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Floriografia: il linguaggio segreto dei fiori in epoca vittoriana

Come un mazzo di fiori diventava una lettera d'amore in codice nell'Ottocento

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Illustrazione vittoriana del linguaggio dei fiori con composizione floreale e simboli
Illustrazione vittoriana del linguaggio dei fiori con composizione floreale e simboli

La floriografia, ovvero il linguaggio dei fiori, fu una raffinata moda ottocentesca che trasformava un mazzo in un messaggio cifrato. In un'epoca in cui la rigida etichetta vietava di dichiarare apertamente i sentimenti, una rosa, un rododendro o un semplice rametto potevano dire ciò che le parole non osavano. Capire la floriografia significa entrare in un mondo in cui ogni petalo aveva un significato e ogni composizione nascondeva un'intenzione.

Mazzo di fiori dai toni vintage che richiama le composizioni ottocentesche
Credit: Pexels

Che cos'è la floriografia

Con il termine floriografia si intende l'usanza, diffusa soprattutto nell'Ottocento, di attribuire significati simbolici precisi ai fiori e di servirsene per comunicare. Non contava solo la specie scelta: contavano anche il colore, il numero di steli, il modo in cui il mazzo veniva offerto o restituito. Un fiore porto con la mano destra poteva significare un "sì", offerto con la sinistra un "no"; un bocciolo capovolto rovesciava il proprio messaggio. Il bouquet diventava cosi una piccola lettera segreta, leggibile solo da chi possedeva la chiave giusta.

Questa pratica fioriva accanto a un'industria editoriale dedicata: i dizionari floreali. Quasi ogni salotto borghese teneva, accanto alla Bibbia, un manualetto per decifrare il linguaggio dei fiori. Il problema, come vedremo, era che i significati cambiavano da un libro all'altro, e questo rende oggi difficile distinguere la pratica storica reale dalle ricostruzioni successive.

Le radici: il "selam" turco e Lady Mary Wortley Montagu

La leggenda che fa risalire il linguaggio dei fiori all'Oriente nasce da una fonte precisa: le lettere scritte da Lady Mary Wortley Montagu durante il soggiorno a Costantinopoli tra il 1717 e il 1718, quando il marito vi era ambasciatore. La nobildonna inglese descrisse con entusiasmo il cosiddetto selam, un gioco di messaggi in cui agli oggetti si associavano frasi. In una pagina celebre scrisse che "non c'e colore, fiore, erba, frutto, sassolino o piuma che non abbia un verso a cui appartiene", aggiungendo che con esso si potevano inviare "lettere di passione, amicizia o cortesia, senza mai macchiarsi le dita d'inchiostro".

Le sue Turkish Embassy Letters, pubblicate postume nel 1763, ebbero enorme fortuna. C'e però un equivoco di fondo, segnalato già dallo studioso austriaco Joseph von Hammer-Purgstall: il selam ottomano era in realtà un gioco basato sulla rima degli oggetti, non sul loro significato simbolico. Montagu, affascinata, lo romanticizzo trasformandolo in un elaborato codice amoroso. Da quel fraintendimento, accolto da un pubblico di gusto orientaleggiante, prese le mosse la moda europea.

Illustrazione botanica di rose in stile Redoute, simbolo del linguaggio floreale
Credit: Wikimedia Commons

La moda in Francia e in Inghilterra

Fu in Francia che l'idea divenne un vero genere editoriale. Nel dicembre 1819 usci a Parigi Le Langage des Fleurs, firmato da Charlotte de Latour, pseudonimo di Louise Cortambert. Non era il primo testo in assoluto a parlare di simbologia floreale, ma fu il primo interamente dedicato all'argomento a raggiungere un successo di massa, diventando il modello di innumerevoli imitazioni. L'autrice fece illustrare l'opera da Pancrace Bessa, allievo del celebre Pierre-Joseph Redoute, abbinando incisioni eleganti alle descrizioni dei significati. Si puo consultare l'edizione digitalizzata su Gallica della Bibliothèque nationale de France.

Dalla Francia la passione dilago in Inghilterra, dove il sistema di de Latour fece da base ai numerosi manuali britannici dell'epoca vittoriana. La Royal Collection conserva splendidi esempi di questa tradizione del "linguaggio dei fiori". Il fenomeno si intreccio con il gusto vittoriano per il giardinaggio e per la botanica, che la Royal Horticultural Society contribui a diffondere presso un pubblico sempre piu vasto.

Alcuni significati: rosa, rododendro, aster

Qui occorre cautela: i significati che oggi diamo per scontati provengono in larga parte da dizionari ottocenteschi diversi tra loro, e non da un codice unico e condiviso. Con questa avvertenza, ecco alcuni esempi tra i piu ricorrenti:

  • Rosa rossa: amore profondo e passione. E il significato sopravvissuto fino a oggi, tanto da restare un luogo comune del corteggiamento moderno.
  • Rododendro: "attenzione" o "pericolo". Un'attribuzione coerente con la reale tossicità della pianta, che ne fa un avvertimento piu che un omaggio.
  • Aster: pazienza, ma anche eleganza e affetto delicato; in alcune interpretazioni saggezza.

Va detto che molti dei "significati vittoriani" che circolano su internet sono ricostruzioni tarde o semplificazioni: la stessa rosa cambiava senso a seconda del colore, del numero e perfino della presenza delle spine. La voce dedicata su Britannica ricorda quanto fosse fluida e variabile questa simbologia.

Fiori nell'arte e in Shakespeare

Il simbolismo floreale e molto piu antico della moda ottocentesca e affiora con forza nella pittura e nella letteratura. Nei dipinti dei maestri fiamminghi e nelle nature morte i fiori veicolavano spesso messaggi morali sulla caducità della vita. Ma l'esempio piu citato e teatrale: nell'Amleto di William Shakespeare, l'Ofelia impazzita distribuisce fiori alla corte (atto IV, scena 5) pronunciando significati ben precisi. "Ecco il rosmarino, e per il ricordo", dice, e poi "le viole del pensiero, sono per i pensieri"; offre poi la ruta, simbolo di pentimento e dolore.

"There's rosemary, that's for remembrance... and there is pansies, that's for thoughts."

Shakespeare scriveva intorno al 1600, oltre due secoli prima dei dizionari floreali: la sua Ofelia attinge a un simbolismo popolare gia radicato, non alla floriografia vittoriana. Quella scena, diventata iconica anche grazie ai pittori preraffaelliti come John Everett Millais, mostra come l'idea di "far parlare i fiori" precedesse di gran lunga la moda ottocentesca, che semplicemente la codifico e la rese di massa.

Tra storia e mito

La floriografia resta affascinante proprio per la sua ambiguità: fu una pratica reale e diffusa, ma costruita su un fraintendimento orientalista e su codici tutt'altro che univoci. Distinguere la storia documentata, le lettere di Montagu, il libro di de Latour, i versi di Shakespeare, dalle ricostruzioni moderne aiuta ad apprezzarla per ciò che fu davvero: un gioco colto e sentimentale, in cui un mazzo di fiori poteva valere piu di mille parole.

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