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Disco di Nebra: la più antica mappa del cielo ha 3.600 anni

Un disco di bronzo dissotterrato da saccheggiatori in Germania nel 1999 è la più antica raffigurazione concreta del cosmo: Sole, Luna e le Pleiadi intarsiati nell'Età del Bronzo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il Disco di Nebra: disco di bronzo con patina blu-verde e simboli dorati che raffigurano Sole, falce lunare e stelle
Il Disco di Nebra: disco di bronzo con patina blu-verde e simboli dorati che raffigurano Sole, falce lunare e stelle

Il Disco di Nebra è la più antica rappresentazione concreta del cosmo mai ritrovata: un disco di bronzo di circa 30 centimetri di diametro, ricoperto da una patina blu-verde e intarsiato con simboli d'oro che raffigurano il Sole o la Luna piena, una falce lunare, una barca e una manciata di stelle. Realizzato nell'Età del Bronzo, intorno al 1600 a.C., questo oggetto dell'Europa centrale anticipa di oltre mille anni le mappe celesti dell'astronomia greca e ha costretto gli studiosi a rivedere ciò che credevano di sapere sulle conoscenze astronomiche delle società preistoriche.

Una scoperta nata da un saccheggio

La storia del disco è quasi un romanzo poliziesco. Nel luglio 1999 due cercatori abusivi di tesori, armati di metal detector, lo dissotterrarono sulla collina del Mittelberg, vicino alla cittadina di Nebra, nella Sassonia-Anhalt tedesca. Insieme al disco trovarono due spade, asce, scalpelli e bracciali in bronzo: un deposito rituale sepolto deliberatamente. I saccheggiatori danneggiarono uno dei bordi con la vanga e poi rivendettero il bottino sul mercato nero. Per tre anni l'oggetto passò di mano in mano, fino a quando, nel febbraio 2002, una vendita-trappola organizzata a Basilea permise alla polizia di recuperarlo. Da allora il disco è custodito ed esposto al Landesmuseum für Vorgeschichte di Halle, il Museo statale di preistoria della Sassonia-Anhalt.

Proprio perché era stato strappato al suo contesto archeologico in modo illegale, l'autenticità del disco fu inizialmente messa in dubbio. Solo le analisi successive sul terreno aderente al metallo, sulle altre suppellettili del deposito e sulla composizione delle leghe permisero di collocarlo con sicurezza nella cultura di Únětice, fiorita nell'Europa centrale tra il 2300 e il 1600 a.C.

Sole, Luna e il grappolo delle Pleiadi

Sulla superficie del disco gli archeologi hanno contato 32 stelle d'oro distribuite apparentemente a caso, più un gruppo compatto di sette punti. Quel piccolo grappolo è quasi unanimemente interpretato come l'ammasso delle Pleiadi, le "Sette Sorelle", uno dei riferimenti celesti più usati dalle civiltà antiche per scandire il calendario agricolo. Accanto compaiono un grande cerchio d'oro – il Sole o la Luna piena – e una sottile falce lunare.

L'ammasso stellare delle Pleiadi, le Sette Sorelle, ripreso nell'infrarosso dal telescopio Spitzer della NASA
Le Pleiadi, l'ammasso delle "Sette Sorelle" raffigurato sul disco. Immagine: NASA/JPL-Caltech (telescopio Spitzer).

La posizione reciproca della Luna sottile e delle Pleiadi non è casuale. Secondo gli astronomi che hanno studiato l'oggetto, la scena corrisponde alla configurazione del cielo primaverile e autunnale visibile in quella latitudine: la congiunzione tra la falce di luna e il grappolo stellare segnava i momenti in cui inserire un tredicesimo mese per riallineare l'anno lunare con quello solare. Il disco, in altre parole, avrebbe funzionato come uno strumento per sincronizzare il calendario, un problema concreto per chi doveva decidere quando seminare e quando raccogliere.

Quattro fasi, e un oro che cambia provenienza

Il Disco di Nebra non nacque tutto in una volta. Le analisi hanno individuato almeno quattro fasi di lavorazione successive. Nella prima vennero applicati il Sole/Luna, la falce e le 32 stelle. In un secondo momento furono aggiunti due archi dorati lungo i bordi, larghi 82 gradi: corrispondono esattamente all'angolo tra il punto in cui il Sole sorge e tramonta al solstizio d'estate e d'inverno alla latitudine del Mittelberg. Per fare spazio a uno degli archi una stella fu addirittura spostata. In una terza fase venne incisa in basso una struttura curva interpretata come una "barca solare", motivo diffuso nell'iconografia del Bronzo. Infine, una serie di fori lungo il margine.

Ancora più sorprendente è la geografia nascosta nei materiali. Le analisi isotopiche mostrano che il rame proviene dalle Alpi orientali, mentre l'oro dei primi simboli è stato ricondotto al fiume Carnon, in Cornovaglia, a oltre 1.500 chilometri di distanza. L'oro aggiunto in seguito ha invece una firma diversa. Il disco testimonia così una rete di scambi commerciali che, già 3.600 anni fa, attraversava l'intero continente europeo.

Cielo stellato notturno, simile a quello che gli artigiani dell'Età del Bronzo osservavano per costruire il loro calendario
Il cielo notturno osservato a occhio nudo: la materia prima degli astronomi preistorici. Foto: Kai Pilger / Pexels.

Perché il disco è così importante

Nel giugno 2013 l'UNESCO ha iscritto il Disco di Nebra nel registro della Memoria del Mondo, definendolo "una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo". Il suo valore non sta solo nell'età, ma nel fatto di unire arte, astronomia e religione in un unico oggetto portatile, prova che le comunità dell'Europa preistorica osservavano il cielo con un rigore che non immaginavamo. Come ricorda anche l'Agenzia Spaziale Europea, si tratta della più antica raffigurazione realistica del firmamento conosciuta al mondo.

Non tutti gli aspetti del disco sono compresi, e alcuni archeologi continuano a discutere le datazioni e le interpretazioni più ardite. Ma il consenso scientifico, riassunto nella documentazione disponibile sul reperto, lo colloca saldamente nel Bronzo centroeuropeo. Oggi una copia gira il mondo nelle mostre, mentre l'originale, con la sua patina color cielo notturno, resta a Halle: un frammento di bronzo grande come un piatto che racconta come, molto prima dei telescopi, l'umanità avesse già imparato a leggere le stelle.

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