Curiosando si impararivista di curiosità

Astronomia

Artemis II: il primo equipaggio verso la Luna dopo 50 anni

Il 1° aprile 2026 quattro astronauti hanno lasciato l'orbita terrestre a bordo della capsula Orion: la prima missione umana verso la Luna dai tempi di Apollo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il razzo SLS della NASA al decollo con la capsula Orion della missione Artemis II
Il razzo SLS della NASA al decollo con la capsula Orion della missione Artemis II

Il 1° aprile 2026, dal Kennedy Space Center in Florida, quattro esseri umani hanno fatto qualcosa che nessuno faceva da oltre mezzo secolo: lasciare l'orbita terrestre per dirigersi verso la Luna. La missione Artemis II della NASA segna il ritorno dell'umanità nello spazio profondo dopo l'ultima missione del programma Apollo, Apollo 17, conclusasi nel dicembre 1972. Non un allunaggio, ma un volo circumlunare di prova: un passo decisivo verso il ritorno stabile sul nostro satellite.

Una missione di collaudo attorno alla Luna

Artemis II è la prima missione con equipaggio del programma Artemis della NASA, l'iniziativa che punta a riportare gli astronauti sulla superficie lunare e, in prospettiva, a preparare il viaggio verso Marte. Il volo è durato circa dieci giorni: la capsula non è atterrata sulla Luna, ma ha seguito una traiettoria di ritorno libero, sfruttando la gravità lunare per essere "rimbalzata" indietro verso la Terra senza bisogno di accendere i motori per il rientro. È lo stesso principio di sicurezza usato dalle prime missioni Apollo.

Il lancio è avvenuto grazie al gigantesco razzo Space Launch System (SLS) nella configurazione Block 1, alto quasi cento metri, che ha spinto verso lo spazio la navicella Orion. Quest'ultima è composta dal modulo di comando, costruito sotto la guida di Lockheed Martin, e dal modulo di servizio europeo realizzato dall'Agenzia Spaziale Europea con Airbus: un dettaglio che lega anche l'Europa al ritorno sulla Luna. La scheda tecnica della NASA dedicata alla navicella Orion la descrive come progettata per ospitare fino a quattro astronauti in missioni di lunga durata nello spazio profondo.

La capsula Orion della missione Artemis II durante le operazioni di preparazione
La capsula Orion, cuore della missione Artemis II, durante le fasi di preparazione. Credit: NASA.

Perché ci sono voluti cinquant'anni

Viene spontaneo chiedersi come mai, dopo aver portato dodici uomini sulla Luna tra il 1969 e il 1972, l'umanità si sia fermata così a lungo. La risposta è in parte economica e in parte strategica. Conclusa la corsa allo spazio con l'Unione Sovietica, i finanziamenti per le missioni lunari crollarono. Per decenni l'attività umana nello spazio si concentrò sull'orbita terrestre bassa: prima lo Space Shuttle, poi la Stazione Spaziale Internazionale, a poche centinaia di chilometri dalla superficie. Diversi programmi pensati per tornare oltre, come il progetto Constellation degli anni Duemila, furono cancellati per i costi. Artemis, avviato nel decennio scorso, è il primo programma a essere effettivamente arrivato fino al lancio di un equipaggio verso la Luna.

Un equipaggio che fa la storia

A bordo c'erano quattro astronauti, e ognuno di loro porta con sé un primato. Il comandante è Reid Wiseman, affiancato dal pilota Victor Glover e dagli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Christina Koch — che già detiene il record del più lungo volo spaziale femminile, 328 giorni consecutivi — è la prima donna a spingersi nei pressi della Luna. Victor Glover è il primo astronauta afroamericano a partecipare a una missione lunare. Jeremy Hansen, dell'Agenzia Spaziale Canadese, è il primo non statunitense a viaggiare verso la Luna, frutto della collaborazione internazionale che caratterizza il programma. La pagina ufficiale della missione Artemis II raccoglie i profili dettagliati dell'equipaggio.

Gli astronauti dell'equipaggio di Artemis II durante un'attività di addestramento
L'equipaggio di Artemis II durante l'addestramento al Kennedy Space Center. Credit: NASA.

I numeri della missione

Al decollo, l'SLS ha sprigionato una spinta complessiva di circa 8,8 milioni di libbre (quasi 39 meganewton), rendendolo uno dei razzi più potenti mai entrati in servizio. Dopo l'inserimento in orbita terrestre e una serie di verifiche dei sistemi, l'equipaggio ha acceso lo stadio superiore per immettersi sulla rotta lunare. Orion si è spinta per migliaia di chilometri oltre il lato nascosto della Luna, in una delle traiettorie più lontane mai percorse da un equipaggio umano, prima di rientrare e ammarare nell'Oceano Pacifico intorno all'11 aprile, dove le squadre di recupero della Marina statunitense hanno raccolto la capsula.

Durante il volo gli astronauti hanno collaudato in condizioni reali tutti i sistemi vitali di Orion: navigazione, comunicazioni, supporto vitale, schermatura termica e manovre manuali. Sono prove indispensabili, perché la missione successiva prevede qualcosa di molto più impegnativo.

La fase più critica è stata il rientro nell'atmosfera. Tornando dallo spazio profondo, Orion ha colpito gli strati alti dell'atmosfera a una velocità di circa 40.000 chilometri orari, generando per attrito temperature dell'ordine dei 2.700 gradi Celsius, quasi metà della temperatura della superficie del Sole. A proteggere l'equipaggio è stato lo scudo termico, il più grande mai costruito per una capsula con equipaggio, una tecnologia il cui collaudo in condizioni reali era uno degli obiettivi primari della missione. Solo dopo aver superato questa prova del fuoco la capsula ha aperto i paracadute per l'ammaraggio.

Il prossimo passo: tornare a camminare sulla Luna

Artemis II è il banco di prova per Artemis III, la missione che dovrà riportare astronauti sulla superficie lunare, questa volta in una regione mai esplorata: il polo sud della Luna, dove i crateri perennemente in ombra potrebbero custodire ghiaccio d'acqua, risorsa preziosa per future basi permanenti. Il programma prevede l'uso di un lander derivato dalla navicella Starship e, in prospettiva, della stazione orbitale lunare Gateway.

Il significato di Artemis II va oltre i dati tecnici. Per la prima volta dal 1972 esseri umani hanno guardato la Terra rimpicciolirsi alle loro spalle mentre si avvicinavano a un altro mondo. È il segnale che l'esplorazione umana dello spazio profondo non appartiene soltanto alla storia delle missioni Apollo, ma di nuovo al presente. E mentre la capsula Orion tornava verso casa, una nuova generazione poteva guardare la Luna sapendo che, molto presto, qualcuno tornerà a posarvi i piedi.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te