Curiosità
Codex Gigas: la «Bibbia del Diavolo», il libro medievale più grande
Pesa 75 chili, contiene un'intera enciclopedia medievale e un ritratto del diavolo a piena pagina: la storia del manoscritto più misterioso del Duecento.

Il Codex Gigas è il più grande manoscritto medievale giunto fino a noi, e anche il più inquietante. Alto 92 centimetri, largo mezzo metro e spesso 22, pesa circa 75 chilogrammi: per sfogliarlo o trasportarlo servono due persone. Ma la sua fama non dipende solo dalle dimensioni gigantesche, da cui prende il nome latino. A pagina 290 il volume ospita un ritratto a piena pagina del diavolo, alto quasi un metro, che gli è valso il soprannome con cui è conosciuto in tutto il mondo: la Bibbia del Diavolo.
Un libro che voleva contenere tutto il sapere
Realizzato all'inizio del XIII secolo, intorno al 1204-1230, nel monastero benedettino di Podlažice, in Boemia (oggi Repubblica Ceca), il Codex Gigas è una vera enciclopedia medievale. Accanto al testo completo della Bibbia nella versione latina della Vulgata, raccoglie le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe, le Etymologiae di Isidoro di Siviglia, la Cronaca di Boemia di Cosma di Praga, testi medici ispirati a Ippocrate e Galeno, un calendario, formule di esorcismo e incantesimi magici. Come spiega la scheda ufficiale della Biblioteca Nazionale di Svezia, che oggi lo custodisce, è un compendio di tutto ciò che un monastero del Duecento considerava conoscenza essenziale.
Le sue pagine sono ricavate dalla pelle di circa 160 animali, probabilmente asini o vitelli. L'analisi paleografica della scrittura ha rivelato un dettaglio sorprendente: l'intero testo, centinaia di migliaia di parole, sembra opera di un'unica mano, con una grafia rimasta uniforme dall'inizio alla fine. Un lavoro che, secondo gli studiosi, avrebbe richiesto a un solo copista venti o trent'anni di lavoro ininterrotto.
La leggenda del monaco e del patto col diavolo
La regolarità impressionante della scrittura ha alimentato per secoli una leggenda tenace. Si racconta che un monaco, condannato per una grave colpa a essere murato vivo, avrebbe promesso di scrivere in una sola notte un libro contenente tutta la sapienza umana, in cambio della salvezza. Resosi conto dell'impresa impossibile, avrebbe invocato il diavolo, che completò l'opera in cambio dell'anima. In segno di gratitudine — o di firma — il monaco avrebbe inserito il celebre ritratto di Satana.
La storiografia, naturalmente, smonta il racconto: il volume porta il nome di Herman l'Eremita (Hermanus inclusus), citato all'interno del manoscritto, e fu il frutto di un lavoro lunghissimo, non di una notte. Resta però un mistero affascinante: in un libro così devoto, il diavolo è l'unica grande figura raffigurata a piena pagina, posta significativamente di fronte a una rappresentazione della Città Celeste, la Gerusalemme paradisiaca.
Dal sacco di Praga alla Svezia
Il destino del Codex Gigas è quasi avventuroso quanto la sua leggenda. Dopo essere passato per vari monasteri boemi, finì nelle collezioni dell'imperatore Rodolfo II a Praga. Nel 1648, durante le ultime fasi della Guerra dei Trent'anni, le truppe svedesi saccheggiarono la città e portarono il manoscritto a Stoccolma come bottino di guerra. Da allora il volume è conservato presso la Kungliga biblioteket, la Biblioteca Nazionale di Svezia, dove sopravvisse anche a un incendio del 1697 che distrusse parte della collezione reale: fu salvato, si dice, gettandolo da una finestra.
Nel 2007 il Codex Gigas è tornato temporaneamente a Praga per una mostra, e oggi è interamente digitalizzato e consultabile online. Gli studi più recenti, sintetizzati anche dalla voce enciclopedica dedicata al manoscritto, continuano a interrogarsi su pagine mancanti — il volume originale ne aveva probabilmente 320, oggi ridotte a 310 — e su un'apparente alterazione della grafia del copista negli anni, forse segno di malattia o invecchiamento.
Perché continua ad affascinare
A differenza di altri enigmi librari come il Manoscritto di Voynich, il Codex Gigas è perfettamente leggibile: il suo latino è chiaro e il suo contenuto noto. Eppure conserva intatto il suo potere di suggestione, perché unisce in un solo oggetto la devozione assoluta e l'immaginario del male, lo sforzo sovrumano di un singolo uomo e il sospetto del soprannaturale. È, in fondo, il racconto perfetto di quanto la cultura medievale tenesse insieme fede, sapere e paura. Per chi vuole approfondire, la voce sul Codex Gigas dell'Enciclopedia Britannica offre una sintesi accurata delle ipotesi storiche oggi più accreditate.
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