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La vespa che cattura la luce del sole come un pannello solare

La vespa orientale è più attiva quando il sole è più intenso: il suo esoscheletro giallo e bruno sembra in grado di trasformare la radiazione solare in energia.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Primo piano di una vespa con livrea gialla e bruna
Primo piano di una vespa con livrea gialla e bruna

La maggior parte degli insetti rallenta nelle ore più calde e assolate. La vespa orientale (Vespa orientalis) fa l'esatto contrario: scava il nido e diventa più frenetica proprio quando il sole è allo zenit e la radiazione è più intensa. Per decenni questo comportamento è rimasto un enigma, finché un gruppo di ricercatori non ha avanzato un'ipotesi tanto audace quanto affascinante: il suo esoscheletro funzionerebbe come una sorta di pannello solare biologico, capace di catturare la luce e trasformarla in energia.

Un insetto che ama il sole forte

La vespa orientale è diffusa in tutto il Mediterraneo, in Medio Oriente e in parte dell'Asia, ed è comune anche in Italia. La sua livrea è inconfondibile: corpo bruno-rossastro attraversato da una spessa fascia gialla sull'addome. Gli entomologi avevano notato da tempo che l'attività di scavo della colonia raggiunge il picco nelle ore centrali della giornata, in correlazione con l'intensità della radiazione solare. Era un dettaglio strano: per un animale, esporsi al sole più forte significa di solito rischiare il surriscaldamento, non trarne vantaggio.

Il pigmento che cattura la luce

La svolta è arrivata da un gruppo guidato dallo scienziato Marian Plotkin, in collaborazione con colleghi di università israeliane, che ha analizzato la struttura microscopica della cuticola. Nelle bande brune hanno trovato una superficie scanalata che intrappola la luce riducendone la riflessione; nelle bande gialle hanno individuato strati ricchi di un pigmento, la xantopterina. Misurazioni di laboratorio descritte nel 2010 sulla rivista Naturwissenschaften hanno mostrato che la xantopterina, opportunamente disposta, è in grado di convertire una parte della luce in corrente elettrica, comportandosi come il materiale attivo di una minuscola cella fotovoltaica. La capacità della vespa orientale di raccogliere energia solare è da allora citata come uno dei casi più sorprendenti di "fotovoltaico biologico".

Vespa appoggiata su una superficie, con dettaglio della livrea gialla e bruna
La fascia gialla dell'addome contiene xantopterina, il pigmento al centro dello studio. Credit: Ralph, Pexels.

A cosa servirebbe questa energia

L'ipotesi degli autori è che la struttura giallo-bruna aiuti la vespa a gestire l'energia e il calore: parte della radiazione, anziché scaldare semplicemente il corpo, verrebbe deviata e in piccola misura sfruttata, contribuendo forse ai processi metabolici nelle ore di maggiore attività. Si tratta di rendimenti bassissimi rispetto a un vero pannello solare, e la portata biologica del fenomeno è ancora oggetto di discussione e di ulteriori verifiche da parte della comunità scientifica. Ma l'idea che un animale possa aver evoluto una superficie capace di raccogliere la luce ha aperto un filone di ricerca affascinante.

Ispirazione per la tecnologia

La scoperta ha attirato l'attenzione degli ingegneri che studiano la biomimetica, la disciplina che imita le soluzioni della natura. Comprendere come la cuticola della vespa intrappoli e gestisca la luce solare potrebbe suggerire nuove architetture per materiali fotovoltaici o per superfici capaci di controllare la temperatura. Non è la prima volta che un insetto si rivela una miniera di idee: dalle nanostrutture delle ali delle farfalle agli occhi delle falene usati come modello per i rivestimenti antiriflesso, il mondo degli artropodi ha già ispirato numerose innovazioni.

Una vespa da conoscere, non da temere

Al di là del primato "solare", la vespa orientale è un insetto sociale dall'organizzazione complessa, con una regina, operaie e una struttura di nido sotterranea o riparata. Come tutti i grandi imenotteri sociali svolge un ruolo ecologico, predando altri insetti e contribuendo all'equilibrio degli ambienti in cui vive. La sua puntura è dolorosa ma, salvo casi di allergia, non più pericolosa di quella di altre vespe. La vera lezione che ci consegna è un'altra: che anche un insetto comune, osservato con attenzione, può rivelare un meccanismo capace di mettere in discussione ciò che credevamo di sapere sul confine tra biologia e tecnologia. La Vespa orientalis ci ricorda che la natura sperimenta da milioni di anni soluzioni che noi stiamo appena cominciando a immaginare.

Vale la pena ricordare che, come spesso accade con le scoperte sorprendenti, anche questa ha incontrato lo scetticismo di parte della comunità scientifica. Misurare un effetto fotovoltaico in un tessuto biologico è complesso, e alcuni ricercatori hanno chiesto repliche indipendenti e prove più solide del fatto che l'energia raccolta abbia un ruolo realmente significativo nella fisiologia dell'insetto. È il normale funzionamento della scienza: un'osservazione audace apre la strada, e solo ulteriori esperimenti possono confermarla o ridimensionarla. Quel che è certo, e non in discussione, è la correlazione comportamentale di partenza: la vespa orientale è davvero più attiva quando il sole picchia più forte.

Sul piano fisico, ciò che gli studiosi hanno descritto è un raffinato sistema di gestione della luce. Le scanalature parallele della cuticola bruna si comportano come una "trappola ottica" che riduce la riflessione e fa sì che i raggi rimbalzino più volte sulla superficie, aumentando la frazione assorbita; lo strato giallo, con i suoi granuli ordinati di pigmento, separerebbe le cariche elettriche generate dalla luce. È esattamente lo schema concettuale di una cella solare, realizzato però con materiali organici e su scala microscopica, e questo è ciò che lo rende tanto interessante per chi progetta dispositivi bioispirati.

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