Corpo Umano
Perché le articolazioni scrocchiano? La risposta è una bolla
Quel «crack» delle nocche non è un osso che si sposta: è il liquido tra le articolazioni che fa qualcosa di sorprendente.

C'è chi lo trova rilassante e chi insopportabile, ma lo «scrocchio» delle nocche incuriosisce tutti. Da dove viene quel crack netto quando tiriamo le dita? Contrariamente a una credenza diffusa, non è il rumore di un osso che si sposta o di un tendine che scatta. La spiegazione sta in un fenomeno fisico chiamato cavitazione, che avviene nel liquido che lubrifica le nostre articolazioni.
Il liquido nascosto tra le ossa
Le articolazioni mobili, come quelle delle dita, sono racchiuse in una capsula contenente il liquido sinoviale, un fluido viscoso che riduce l'attrito e nutre la cartilagine. In questo liquido sono disciolti dei gas, soprattutto anidride carbonica e azoto. Quando tiriamo o pieghiamo un dito allontanando le due ossa, il volume della capsula aumenta di colpo e la pressione al suo interno crolla. È qui che succede qualcosa di sorprendente.
Bolla che si forma o bolla che scoppia?
Per decenni gli scienziati hanno discusso se il suono fosse prodotto dalla formazione di una bolla di gas o dal suo collasso. La risposta è arrivata nel 2015 grazie a un esperimento ingegnoso: un gruppo dell'Università di Alberta guidato da Greg Kawchuk ha filmato in risonanza magnetica il momento esatto in cui un dito veniva tirato fino allo scrocchio. Lo studio, pubblicato su PLOS ONE con il titolo «Pull My Finger», ha mostrato che il rumore coincide con la rapida formazione di una cavità gassosa nel liquido, e non con il suo collasso. Il fenomeno è stato battezzato tribonucleazione.
Un successivo modello matematico, pubblicato nel 2018 su Scientific Reports, ha aggiunto sfumature suggerendo che anche il collasso parziale della bolla contribuisce al suono. La cosa interessante è che, dopo lo scrocchio, serve circa una ventina di minuti perché il gas si ridisciolga: ecco perché non si può far scrocchiare due volte di seguito la stessa nocca.
Far scrocchiare le dita fa male?
È la domanda che tutti si pongono. La risposta della scienza è rassicurante: non ci sono prove che lo scrocchio provochi artrosi. La dimostrazione più celebre, e divertente, è quella del medico americano Donald Unger, che per oltre 60 anni fece scrocchiare le nocche di una sola mano, lasciando l'altra come controllo. Risultato: nessuna differenza tra le due mani. Per questo esperimento autoinflitto Unger vinse, nel 2009, il premio Ig Nobel per la medicina. Studi epidemiologici più ampi, citati anche dalla Harvard Medical School, confermano che l'abitudine non aumenta il rischio di artrosi.
Un'abitudine innocua (ma fastidiosa)
Questo non significa che far scrocchiare le dita sia del tutto privo di effetti: alcune ricerche hanno osservato, in chi lo fa cronicamente e con forza, una possibile riduzione della forza di presa o un lieve gonfiore, ma i dati non sono univoci. In ogni caso, niente artrosi. Lo scrocchio resta dunque uno di quei piccoli misteri quotidiani del corpo umano che la scienza ha saputo svelare: una bolla che nasce nel buio di un'articolazione, e che facciamo «esplodere» decine di volte al giorno senza nemmeno pensarci.
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