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Effetto Coriolis: la forza invisibile che fa girare gli uragani

Non esiste davvero, eppure decide la rotazione dei cicloni, devia i proiettili e smonta il mito del lavandino.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
L'uragano Milton fotografato come tempesta di categoria 4 dalla Stazione Spaziale Internazionale
L'uragano Milton fotografato come tempesta di categoria 4 dalla Stazione Spaziale Internazionale

L'effetto Coriolis è una delle forze più sfuggenti della fisica: non si vede, non si tocca e non esiste nemmeno, in senso stretto. Eppure decide la direzione in cui ruotano gli uragani, devia le correnti oceaniche, manda fuori bersaglio i proiettili dell'artiglieria a lungo raggio e costringe i piloti di linea a correggere costantemente la rotta. È la firma invisibile che la rotazione della Terra lascia su tutto ciò che si muove sulla sua superficie.

Una forza che non c'è (ma si sente)

Gli scienziati la chiamano "forza apparente" o "pseudoforza". A differenza della gravità o dell'attrito, l'effetto Coriolis non nasce da un'interazione fisica fra corpi: compare soltanto perché osserviamo il movimento da un punto di vista che a sua volta sta ruotando. La Terra compie un giro completo su sé stessa in circa 23 ore e 56 minuti, e noi, fermi sulla sua superficie, viaggiamo con essa. All'equatore questo significa muoversi a oltre 1.600 km/h verso est, mentre ai poli la velocità di rotazione è quasi nulla. È questa differenza a generare l'effetto.

Il nome rende omaggio al matematico e ingegnere francese Gaspard-Gustave de Coriolis, che nel 1835 ne formulò la descrizione matematica in un articolo sul moto relativo dei sistemi meccanici, studiando le ruote idrauliche e i macchinari rotanti. Come spiega l'Encyclopaedia Britannica, Coriolis non pensava affatto a uragani o oceani: applicò l'idea alla meteorologia e all'oceanografia solo decenni dopo, soprattutto grazie agli studi del meteorologo americano William Ferrel.

Vortice di un uragano visto dall'alto con la caratteristica spirale di nubi
La spirale delle nubi di un ciclone tropicale è disegnata dalla deflessione di Coriolis. Credit: Pixabay / Pexels.

Perché gli uragani girano al contrario nei due emisferi

L'esempio più spettacolare è proprio quello atmosferico. Quando l'aria si muove da una zona di alta pressione verso una di bassa pressione, non procede in linea retta: viene deviata verso destra nell'emisfero boreale e verso sinistra in quello australe. Il risultato è che i cicloni ruotano in senso antiorario a nord dell'equatore e in senso orario a sud. L'agenzia statunitense NOAA ricorda che senza questa deflessione i venti soffierebbero dritti dal centro di alta pressione verso quello di bassa, e i grandi sistemi a spirale che chiamiamo uragani, tifoni e cicloni semplicemente non si formerebbero.

La stessa logica governa le correnti oceaniche e le grandi spirali di acqua chiamate "gyre": l'effetto Coriolis, combinato con l'attrito del vento sulla superficie del mare, dà origine al cosiddetto trasporto di Ekman, fondamentale per capire come si distribuiscono calore e nutrienti negli oceani del pianeta.

Lo sfatamento del mito del lavandino

Qui arriva la parte che sorprende quasi tutti. È diffusissima la convinzione che l'acqua del lavandino o del water giri in un senso nell'emisfero nord e nell'altro a sud, "per via di Coriolis". È falso. La forza di Coriolis su scala domestica è ridicolmente piccola: a quelle dimensioni e in quei tempi viene completamente sopraffatta dalla forma della vasca, da come è stata riempita e da impercettibili correnti residue dell'acqua.

A dimostrarlo con rigore fu l'ingegnere del MIT Ascher Shapiro, che nel 1962 pubblicò sulla rivista Nature il celebre esperimento "Bath-Tub Vortex": usando una vasca circolare di quasi due metri, acqua lasciata riposare per 24 ore e condizioni controllatissime, riuscì effettivamente a osservare una rotazione antioraria coerente con l'emisfero nord. Ma servirono precauzioni estreme proprio perché in un lavandino normale l'effetto è del tutto trascurabile. La morale: Coriolis conta su scala di centinaia di chilometri, non di centimetri.

Nubi temporalesche scure addensate in un cielo prima di una tempesta
Su scala di centinaia di chilometri l'effetto Coriolis modella i sistemi meteorologici; su scala di un lavandino è trascurabile. Credit: Johannes Plenio / Pexels.

Dai cannoni ai satelliti

Dove invece l'effetto è tutt'altro che trascurabile è nella balistica a lunga gittata. Durante la Prima guerra mondiale, il cannone tedesco a lunghissima distanza noto come "Pariser Kanonen" o "Cannone di Parigi" lanciava proiettili a oltre 120 km di distanza: a quelle gittate la deflessione di Coriolis spostava il punto d'impatto di parecchie centinaia di metri, e gli artiglieri dovevano calcolarla esplicitamente. Lo stesso vale oggi per i tiratori scelti a distanze estreme e per i missili balistici intercontinentali.

Il principio è sfruttato anche in chiave tecnologica: i moderni flussimetri di Coriolis misurano con altissima precisione la massa dei fluidi che attraversano una tubazione, mentre i giroscopi vibranti basati sullo stesso fenomeno sono il cuore dei sensori di movimento che stabilizzano l'immagine degli smartphone e orientano i droni. Come spiega la trattazione enciclopedica della forza di Coriolis, lo stesso identico principio fisico collega un uragano dei Caraibi al sensore che ruota nel telefono in tasca.

Una prova quotidiana della Terra che gira

L'effetto Coriolis è, in fondo, una delle prove più eleganti che il nostro pianeta ruota davvero. Insieme al celebre pendolo di Foucault, che oscilla apparentemente cambiando piano di oscillazione, dimostra che il "sistema di riferimento" su cui viviamo è in continuo movimento. La prossima volta che un meteorologo mostra la spirale di un uragano in un'immagine satellitare, vale la pena ricordare che quella curva non è disegnata dal vento, ma dalla rotazione silenziosa del mondo sotto i nostri piedi.

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