di miele e li guida fino agli alveari. Lo studio di Claire Spottiswoode su Science.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Esemplare adulto di Indicator indicator, la grande guida del miele
Esemplare adulto di Indicator indicator, la grande guida del miele

Quando un cacciatore di miele del popolo Yao entra nella savana del distretto di Niassa, in Mozambico settentrionale, non scruta il cielo per cercare alveari. Emette un richiamo molto preciso, una sorta di trillo seguito da un grugnito: «brrr-hm!». È un suono che la sua famiglia gli ha insegnato da bambino. Lo ripete a intervalli regolari. Se è fortunato, da qualche parte tra gli acacie risponde una voce di uccello: «tirr-tirr-tirr». È Indicator indicator, la grande guida del miele, un piccolo passeriforme dalla coda con bianco brillante.

L'uccello si avvicina, si lancia da un ramo all'altro saltando in avanti, e si lascia seguire. Dopo qualche minuto di volo radente, si ferma a chiamare insistentemente da un albero ben preciso. Lì dentro c'è un alveare di api selvatiche. Il cacciatore lo affumica, ne distrugge la struttura per estrarre il miele e lascia a terra la cera, gli adulti morti e le larve. L'uccello aspetta in alto. Poi scende a banchettare. L'intera scena, ripetuta da almeno cinquemila anni in tutta l'Africa subsahariana, è documentata dalla rivista divulgativa Audubon: è la sola forma conosciuta di mutualismo cooperativo tra una specie animale selvatica e l'umano.

L'esperimento del trillo Yao

Per anni gli etologi si erano chiesti se l'uccello rispondesse a un richiamo umano specifico, o se invece reagisse semplicemente alla presenza generica di esseri umani. A dare la risposta è stata Claire Spottiswoode, ornitologa dell'Università di Cambridge che lavora sul campo a Niassa da oltre quindici anni. Nel 2016 Spottiswoode e colleghi hanno pubblicato sulla rivista Science uno studio che ha quantificato il fenomeno.

Il protocollo era semplice: in più di sessanta uscite in foresta, due ricercatori hanno camminato accanto a un cacciatore Yao e hanno riprodotto da una cassa audio tre tipi diversi di suono: il vero «brrr-hm!», un richiamo umano qualunque (parole di saluto in lingua Yao), e il verso di un altro animale di controllo (la tortora dal collare). Risultato: la guida del miele era tre volte più probabile nel rispondere al richiamo Yao rispetto agli altri due. E quando rispondeva, le probabilità di trovare un alveare salivano dal 17% al 54%.

Maschio di grande guida del miele su un ramo nel Parco Kruger
Maschio adulto di Indicator indicator nel Parco Nazionale Kruger, Sud Africa. Credit: Wikimedia Commons, CC BY-SA.

Dialetti diversi, popolazioni diverse

La parte più affascinante di questo lavoro, raccontato anche dalla AAAS, è quella che riguarda i dialetti. Lo stesso esperimento è stato replicato con il popolo Hadza della Tanzania settentrionale, che usa un fischio melodico al posto del trillo Yao. Gli uccelli del Mozambico rispondono al trillo Yao molto più che al fischio Hadza. Gli uccelli della Tanzania fanno l'opposto. Le due popolazioni di Indicator indicator, geneticamente identiche, hanno cioè imparato culturalmente a riconoscere il dialetto della popolazione umana che vive nella loro area. Per la biologia evolutiva è un caso di coevoluzione culturale interspecifica, fino ad oggi senza altri esempi conosciuti.

Un'amicizia antica

L'origine del rapporto è antica. Alcuni esperti citati dal National Geographic ritengono che la cooperazione possa risalire al Pleistocene, quando gli ominidi avevano già imparato a controllare il fuoco. Gli uccelli non sanno aprire da soli gli alveari (sono protetti dalle api difensori), gli umani non sanno facilmente trovarli nella savana: la divisione del lavoro è perfetta. Ma è anche un rapporto in declino: dove i cacciatori di miele tradizionali sono sostituiti dall'apicoltura industriale, la guida del miele perde un partner e perde il suo know-how.

Un richiamo che le mamme insegnano ai figli

Le ricerche più recenti di Spottiswoode, riprese da Phys.org, mostrano che il richiamo Yao viene trasmesso oralmente da una generazione all'altra, esattamente come un dialetto umano. Se un bambino impara a fischiare invece di trillare, gli uccelli non rispondono. Per questo i biologi della conservazione spingono perché la tradizione del miele venga registrata e tutelata come patrimonio immateriale: la sua scomparsa equivarrebbe alla perdita di un linguaggio interspecie unico al mondo. Per ora, in Mozambico, la cooperazione resiste. E ogni alveare aperto è un piccolo trattato di pace tra specie.

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