Astronomia
Chang'e 6: i primi campioni dalla faccia nascosta della Luna
La missione cinese ha riportato a Terra quasi 2 chili di rocce dal bacino Polo Sud-Aitken. I primi studi datano il vulcanismo della faccia lontana a 2,8 miliardi di anni fa.

Per la prima volta nella storia, l'umanità ha tra le mani frammenti della faccia nascosta della Luna. Il 25 giugno 2024 la capsula della missione cinese Chang'e 6 è atterrata nella Mongolia Interna riportando a Terra 1.935,3 grammi di rocce e polvere raccolti sull'emisfero lunare che non vediamo mai dal nostro pianeta. È un risultato senza precedenti: in oltre sessant'anni di esplorazione lunare, nessuna sonda — né sovietica, né americana — aveva mai prelevato campioni dalla faccia lontana del nostro satellite.
Una missione mai tentata prima
Chang'e 6 è partita il 3 maggio 2024 e, dopo un complesso viaggio, ha fatto allunare il proprio modulo il 1-2 giugno nel bacino Polo Sud-Aitken (SPA), all'interno del cratere Apollo. Lì ha operato per appena due giorni terrestri, raccogliendo materiale sia con una paletta robotica sia con una trivella, per poi ripartire e affrontare il delicato rientro. Poiché la faccia nascosta non è mai rivolta verso la Terra, le comunicazioni dirette erano impossibili: la missione ha dovuto appoggiarsi al satellite-ponte Queqiao-2, posizionato in un'orbita capace di «vedere» contemporaneamente il sito di allunaggio e il nostro pianeta.
Perché la faccia nascosta è così diversa
Il nostro satellite mostra sempre lo stesso volto alla Terra a causa della rotazione sincrona, o blocco mareale: la Luna impiega lo stesso tempo a ruotare su se stessa e a girare attorno al nostro pianeta. La faccia che ci sfugge fu vista per la prima volta solo nel 1959, grazie alle foto della sonda sovietica Luna 3. Da allora sappiamo che i due emisferi sono profondamente diversi: la faccia visibile è ricoperta da ampie pianure scure di lava solidificata, i «mari» lunari, mentre quella nascosta ne è quasi priva ed è dominata da una crosta più spessa e da un numero enorme di crateri.
Questa asimmetria, chiamata dicotomia lunare, è uno dei più grandi enigmi della scienza planetaria. Capire perché i due lati siano così diversi richiede di analizzare materiale proveniente proprio dall'emisfero meno conosciuto: ed è esattamente ciò che Chang'e 6 ha reso possibile.
Il bacino più grande, profondo e antico
Il sito scelto non è casuale. Il bacino Polo Sud-Aitken, descritto dalla NASA, è la più grande, profonda e antica struttura da impatto della Luna: un cratere largo circa 2.500 chilometri, formatosi oltre 4 miliardi di anni fa. Un impatto così violento potrebbe aver scavato fino al mantello lunare, portando in superficie materiale degli strati profondi. Studiarne i campioni significa leggere una pagina remota della storia del Sistema Solare.
Una sfida tecnologica estrema
Riportare materiale dalla faccia nascosta è un'impresa ingegneristica molto più ardua che operare sull'emisfero visibile. Senza una linea di comunicazione diretta con la Terra, le manovre più critiche — l'allunaggio, la raccolta dei campioni e soprattutto il decollo del modulo di risalita dalla superficie — hanno dovuto svolgersi in larga parte in modo automatico, affidandosi ai sensori di bordo e al satellite-ponte. Un solo errore di pochi secondi nel rendez-vous in orbita lunare avrebbe potuto compromettere l'intera missione. Il successo di Chang'e 6 ha quindi un duplice valore: scientifico e tecnologico, perché dimostra una padronanza completa dell'intera catena di operazioni necessarie a un futuro ritorno umano.
Cosa hanno rivelato i campioni
I primi risultati, pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche, sono già sorprendenti. Uno studio pubblicato su Nature ha datato alcuni frammenti di basalto con il metodo piombo-piombo, ottenendo un'età di 2.807 ± 3 milioni di anni: la prova diretta che la faccia nascosta è stata teatro di attività vulcanica circa 2,8 miliardi di anni fa. Un articolo parallelo su Science ha individuato anche tracce di un episodio vulcanico molto più antico, risalente a oltre 4 miliardi di anni fa, segno che la regione è rimasta geologicamente «viva» per un periodo lunghissimo.
Il dato più curioso riguarda il «motore» di queste eruzioni. I basalti analizzati contengono pochissimi elementi radioattivi capaci di generare calore: da soli non basterebbero a spiegare la fusione delle rocce. I ricercatori ipotizzano che a permettere il vulcanismo sia stata la crosta relativamente sottile proprio sotto il bacino da impatto, una sorta di «finestra» nella crosta spessa della faccia nascosta. Altre analisi, condotte dal team del progetto descritto dalla Planetary Society, hanno suggerito anche variazioni del campo magnetico lunare nello stesso periodo.
Una nuova era per la scienza lunare
I campioni di Chang'e 6 sono notevolmente diversi da quelli raccolti in passato: la polvere lunare riportata ha una densità sensibilmente più bassa di quella prelevata sulla faccia visibile dalla precedente missione Chang'e 5. Ogni granello è un archivio chimico che racconta come si è evoluta la Luna, e indirettamente la Terra, nei miliardi di anni successivi alla loro formazione.
Va ricordato che tutti i campioni lunari ottenuti prima del 2024 — sia i circa 382 chili riportati dalle missioni statunitensi Apollo, sia le piccole quantità raccolte dalle sonde sovietiche Luna — provenivano esclusivamente dalla faccia visibile. Per oltre mezzo secolo, dunque, la nostra conoscenza «diretta» della Luna ha riguardato un solo emisfero. I frammenti di Chang'e 6 colmano per la prima volta questa lacuna, permettendo agli scienziati di confrontare finalmente le due metà del satellite con materiale reale, e non solo con osservazioni a distanza dalle orbite.
Il bacino Polo Sud-Aitken, peraltro, è anche uno degli obiettivi futuri dell'esplorazione umana: le sue regioni polari potrebbero custodire ghiaccio d'acqua, prezioso per le missioni con equipaggio. Per questo i risultati ottenuti oggi non hanno solo un valore scientifico, ma tracciano la strada per il ritorno dell'uomo sulla Luna. Frammento dopo frammento, la metà del nostro satellite rimasta misteriosa per millenni comincia finalmente a raccontare la propria storia.
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