Astronomia
Venere è vivo: le prove del vulcanismo attivo nei dati Magellan

Per decenni Venere è stato considerato un mondo geologicamente quieto, ma oggi sappiamo che è un pianeta vulcanicamente attivo. La svolta è arrivata rianalizzando i dati radar della sonda NASA Magellan, che mappò il pianeta all'inizio degli anni '90: le immagini, riesaminate trent'anni dopo, hanno restituito la prima prova diretta di un'eruzione in corso sul nostro vicino infernale. In questo articolo vediamo le scoperte del 2023 e del 2024, i dati tecnici di Venere e perché tutto questo conta per la comprensione della Terra.
La scoperta del 2023: una bocca vulcanica che cambia forma
Nel marzo 2023, sulla rivista Science, i geofisici Robert Herrick (University of Alaska Fairbanks) e Scott Hensley (NASA JPL) hanno pubblicato lo studio "Surface changes observed on a Venusian volcano during the Magellan mission". Confrontando manualmente immagini radar della stessa zona acquisite a mesi di distanza, Herrick ha individuato una bocca vulcanica presso il vulcano Maat Mons, nella regione di Atla Regio vicino all'equatore, che era visibilmente cambiata.
Nella ripresa del febbraio 1991 la bocca appariva quasi circolare e copriva meno di 2,2 chilometri quadrati. Nella ripresa dell'ottobre 1991, otto mesi dopo, la stessa bocca era raddoppiata di dimensioni e si era deformata, con segni di lava colata sui pendii circostanti. Come spiega la NASA, è la prima evidenza diretta di un'attività vulcanica recente su Venere. Gli autori hanno paragonato il volume di lava prodotto a quello dell'eruzione del Kilauea del 2018 alle Hawaii.
La scoperta ha richiesto pazienza: Herrick ha trascorso circa 200 ore a confrontare manualmente immagini di orbite diverse, perché Magellan riprendeva le stesse regioni da angolazioni leggermente differenti, rendendo difficile separare un vero cambiamento geologico da un semplice effetto di prospettiva. Per essere certi del risultato, i due ricercatori hanno costruito simulazioni al computer della bocca vulcanica: solo l'ipotesi di un'eruzione in corso riproduceva fedelmente ciò che il radar aveva registrato.
La bocca vulcanica, quasi circolare e di meno di 2,2 km², si è ingrandita e deformata in soli otto mesi: un "respiro" di lava colto in flagrante a oltre 40 milioni di chilometri dalla Terra.
La conferma del 2024: colate laviche recenti
La storia non si è fermata. Nel maggio 2024, su Nature Astronomy, un gruppo guidato dai ricercatori italiani Davide Sulcanese e Giuseppe Mitri (Università d'Annunzio di Chieti-Pescara), con Marco Mastrogiuseppe, ha pubblicato lo studio "Evidence of ongoing volcanic activity on Venus revealed by Magellan radar". Analizzando le variazioni del segnale radar retrodiffuso, il team ha individuato colate laviche recenti sul fianco occidentale del vulcano Sif Mons e nella pianura di Niobe Planitia.
Le stime parlano di circa 30 chilometri quadrati di nuova lava presso Sif Mons e di altri 45 chilometri quadrati circa in Niobe Planitia, prodotti durante gli stessi anni della missione Magellan. Secondo gli autori, Venere potrebbe essere molto più attivo di quanto si pensasse, con un vulcanismo paragonabile a quello terrestre. La comunità scientifica discute ancora se alcune variazioni dipendano dalla geometria di osservazione, ma il quadro complessivo punta a un pianeta geologicamente vivo.

I dati tecnici: un pianeta gemello ma infernale
Spesso definito il "gemello" della Terra per dimensioni e massa simili, Venere è in realtà un mondo estremo. Ecco i suoi dati principali, verificabili sulle schede ufficiali della NASA e nella voce Venere su Wikipedia:
- Distanza media dal Sole: circa 108 milioni di chilometri.
- Temperatura superficiale: circa 465 °C, abbastanza da fondere il piombo; è il pianeta più caldo del Sistema Solare.
- Pressione atmosferica: circa 92 atmosfere al suolo, equivalente a oltre 900 metri di profondità nei nostri oceani.
- Atmosfera: composta in larga parte da anidride carbonica (CO2), con nubi di acido solforico, che genera un effetto serra galoppante.
Queste condizioni rendono Venere un laboratorio naturale per studiare l'effetto serra estremo e l'evoluzione divergente di due pianeti partiti da basi simili.
Perché conta: tettonica, clima e abitabilità
Scoprire che Venere è vulcanicamente attivo ha implicazioni profonde. Sul fronte della tettonica, il vulcanismo indica un interno ancora caldo e dinamico, fondamentale per capire perché la Terra abbia sviluppato la tettonica a placche e Venere no. Sul fronte del clima, le eruzioni rilasciano gas che influenzano l'atmosfera densa di CO2: capire questo ciclo aiuta a modellare l'effetto serra anche sul nostro pianeta.
Infine c'è la questione dell'abitabilità: studiare come un mondo simile alla Terra sia diventato così ostile ci insegna a riconoscere i limiti entro cui un pianeta può restare vivibile, una lezione preziosa anche per la ricerca di esopianeti. Molti scienziati ritengono che Venere possa aver ospitato oceani liquidi in un passato remoto, prima che un effetto serra fuori controllo evaporasse l'acqua e trasformasse la superficie in una fornace. Capire quando e perché è avvenuta questa svolta significa anche capire meglio il destino climatico della Terra.
Le missioni del futuro
La nuova generazione di sonde porterà strumenti molto più potenti di Magellan. L'ESA ha approvato EnVision, orbiter europeo il cui lancio è previsto intorno al 2031 dallo spazioporto di Kourou: studierà Venere dal nucleo all'alta atmosfera con radar ad alta risoluzione. In parallelo la NASA prepara VERITAS, che mapperà la superficie e la gravità, e DAVINCI, che farà scendere una sonda attraverso l'atmosfera per analizzarne la composizione. Insieme offriranno lo studio più completo di sempre del pianeta vulcanico più vicino a noi.
Da dati radar dimenticati in archivio a una scoperta epocale: la rinascita scientifica di Venere dimostra quanto valga rianalizzare il passato con occhi nuovi. E il meglio, con EnVision e le missioni NASA, deve ancora arrivare.
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