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Psicologia

Effetto Pollyanna: perche il cervello preferisce le parole positive

Dalla protagonista di un romanzo del 1913 ai big data linguistici: storia e prove di un pregiudizio verso il positivo

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Persona sorridente che guarda l'orizzonte con espressione serena e ottimista
Persona sorridente che guarda l'orizzonte con espressione serena e ottimista

Hai mai notato che, ripensando a una vacanza, ricordi soprattutto i momenti belli e lasci sbiadire gli imprevisti? Questa inclinazione ha un nome: effetto Pollyanna. Si tratta della tendenza generale degli esseri umani a usare, ricordare ed elaborare con maggiore facilita le parole e le informazioni positive rispetto a quelle negative. Non e ottimismo da cartolina, ma un fenomeno cognitivo studiato da decenni e confermato perfino dai big data linguistici.

Tessere con lettere che compongono parole positive su un tavolo
Credit: Pexels

Che cos'e l'effetto Pollyanna

Il termine fu coniato dagli psicologi Margaret W. Matlin e David J. Stang nel libro The Pollyanna Principle: Selectivity in Language, Memory, and Thought (Schenkman, 1978). Raccogliendo decine di studi sperimentali, i due autori mostrarono che il nostro sistema cognitivo non e neutrale: tende a privilegiare il materiale piacevole in piu fasi del trattamento dell'informazione.

In pratica, secondo Matlin e Stang, le persone si espongono piu volentieri agli stimoli positivi, impiegano meno tempo a riconoscere una parola gradevole rispetto a una sgradevole, e tendono a sovrastimare quanto frequentemente incontrano esperienze piacevoli. Un dettaglio interessante riguarda la memoria: piu il ricordo e lontano nel tempo, piu il richiamo diventa selettivo e tinto di positivita. La distanza, insomma, addolcisce il passato.

Da dove viene il nome

Il nome non e tecnico ma letterario. Pollyanna e la protagonista dell'omonimo romanzo della scrittrice statunitense Eleanor H. Porter, pubblicato nel 1913. La giovane orfana del libro pratica il cosiddetto "gioco della contentezza", cercando in ogni situazione, anche la piu difficile, un motivo per essere felice. Matlin e Stang presero in prestito quel personaggio per descrivere una disposizione che, in forma piu sfumata, riguarda quasi tutti noi.

Le radici linguistiche: la Pollyanna hypothesis

Prima ancora che il termine venisse formalizzato, due ricercatori avevano intuito che la positivita fosse inscritta nel linguaggio stesso. Nel 1969 Jerry Boucher e Charles E. Osgood pubblicarono sul Journal of Verbal Learning and Verbal Behavior l'articolo The Pollyanna Hypothesis (vol. 8, pp. 1-8). La loro tesi: esiste una tendenza umana universale a usare le parole valutativamente positive piu spesso, in modo piu vario e con maggiore facilita rispetto a quelle negative.

Attingendo a una serie di studi cross-culturali condotti su lingue diverse, Boucher e Osgood notarono che i termini positivi risultavano in media piu frequenti, piu ricchi di significato, usati con maggiore varieta e appresi piu rapidamente. Era la prima formulazione sistematica di un'idea che sarebbe rimasta in attesa di una verifica su scala davvero ampia.

Libro aperto su un tavolo in una biblioteca luminosa
Credit: Pexels

La conferma dei big data: PNAS 2015

Quella verifica e arrivata quasi mezzo secolo dopo. Nel 2015 un gruppo guidato da Peter Sheridan Dodds e Christopher M. Danforth dell'Universita del Vermont pubblico su PNAS lo studio Human language reveals a universal positivity bias. Il lavoro affronto la questione con una mole di dati senza precedenti.

  • Furono analizzate circa 100.000 parole tra le piu frequenti, estratte da 24 corpora (libri, social media, sottotitoli di film, siti web, giornali) in 10 lingue diverse per origine e cultura, tra cui inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese brasiliano, russo, arabo, coreano, cinese e indonesiano.
  • Ciascuna parola fu valutata da parlanti madrelingua su una scala di gradevolezza emotiva, per un totale di milioni di giudizi umani.
  • Il risultato fu netto: le parole piu usate di tutte le 24 raccolte mostravano un chiaro sbilanciamento verso il positivo, e questo orientamento risultava indipendente dalla frequenza d'uso delle parole.

Gli autori parlano di un "profondo segno della socialita umana" inscritto nel linguaggio. Per dirla con un'immagine ripresa dalla divulgazione del tempo, le imprecazioni esistono in ogni idioma, eppure ogni lingua, nel complesso, pende dalla parte della felicita. Da quel lavoro e nato anche lo strumento di misura del "sentiment" linguistico noto come hedonometer.

Il paradosso del bias di negativita

A questo punto sorge un'obiezione legittima. La psicologia conosce bene anche il fenomeno opposto, il bias di negativita: gli eventi spiacevoli, le critiche, le minacce ci colpiscono con maggiore intensita e lasciano una traccia piu marcata di quelli positivi. Una sola offesa puo rovinarci la giornata piu di dieci complimenti. Come conciliare le due cose?

La contraddizione e piu apparente che reale, perche i due principi operano su piani diversi. Il bias di negativita riguarda soprattutto l'intensita della reazione: di fronte a un pericolo o a un torto, il cervello reagisce con un'allerta sproporzionata, perche evolutivamente ignorare una minaccia costa piu caro che ignorare un'opportunita. L'effetto Pollyanna riguarda invece la frequenza e la disponibilita di base: nel flusso ordinario della vita quotidiana, parole, ricordi e attese sono mediamente piu positivi che negativi.

In altre parole: il negativo grida piu forte quando arriva, ma il positivo e piu presente in sottofondo. Quando non c'e un'emergenza, il nostro paesaggio mentale e linguistico tende al sereno; quando scatta l'allarme, la negativita prende il sopravvento sull'attenzione. Le due tendenze, lette cosi, non si elidono ma si completano.

Non confonderlo con l'ottimismo ingenuo

Vale la pena chiarire un equivoco. L'effetto Pollyanna non coincide con l'ottimismo ingenuo o con la "positivita tossica", quella pressione a vedere il lato buono di tutto negando i problemi reali. Il personaggio di Porter puo aver dato l'immagine, ma il principio descritto da Matlin e Stang e una regolarita statistica nel modo in cui elaboriamo le informazioni, non una scelta morale ne una filosofia di vita.

Riconoscere questa inclinazione e utile proprio per non esserne prigionieri. Sapere che tendiamo a ricordare il passato piu roseo di quanto fosse, o che gli annunci e i messaggi che ci circondano sono mediamente piu positivi del reale, ci aiuta a leggere con spirito critico le nostre stesse impressioni. L'effetto Pollyanna, in fondo, e una buona notizia sul linguaggio umano: a dispetto delle difficolta, costruiamo le nostre parole attorno a cio che ci fa stare bene. A patto di restare consapevoli, e un buon punto di partenza, non un finale obbligato.

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