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Perché l'urina è gialla: l'urobilina e l'enzima del 2024

Dalla degradazione dell'eme alla scoperta della bilirubina reduttasi BilR

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Bicchiere d'acqua versata, simbolo di idratazione e colore dell'urina
Bicchiere d'acqua versata, simbolo di idratazione e colore dell'urina

Ti sei mai chiesto perché l'urina è gialla? La risposta sta in una piccola molecola chiamata urobilina, il prodotto finale di una lunga catena biochimica che inizia con la distruzione dei globuli rossi. Per oltre 125 anni la fisiologia ha saputo cosa colora l'urina, ma non chi, nell'intestino, mettesse in moto la reazione decisiva. Solo nel gennaio 2024 un gruppo di ricercatori della University of Maryland e dei National Institutes of Health ha identificato l'enzima responsabile, chiudendo uno dei misteri più longevi della biologia umana. Curiosando, scopriamo insieme questo sorprendente viaggio molecolare.

Dal sangue all'urina: il viaggio dell'eme

Tutto comincia nei globuli rossi. Dopo circa quattro mesi di vita questi vengono smaltiti, e la molecola che trasporta l'ossigeno, l'emoglobina, viene scomposta. Il suo cuore chimico è l'eme, un anello contenente ferro. La sua degradazione segue una sequenza precisa e ben documentata dalla biochimica.

Prima l'eme viene convertito in biliverdina, un pigmento verdastro: è la stessa tonalità che a volte osserviamo attorno a un livido che guarisce. La biliverdina viene poi ridotta a bilirubina, un pigmento giallo-arancio. La bilirubina raggiunge il fegato, viene resa idrosolubile e riversata, attraverso la bile, nell'intestino. Qui avviene il passaggio chiave: i batteri della flora intestinale trasformano la bilirubina in urobilinogeno, un composto incolore.

L'urobilinogeno non resta incolore a lungo. Una parte viene riassorbita ed eliminata dai reni; a contatto con l'ossigeno si ossida spontaneamente in urobilina, il pigmento giallo che dà all'urina il suo colore caratteristico. Un'altra parte resta nell'intestino e si trasforma in stercobilina, responsabile del colore bruno delle feci. In sintesi: lo stesso scarto della demolizione del sangue colora due fluidi del nostro corpo.

Un enzima cercato per 125 anni

Il punto debole di questa catena era proprio il passaggio intestinale. Gli scienziati sapevano dalla fine dell'Ottocento che qualche microrganismo del colon convertiva la bilirubina in urobilinogeno, ma l'enzima batterico responsabile rimaneva sconosciuto. Era una lacuna sorprendente per un fenomeno così quotidiano.

La svolta è arrivata con lo studio pubblicato il 3 gennaio 2024 su Nature Microbiology da Brantley Hall e colleghi (University of Maryland e NIH). Combinando analisi biochimiche e genomica comparativa, il gruppo ha identificato l'enzima e l'ha battezzato bilirubina reduttasi, sigla BilR. È questo enzima, prodotto dai batteri intestinali, a ridurre la bilirubina in urobilinogeno.

«Questa scoperta svela finalmente il mistero dietro al colore giallo dell'urina», ha commentato Hall, sottolineando quanto fosse insolito che un fenomeno biologico così comune restasse senza spiegazione per oltre un secolo. Lo studio mostra che BilR è codificato quasi esclusivamente da batteri del phylum Firmicutes ed è praticamente onnipresente nell'intestino degli adulti sani.

Perché la scoperta conta per la salute

L'aspetto più rilevante dello studio non è estetico ma clinico. Analizzando i metagenomi intestinali, i ricercatori hanno osservato che BilR è spesso assente nei neonati e nelle persone con malattie infiammatorie intestinali. Da qui un'ipotesi affascinante: la mancanza di questo enzima potrebbe contribuire all'ittero neonatale, frequente nei primi giorni di vita quando la flora intestinale non è ancora matura, e alla formazione di calcoli biliari pigmentati.

L'eccesso di bilirubina nel sangue, infatti, non è solo un problema di colore: può provocare l'ingiallimento della pelle e degli occhi (l'ittero appunto) e, nei casi gravi nei neonati, danni neurologici. Comprendere quali batteri e quali enzimi gestiscono la bilirubina apre la strada a nuovi approcci basati sul microbiota. La ricerca è stata sostenuta dall'Intramural Research Program del NIH, dalla National Library of Medicine e da fondi della University of Maryland.

Provette e campioni in un laboratorio di analisi
L'analisi delle urine misura anche l'urobilinogeno. Foto: Polina Tankilevitch / Pexels.

Cosa cambia davvero il colore dell'urina

Se l'urobilina determina il giallo di base, l'intensità di quel colore dipende soprattutto da quanto è concentrata. Quando si beve a sufficienza, l'urina è abbondante e diluita, e appare di un giallo pallido, color paglierino. Quando si beve poco, i reni trattengono liquidi e l'urobilina si concentra: il colore vira verso il giallo carico e l'ambra. Secondo la Cleveland Clinic, un'urina giallo scuro è un segnale comune di lieve disidratazione e l'invito a bere di più.

C'è poi un caso curioso e innocuo: l'urina giallo brillante, quasi fluorescente. Spesso è dovuta a un eccesso di vitamina B2 (riboflavina), assunta con integratori o multivitaminici. Essendo idrosolubile, la quota in eccesso viene eliminata dai reni e tinge l'urina di un giallo acceso. È un fenomeno transitorio e privo di rischi.

Altri colori meritano invece attenzione. Tonalità rosse o brunastre, urina schiumosa o cambiamenti persistenti possono indicare la presenza di sangue, problemi epatici o renali e vanno valutati da un medico. Anche alcuni alimenti (come la barbabietola), farmaci e coloranti possono modificare temporaneamente il colore.

Una piccola molecola, una grande storia

La prossima volta che osservi il colore della tua urina, ricorda che stai guardando il capolinea di un viaggio straordinario: dai globuli rossi all'eme, dalla biliverdina alla bilirubina, fino all'urobilina prodotta grazie al lavoro silenzioso dei batteri intestinali e del loro enzima BilR. Un dettaglio quotidiano che ha tenuto in scacco la scienza per 125 anni e che oggi, finalmente svelato, potrebbe aiutarci a capire meglio l'ittero dei neonati e la salute del nostro microbiota.

Fonti e approfondimenti: lo studio originale su Nature Microbiology (Hall et al., 2024), il comunicato della University of Maryland, la versione integrale su PubMed Central, l'approfondimento del NIH / National Library of Medicine e la scheda della Cleveland Clinic sull'urina.

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