Corpo Umano
Denti del giudizio: perché l'evoluzione li sta lentamente eliminando
I terzi molari spuntano spesso storti o non spuntano affatto: una conseguenza del rimpicciolimento delle nostre mascelle.

Sono gli ultimi denti a comparire, di solito tra i 17 e i 25 anni, e per moltissime persone sono soprattutto una fonte di problemi: i denti del giudizio, o terzi molari, spuntano spesso storti, restano intrappolati nell'osso o nella gengiva, provocano dolore e infiammazioni. Perché il nostro corpo continua a produrre denti che così di frequente non funzionano? La risposta sta in una storia evolutiva lunga milioni di anni, fatta di mascelle che si sono progressivamente rimpicciolite.
Quattro denti, poco spazio
I terzi molari sono gli ultimi della fila, in fondo all'arcata dentaria. Nei nostri antenati avevano un ruolo preciso: erano potenti molari da masticazione, utili a triturare cibi crudi, fibrosi e duri come radici, foglie e carne non cotta. Per ospitarli, però, serve una mascella ampia e robusta. Ed è proprio questo che, nel corso dell'evoluzione del genere Homo, è andato perduto: il nostro volto si è accorciato, le mascelle si sono ridotte, e lo spazio per i denti del giudizio è diventato insufficiente. Il risultato è che oggi questi denti spesso non trovano posto e restano "inclusi", cioè bloccati sotto la gengiva o contro il dente vicino.

La colpa è (anche) della cucina
Cosa ha rimpicciolito le nostre mascelle? Un ruolo importante l'ha avuto il cambiamento della dieta. Con la scoperta del fuoco e poi con l'agricoltura, i cibi sono diventati più morbidi e facili da masticare: cuocere gli alimenti li ammorbidisce, riducendo lo sforzo richiesto ai denti e ai muscoli masticatori. Uno studio pubblicato su PNAS ha mostrato come la forma della mandibola umana sia legata al tipo di alimentazione: le popolazioni di agricoltori, che consumano cibi più lavorati e teneri, tendono ad avere mascelle più corte rispetto a quelle di cacciatori-raccoglitori. Una mandibola meno sollecitata durante la crescita si sviluppa meno, e lo spazio per i molari posteriori si riduce di conseguenza.
Sempre più persone nascono senza
C'è poi un fenomeno che racconta l'evoluzione in corso: l'agenesia, cioè l'assenza congenita di uno o più denti del giudizio. Una quota significativa della popolazione mondiale — con percentuali molto variabili da una regione all'altra — nasce semplicemente priva di alcuni terzi molari, che non si formano affatto. In alcune popolazioni dell'Asia orientale e tra gli Inuit l'assenza è particolarmente frequente, mentre è più rara in altre aree del mondo. All'origine ci sono varianti genetiche che regolano lo sviluppo dei denti, tra cui geni come PAX9 e MSX1. Molti scienziati interpretano questa tendenza come un segnale che la nostra specie sta, lentamente, "disfacendosi" di denti diventati superflui.
Organi vestigiali in evoluzione
I denti del giudizio vengono spesso citati come esempio di struttura vestigiale, cioè un tratto anatomico che ha perso gran parte della sua funzione originaria, un po' come l'appendice o il coccige. È bene precisare, però, che non sono del tutto inutili: quando spuntano correttamente e c'è spazio sufficiente, sono molari a tutti gli effetti, utili alla masticazione. Il problema nasce dal disallineamento tra il numero di denti, rimasto invariato, e le dimensioni ridotte della mascella moderna. Una sintesi divulgativa del Natural History Museum di Londra spiega come questa "eredità" ci accompagni proprio perché l'evoluzione procede a tappe e non cancella in fretta ciò che è diventato superfluo.
Toglierli o no?
Sul piano pratico, non tutti i denti del giudizio vanno rimossi. Quando spuntano dritti, sono sani e non creano problemi, possono restare al loro posto. L'estrazione si rende necessaria quando il dente è incluso, provoca dolore, infezioni ricorrenti, cisti o spinge contro i denti vicini danneggiandoli. La decisione spetta sempre all'odontoiatra, sulla base di una valutazione clinica e radiografica individuale: non esiste una regola valida per tutti.
Uno specchio della nostra storia
I denti del giudizio sono, in fondo, un piccolo museo evolutivo che ci portiamo in bocca. Raccontano di antenati che masticavano cibi durissimi, del passaggio rivoluzionario alla cottura e all'agricoltura, e di un volto umano che si è fatto via via più gracile e raffinato. Quel fastidio che molti di noi conoscono bene non è un difetto del corpo, ma il segno di una transizione ancora in corso: la nostra anatomia che, generazione dopo generazione, si adatta a una vita molto diversa da quella per cui era stata originariamente progettata.
Un fenomeno che racconta l'evoluzione in diretta
La variabilità dei denti del giudizio tra le diverse popolazioni umane è uno degli esempi più studiati di come la nostra specie continui a evolversi. Le ricerche di genetica delle popolazioni mostrano che i tratti dentali sono altamente ereditabili e si trasmettono in modo riconoscibile lungo le linee di discendenza, tanto che gli antropologi li usano per ricostruire le migrazioni umane del passato. La progressiva scomparsa dei terzi molari, dove avviene, è coerente con un più ampio processo di riduzione dell'apparato masticatore che accompagna Homo sapiens da decine di migliaia di anni. Una panoramica accessibile sul tema è offerta da numerose risorse divulgative, tra cui gli approfondimenti di Scientific American dedicati all'anatomia umana e alla sua storia evolutiva. In questo senso, ogni volta che un dentista mostra a un paziente la radiografia di un dente del giudizio incluso, sta in realtà documentando un piccolo capitolo dell'evoluzione umana ancora in corso.
Vale la pena ricordare anche che la comparsa tardiva di questi denti diede loro, nei secoli, il nome poetico di \"denti del giudizio\": spuntano infatti nell'età in cui, tradizionalmente, si riteneva che una persona avesse raggiunto la maturità e il \"giudizio\" dell'età adulta. Un nome che, paradossalmente, celebra proprio i denti che oggi spesso preferiremmo non avere.
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