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Ragno Portia: l'aracnide grande un centimetro che pianifica imboscate da otto ore

Il salticide cacciatore di ragni che inganna le sue prede con la mimica vibrazionale

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Little hairy jumping spider on yellow petal of blooming flower in bright place
Little hairy jumping spider on yellow petal of blooming flower in bright place

Su un ramo di una foresta del Queensland australiano, un ragno marrone lungo poco più di un centimetro avanza piano sulla tela di una preda otto volte più grande di lui. Non corre, non salta. Si ferma. Aspetta che il vento muova il fogliame e che le vibrazioni della tela mascherino il suo passo. Quando il rumore di fondo si placa, si arresta di nuovo. La preda — una Argiope dal corpo grande quanto una moneta — non si è accorta di nulla. Per percorrere venti centimetri il piccolo cacciatore impiega fino a otto ore. Poi salta. Una sola, esattissima.

Il piccolo aracnide si chiama Portia fimbriata. È un salticide (ragno saltatore) che mangia altri ragni, ed è oggi uno degli animali più studiati al mondo per quel che riguarda la cognizione degli invertebrati.

Otto specie, una strategia: prendere ragni

Il genere Portia conta una ventina di specie distribuite in Africa, Asia tropicale e Australia. Tutte condividono un'unica nicchia ecologica radicale: sono araneofagi, cioè mangiano esclusivamente o quasi altri ragni. È una scelta evolutiva pericolosissima: i ragni sono predatori, sentono ogni vibrazione della loro tela, e una preda goffa diventa rapidamente cibo. Per riuscirci, Portia ha sviluppato comportamenti che gli etologi descrivono con un vocabolario normalmente riservato ai vertebrati: problem-solving, apprendimento per prove ed errori, pianificazione a breve termine.

Il principale studioso del genere è il neozelandese Robert R. Jackson dell'Università di Canterbury, che ha pubblicato dagli anni Ottanta a oggi oltre 150 articoli su Portia. Una review apparsa su Animals nel 2020 intitolata "Arthropod Intelligence? The Case for Portia", firmata da Fiona Cross e Jackson, riassume oltre tre decenni di esperimenti comportamentali. La tesi è chiara: questo ragno mostra forme di cognizione di livello sorprendente per un artropode.

A detailed spider web is lit by the soft glow of a sunrise over a serene lake in Bulgaria.
A detailed spider web is lit by the soft glow of a sunrise over a serene lake in Bulgaria.. Credit: PerspectIvo / Pexels.

La mimica vibrazionale

Il primo trucco di Portia è la mimica aggressiva sulla tela altrui. Una volta giunto al margine di una tela, il ragno picchietta delicatamente la seta con le zampe o i pedipalpi, generando vibrazioni che imitano quelle di un insetto intrappolato. La proprietaria della tela, attratta dal segnale, esce dal rifugio per ispezionare la preda — e diventa preda.

Il fatto sorprendente è che Portia cambia ritmo e ampiezza delle vibrazioni a seconda della specie di ragno bersaglio, e impara per prove ed errori qual è il segnale che funziona meglio. In esperimenti di laboratorio condotti da Stimson Wilcox e Jackson nei primi anni Novanta (oggi disponibili in archivio su gwern.net), un ragno posto davanti a una specie sconosciuta prova decine di segnali diversi, abbandona quelli che non producono risposta e converge rapidamente sul ritmo efficace. È un comportamento che assomiglia all'apprendimento operante studiato nei mammiferi.

La nuvola di vento per nascondersi

Il secondo trucco è ancora più sofisticato. Quando deve attraversare una tela per avvicinarsi senza farsi notare, Portia ha imparato a sfruttare il rumore di fondo. Aspetta che il vento muova il fogliame, o che un altro insetto sia intrappolato e si dibatta, e cammina solo durante quei momenti, fermandosi al ritorno della quiete. Negli esperimenti, i ragni privati del rumore di sfondo si bloccano e attendono che la condizione si ripresenti.

Questa strategia, definita opportunistic smokescreen, è simile a quella usata da alcuni mammiferi predatori (la volpe artica si avvicina alle prede durante le raffiche di vento). Nei piccoli aracnidi è inattesa, e dimostra una capacità di multi-tasking cognitivo: percepire la preda, valutare il rumore ambientale, calibrare il movimento.

La rotta indiretta: il vero rompicapo

L'esperimento più famoso è del 2010-2011, condotto da Jackson e Cross con Portia africana. Il ragno è posto su una piattaforma centrale, da cui vede una preda a distanza ma irraggiungibile in linea retta (acqua sotto). Per arrivare alla preda deve scendere dalla piattaforma, attraversare una via di accesso che lo allontana inizialmente dalla preda, salire un secondo pilone e raggiungere finalmente la postazione corretta. Una rotta non visiva.

Portia esegue il percorso correttamente nel 70-80% dei casi, anche quando la rotta richiede temporaneamente di perdere di vista la preda. Significa che il ragno mantiene una rappresentazione mentale dell'obiettivo per minuti, una memoria di lavoro non visiva. È un tipo di cognizione spaziale che si confronta con quella di certi vertebrati. Lo studio originale è disponibile su Biology Letters della Royal Society.

A robber fly perched on a leaf capturing its prey, captured in a detailed macro shot.
A robber fly perched on a leaf capturing its prey, captured in a detailed macro shot.. Credit: Denitsa Kireva / Pexels.

Il cervello di un grano di sale

Quanto è grande il cervello di Portia? Pochi millesimi di millimetro cubo. Si stima contenga circa 600.000 neuroni, contro i 300 milioni di un piccione e gli 86 miliardi di un essere umano. Eppure il ragno risolve problemi che metterebbero in difficoltà topi e tordi.

La risposta, secondo Jackson, sta nella specializzazione: Portia non sa fare quasi nulla, ma quel poco che sa (riconoscere e cacciare altri ragni) lo sa fare con una precisione iperdedicata. I suoi otto occhi — i due frontali principali con una risoluzione che, per dimensioni del corpo, è una delle migliori del regno animale — possono mettere a fuoco un'altra creatura a oltre trenta centimetri. È una visione tridimensionale di qualità quasi vertebrata, dovuta a una retina mobile montata su un "tubo" ottico che scansiona attivamente il campo visivo.

Una scoperta del 2020 dell'Università di Macquarie, riportata su Smithsonian Magazine, suggerisce che Portia sia anche capace di una forma rudimentale di numerizzazione: nei test, gruppi di ragni-preda compongono di più o meno di tre individui, e Portia regola il proprio comportamento di caccia in base al numero stimato di avversari.

Uno scrittore, leggendo la letteratura su Portia, ha pensato di chiamarli "i cefalopodi del regno degli aracnidi". È un parallelo che funziona: come i polpi, Portia ci costringe a ripensare cosa significhi "intelligenza" in animali con un cervello che dovrebbe essere troppo piccolo per averla.

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