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Grotta dei Cristalli di Naica: i selenite di 11 metri cresciuti per 500.000 anni a 58 °C

Sotto la Sierra di Chihuahua, una camera scoperta nel 2000 ospita i cristalli più grandi mai documentati sulla Terra

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Vista interna della Grotta dei Cristalli di Naica, in Messico, con le enormi travi di selenite
Vista interna della Grotta dei Cristalli di Naica, in Messico, con le enormi travi di selenite

Il 14 aprile 2000 i fratelli Juan e Pedro Sanchez, minatori dell'azienda Industrias Peñoles, stavano scavando un nuovo tunnel di drenaggio nella miniera di piombo, argento e zinco di Naica, nello Stato messicano di Chihuahua. A 290 metri di profondità, sotto il livello della falda freatica, la perforatrice aprì un varco in una cavità inattesa: una camera lunga circa 30 metri, piena fino al soffitto di travi cristalline traslucide, alcune lunghe oltre 11 metri e pesanti 55 tonnellate. Era la Cueva de los Cristales, una sala naturale che oggi i geologi considerano il deposito di cristalli più spettacolare conosciuto sulla Terra.

Cosa sono davvero i cristalli di Naica

I cristalli di Naica non sono diamanti né quarzi: sono selenite, la varietà trasparente e fibrosa del solfato di calcio biidrato, CaSO₄·2H₂O. Il minerale è lo stesso del banale gesso da imbianchino, ma cresciuto in dimensioni eccezionali. Le travi prismatiche più grandi misurate raggiungono 11,40 metri di lunghezza e 1,2 metri di diametro, secondo la scheda tecnica della Cave of the Crystals. Per fare un confronto, fino al 2000 i cristalli di selenite più grandi mai documentati erano quelli della vicina Cueva de las Espadas, scoperta a Naica nel 1910 e contenente prismi di circa 1-2 metri.

Le enormi travi di selenite della Grotta dei Cristalli di Naica fotografate con un esploratore di scala
Crediti: Alexander Van Driessche / Wikimedia Commons, CC BY 3.0. La figura umana fa capire la scala dei cristalli.

Perché qui, e perché così grandi

La risposta è in un equilibrio termodinamico estremamente delicato. La miniera di Naica si trova sopra una camera magmatica sepolta, che riscalda da sotto le acque ricche di solfati e calcio circolanti nella crosta. Lo studio guida sull'origine geologica è quello pubblicato nel 2007 su Geology dal cristallografo spagnolo Juan Manuel García-Ruiz (CSIC-Universidad de Granada): secondo l'analisi delle inclusioni fluide e dei rapporti isotopici, riassunti dalla letteratura geologica, i cristalli sono cresciuti per centinaia di migliaia di anni a una temperatura costante intorno ai 54-58 °C.

È un valore particolarissimo. Sopra i 58 °C, in queste acque, il solfato di calcio precipita come anidrite (CaSO₄ anidra). Sotto i 58 °C, invece, l'anidrite si disidrata lentamente e si ridissolve trasformandosi in gesso: gli ioni Ca²⁺ e SO₄²⁻ in soluzione vanno a depositarsi sui cristalli di selenite già presenti, che continuano a crescere di pochi nanometri all'anno. Le simulazioni di García-Ruiz, citate dalla rivista Scientific American, indicano una crescita compatibile con un'età dei cristalli più grandi attorno ai 500.000 anni, in un sistema dove la temperatura non è oscillata di più di un paio di gradi per tutto questo tempo.

Un ambiente quasi letale per chi entra

Visitare la grotta è oggi vietato e in passato era un'impresa al limite della sopravvivenza. L'aria della camera, prima del prosciugamento artificiale operato dalla miniera, si attestava su ~50-58 °C con il 90-99% di umidità relativa: il corpo umano non riesce a smaltire calore per evaporazione e dopo pochi minuti il rischio è il colpo di calore fatale. I ricercatori del progetto Proyecto Naica, condotto a partire dal 2006 dal team italiano de La Venta Esplorazioni Geografiche e dalla società messicana Peñoles, lavoravano con tute refrigerate ad acqua ghiacciata e maschere con aria climatizzata, restando comunque dentro la cavità mai più di 30-45 minuti per turno.

Campione di selenite, lo stesso minerale dei cristalli giganti di Naica
Crediti immagine: Goodfreephotos_com / Pixabay. La selenite è la varietà trasparente del gesso biidrato (CaSO₄·2H₂O).

Microbi dormienti tra i cristalli

Le inclusioni fluide intrappolate nei prismi non hanno restituito solo informazioni geochimiche. La biologa Penelope Boston, allora alla New Mexico Tech e poi direttrice del NASA Astrobiology Institute, ha annunciato nel 2017 alla riunione dell'American Association for the Advancement of Science di estrarre dai cristalli di Naica colonie di batteri e archea sopravvissuti per 10.000-50.000 anni dentro bollicine d'acqua sigillate nel gesso. La notizia, riportata da BBC News, ha riacceso l'interesse astrobiologico per la grotta: ambienti analoghi potrebbero esistere nel sottosuolo di Marte o nei mari interni di Europa e Encelado.

L'allagamento del 2017 e il futuro

Per anni la miniera ha pompato fuori l'acqua sotterranea per mantenere asciutte le gallerie e accessibile la Cueva de los Cristales. Quando nel 2015 Peñoles ha sospeso le attività estrattive, ha smesso anche il drenaggio. Entro il 2017, come documentato da National Geographic, la camera dei cristalli è tornata sommersa dall'acqua calda. Per gli scienziati questa è in realtà una buona notizia: nella loro condizione naturale, immersi nelle soluzioni sature di solfato, i cristalli sono protetti dall'evaporazione e, lentamente, continuano a crescere come hanno fatto per il mezzo milione di anni precedente.

Perché questa cavità conta per la scienza

La Grotta di Naica è un laboratorio termodinamico naturale: ci ricorda che minerali apparentemente banali, in condizioni di temperatura quasi perfettamente costante e in tempi geologici, possono raggiungere dimensioni che la cristallografia industriale, in cui le crescite sono di settimane o mesi, non saprà mai riprodurre. Per i geologi e gli astrobiologi è anche una sentinella: ogni grado in più o in meno, ogni perdita di equilibrio idrotermale, fermerebbe immediatamente la crescita o avvierebbe la dissoluzione. L'esistenza stessa di Naica è la prova che la Terra è capace di tenere, per centinaia di millenni, un cristallo nella sua “zona perfetta” di stabilità. Pochi metri sopra o sotto, e quel cristallo non sarebbe mai esistito.

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