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Vampyroteuthis infernalis: l'unico cefalopode che non caccia, vive a 900 metri e mangia 'neve marina'

Non è un calamaro e non è un polpo: è il sopravvissuto di un ordine evolutivo a sé. Vive nella zona minima di ossigeno degli oceani profondi, dove i predatori non possono respirare. Si nutre di rifiuti che cadono dalla superficie.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Illustrazione storica del 1910 di Carl Chun che mostra Vampyroteuthis infernalis, il calamaro vampiro
Illustrazione storica del 1910 di Carl Chun che mostra Vampyroteuthis infernalis, il calamaro vampiro

Lo zoologo tedesco Carl Chun lo descrisse per primo nel 1903 a bordo della spedizione oceanografica Valdivia. Davanti a quel piccolo cefalopode rosso-nero, lungo 30 centimetri, con occhi enormi e ottocacciatori uniti da una membrana scura, scelse un nome esagerato: Vampyroteuthis infernalis, "calamaro vampiro infernale". Il nome resta, ma quasi tutto il resto si è rivelato sbagliato. Non è un calamaro, non è un polpo, non è un predatore e soprattutto non è infernale: vive in pace nei luoghi più tranquilli dell'oceano, raccogliendo rifiuti che cadono dall'alto.

Un sopravvissuto di un ordine a parte

Le analisi filogenetiche hanno mostrato che Vampyroteuthis non appartiene né ai Teuthida (calamari) né ai Octopoda (polpi). È l'unica specie vivente dell'ordine Vampyromorphida, una linea evolutiva indipendente che si è separata dagli altri cefalopodi più di 165 milioni di anni fa. Nei suoi tessuti, secondo lo studio del 2012 pubblicato su Proceedings of the Royal Society B da Hendrik Hoving e Bruce Robison del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), convivono caratteristiche di entrambi i gruppi: la membrana interbrachiale tipica dei polpi e i fotofori e le statocisti dei calamari. Per i biologi marini è un fossile vivente, ma soprattutto è un manuale di come può sopravvivere un animale in un ambiente che ha sterminato i suoi cugini.

Il rifugio dei senza aria

Vampyroteuthis vive prevalentemente in una fascia chiamata zona minima di ossigeno (OMZ), che si estende a profondità tra 600 e 900 metri negli oceani tropicali e temperati. In queste acque la concentrazione di ossigeno disciolto scende fino al 3-5% della saturazione superficiale: una soglia letale per la maggior parte dei pesci e dei cetacei. La scheda del MBARI spiega che Vampyroteuthis sostiene questo ambiente grazie a un metabolismo molto basso, alla più alta concentrazione di emocianina respiratoria mai misurata in un cefalopode e a un'efficienza respiratoria branchiale altissima. Tradotto: dove gli altri animali soffocano, lui respira tranquillo. Risultato pratico: il calamaro vampiro vive in un habitat dove i predatori semplicemente non possono inseguirlo.

Disegno scientifico originale di Carl Chun del 1910 di Vampyroteuthis infernalis con bracci e membrana
Illustrazione di Carl Chun (1910): la membrana interbrachiale e le otto braccia uncinate, in pubblico dominio. Wikimedia Commons.

Mangia ciò che gli altri buttano

La grande scoperta del 2012 di Hoving e Robison è alimentare. Riprese ROV (veicoli sottomarini autocomandati) hanno mostrato Vampyroteuthis svolgere due filamenti retrattili lunghi fino a otto volte il corpo (gli unici due tentacoli filamentosi sui dieci appendici totali) per intercettare la cosiddetta marine snow: la "neve marina", costituita da gusci di plancton morto, escrementi, mute di crostacei, larvacee abbandonate e ogni altro detrito organico che precipita lentamente dalla zona fotica verso il fondo. Lo studio ha esaminato anche il contenuto stomacale di 80 esemplari, identificando frammenti di copepodi morti, scaglie di larvacei, ife di funghi marini, fecal pellets. "Vampyroteuthis è il primo e finora unico cefalopode detritivoro mai documentato", scrivono gli autori. Una rivoluzione: i cefalopodi sono universalmente noti come predatori veloci, mentre questo è uno spazzino lento e paziente.

Il "pineapple posture" e le bioluminescenze

Senza predatori abituali e con poca energia da spendere, Vampyroteuthis ha sviluppato un sistema difensivo originale. Quando si sente disturbato, ripiega le otto braccia uncinate sopra il corpo "come una pigna rovesciata" (la pineapple posture) mostrando all'aggressore solo un guscio nero pieno di spine cuticolari. Allo stesso tempo emette dai fotofori sparsi sulla pelle una nube di bioluminescenza blu-verde, che agisce come una cortina fumogena luminosa: il predatore inseguitore resta accecato per qualche secondo e l'animale ha tempo di sparire nell'oscurità. Un video raro è stato pubblicato nel 2014 dal canale ufficiale del MBARI, e mostra anche l'unico cefalopode noto a fare la muta delle braccia: gli arti, una volta usurati, vengono sostituiti come la pelle di un serpente.

Una stella della filosofia (e del trash)

Curiosità finale: nel 1987 il filosofo brasiliano Vilém Flusser pubblicò un breve saggio dal titolo Vampyroteuthis Infernalis, in cui usava l'animale per costruire un'allegoria del soggetto umano contemporaneo, isolato e tentacolare. Quel libretto è oggi un cult letterario tedesco-brasiliano, tradotto da MIT Press nel 2012. Più recentemente, complice il fascino del nome, Vampyroteuthis è finito anche in serie televisive e videogame come simbolo di mostri abissali, anche se il vero animale è minuscolo (30 cm), tenero al tatto e completamente innocuo. Come spesso accade nei mari profondi, la realtà ridimensiona la fantasia: non è un demonio, è un piccolo spazzino paziente che vive da solo dove nessun altro può arrivare.

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