Astronomia
Resto di supernova vicino al buco nero della Via Lattea
Chandra e XMM-Newton individuano un candidato resto di stella esplosa a 260 anni luce da Sagittarius A*

Un resto di supernova potrebbe nascondersi a un passo dal cuore della Via Lattea. A giugno 2026, combinando i dati del NASA Chandra X-ray Observatory e dell'ESA XMM-Newton, gli astronomi hanno individuato un candidato resto di stella esplosa nella regione di formazione stellare Sagittarius C (Sgr C), a circa 260 anni luce dal buco nero supermassiccio Sagittarius A*. Se confermato, sarebbe uno dei resti di supernova piu vicini mai trovati al centro galattico.

Una scoperta nel quartiere piu affollato della Galassia
Il centro della nostra Galassia e un ambiente estremo: ammassi di stelle massicce, lunghi filamenti di campo magnetico e diense nubi di gas che orbitano velocissime attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio da circa quattro milioni di masse solari. In questo caos cosmico, distinguere i singoli fenomeni e una sfida. Proprio per questo la nuova osservazione e cosi significativa: l'indizio chiave e un blob di emissione in raggi X, una macchia di gas surriscaldato annidata in una bolla attorno a una stella giovane e massiccia.
La regione si chiama Sagittarius C ed e una bolla di idrogeno ionizzato (una cosiddetta regione H II) larga circa 50 anni luce. Al suo interno, la giovane stella massiccia ha gia scavato il gas circostante con la propria radiazione. La sorpresa e che dentro questa bolla si nasconderebbe anche il residuo di una stella ben piu vecchia, esplosa come supernova migliaia di anni fa.
Per arrivare a questa conclusione gli astronomi hanno messo insieme un mosaico di osservazioni su lunghezze d'onda diverse. I raggi X di Chandra e XMM-Newton rivelano il gas caldissimo del candidato resto; le onde radio del telescopio MeerKAT in Sudafrica mostrano i filamenti di plasma e la bolla di gas ionizzato; la luce ottica dei telescopi Pan-STARRS alle Hawaii inquadra il contesto stellare della scena. E un esempio perfetto di astronomia multibanda, in cui ogni strumento aggiunge un tassello che da solo non basterebbe a comporre il quadro.
I numeri della scoperta
I dati raccolti da Chandra e XMM-Newton permettono di stimare alcune caratteristiche fondamentali di questo candidato resto di supernova:
- Distanza dal buco nero centrale: circa 260 anni luce da Sagittarius A*, una vicinanza eccezionale per un oggetto di questo tipo.
- Distanza dalla Terra: circa 26.000 anni luce, l'incirca la distanza dell'intero centro galattico.
- Velocita della materia espulsa: circa 2 milioni di miglia orarie, ovvero circa 3,2 milioni di chilometri all'ora.
- Eta stimata: almeno circa 1.700 anni.
- Strumenti impiegati: NASA Chandra X-ray Observatory ed ESA XMM-Newton per i raggi X, con il supporto del radiotelescopio MeerKAT e dei telescopi ottici Pan-STARRS.
Per dare un'idea della velocita: a oltre tre milioni di chilometri orari, la materia espulsa percorrerebbe la distanza Terra-Luna in poco piu di sette minuti. E un'onda d'urto che continua a spazzare il gas interstellare a millenni dall'esplosione.
Perche non e (probabilmente) solo un ammasso di stelle
Una macchia luminosa in raggi X potrebbe in teoria essere prodotta da un grande ammasso stellare. Ma gli astronomi hanno una buona ragione per escludere questa ipotesi: come spiega il team di Chandra, l'emissione X di questo blob e oltre dieci volte piu brillante di quella di grandi ammassi stellari noti. Un divario cosi netto rende l'ipotesi dell'ammasso poco plausibile e punta invece verso il residuo incandescente di una stella massiccia che si e autodistrutta in una supernova.
Se confermato, sarebbe uno dei resti di supernova piu vicini mai scoperti al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.
I risultati sono descritti in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal, e l'immagine composita della regione e stata scelta come Astronomy Picture of the Day del 18 giugno 2026.

Cosa succede quando una stella massiccia esplode
Le stelle molto piu massicce del Sole bruciano in fretta il proprio combustibile nucleare e concludono la loro esistenza con un collasso del nucleo seguito da una violentissima esplosione: la supernova. In pochi istanti vengono liberate energie colossali e gli strati esterni della stella vengono scagliati nello spazio a velocita di milioni di chilometri orari. Cio che resta e una nube in espansione di gas surriscaldato, ricca degli elementi pesanti forgiati nelle ultime fasi di vita stellare: e il resto di supernova.
Questi residui sono fondamentali per l'ecologia galattica. Comprimendo e arricchendo il gas interstellare di elementi come ossigeno, ferro e silicio, le onde d'urto delle supernovae possono innescare la nascita di nuove generazioni di stelle. Nel caso di Sagittarius C, abbiamo quindi una fotografia rara del ciclo cosmico: una stella appena nata e i resti di una stella morta condividono la stessa regione di gas.
Lo studio dei resti di supernova in raggi X e particolarmente prezioso perche il gas espulso dall'esplosione viene riscaldato a milioni di gradi dall'onda d'urto, diventando una sorgente intensa proprio nella banda X. Analizzando lo spettro di questa emissione, gli scienziati possono risalire alla composizione chimica del materiale, alla quantita di energia liberata e all'eta del resto. E cosi che, nonostante la grande distanza e l'affollamento del centro galattico, e possibile stimare con ragionevole precisione che l'esplosione sia avvenuta almeno circa 1.700 anni fa.
Perche e importante studiare il centro galattico
Osservare cosa accade cosi vicino a Sagittarius A* aiuta gli scienziati a capire come la presenza di un buco nero supermassiccio influenzi la formazione stellare e la dinamica del gas nelle sue vicinanze. La densita di stelle, gas e campi magnetici al centro della Galassia rende questa zona unica per testare i modelli di evoluzione galattica.
La scoperta resta per ora un candidato: servira altro tempo di osservazione, soprattutto in raggi X e onde radio, per confermare in modo definitivo la natura di supernova del blob. Ma il solo fatto di averlo individuato in una regione tanto difficile da scrutare dimostra la potenza degli osservatori X come Chandra e XMM-Newton. Maggiori dettagli tecnici sono disponibili nella copertura di Phys.org dedicata alla scoperta.
Per ora, la Via Lattea ci regala un nuovo enigma: un'eco luminosa di un'esplosione avvenuta circa 1.700 anni fa, sopravvissuta proprio nel quartiere piu turbolento dell'intera Galassia.
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