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I dieci giorni scomparsi: la riforma del calendario del 1582

Nell'ottobre 1582 il giovedì 4 fu seguito direttamente da venerdì 15. Dieci giorni cancellati per ordine del papa: ecco perché.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di papa Gregorio XIII dipinto da Lavinia Fontana
Ritratto di papa Gregorio XIII dipinto da Lavinia Fontana

Immaginate di andare a dormire la sera di giovedì 4 ottobre 1582 e di svegliarvi il mattino dopo, regolarmente riposati, in un giorno che si chiama venerdì 15 ottobre 1582. Tra una data e l'altra mancano dieci giorni: il 5, il 6, il 7 e così via fino al 14 non sono mai esistiti. Non è fantascienza, ma ciò che accadde davvero in Italia, Spagna, Portogallo e Polonia in quell'autunno, per ordine di papa Gregorio XIII. Dietro quella cancellazione apparentemente assurda c'è una delle operazioni di precisione astronomica più riuscite della storia.

L'errore nascosto nel calendario giuliano

Per capire la riforma bisogna tornare a Giulio Cesare. Il calendario giuliano, in vigore dal 46 a.C., assegnava all'anno una durata media di 365 giorni e un quarto, introducendo un giorno bisestile ogni quattro anni. Il problema è che l'anno reale — il tempo che la Terra impiega a tornare nella stessa posizione rispetto al Sole, detto anno tropico — dura circa 365,2422 giorni. La differenza, poco più di undici minuti all'anno, sembra trascurabile, ma sommandosi produce uno scarto di circa un giorno ogni 128 anni. Come ricorda la voce dedicata al calendario giuliano dell'Enciclopedia Britannica, nel corso dei secoli quel piccolo errore si era trasformato in un divario considerevole.

Il punto delicato era religioso. Il Concilio di Nicea, nel 325 d.C., aveva fissato il calcolo della Pasqua a partire dall'equinozio di primavera, posto convenzionalmente al 21 marzo. Ma nel Cinquecento l'equinozio astronomico era ormai slittato all'11 marzo: dieci giorni di anticipo rispetto alla data ufficiale. La festa più importante del cristianesimo rischiava di scivolare lentamente verso l'estate.

La soluzione di Lilio e Clavius

Gregorio XIII affidò il problema a una commissione di esperti. Il progetto di base si deve al medico e astronomo calabrese Luigi Lilio (Aloysius Lilius), ma fu il matematico gesuita tedesco Christopher Clavius a perfezionarlo e a difenderlo dalle critiche. La riforma fu sancita dalla bolla pontificia Inter gravissimas del 24 febbraio 1582 e prevedeva due interventi.

Il primo era una correzione "una tantum": eliminare i dieci giorni accumulati per riportare l'equinozio al 21 marzo. Il secondo, più ingegnoso, doveva impedire che l'errore si ripresentasse. Venne quindi modificata la regola degli anni bisestili: restano bisestili gli anni divisibili per quattro, ma gli anni secolari (1700, 1800, 1900...) lo sono solo se divisibili per 400. Per questo il 2000 fu bisestile mentre il 1900 e il 2100 non lo sono. In questo modo si tolgono tre giorni ogni quattrocento anni, riportando la durata media dell'anno a 365,2425 giorni, vicinissima al valore reale.

Ritratto del matematico gesuita Christopher Clavius
Christopher Clavius, il gesuita che perfezionò e difese la riforma del calendario. Credit: Wikimedia Commons (dominio pubblico).

La notte dei giorni cancellati

L'attuazione avvenne nell'ottobre 1582, mese scelto perché povero di feste religiose importanti. Nei paesi cattolici che aderirono subito, al giovedì 4 ottobre seguì venerdì 15 ottobre. Un dettaglio curioso: la sequenza dei giorni della settimana non fu toccata. Il giovedì fu seguito da un venerdì, come sempre; furono solo i numeri del mese a saltare. Tra le conseguenze più note di questo salto c'è la data di morte della mistica spagnola Teresa d'Ávila, deceduta proprio nella notte tra il 4 e il 15 ottobre 1582: per questo le fonti la collocano in due date diverse.

Un continente a due velocità

L'adozione fu tutt'altro che immediata. Per ragioni politiche e religiose, i paesi protestanti e ortodossi guardarono con sospetto una riforma che portava il nome di un papa. Molti stati tedeschi e protestanti la accolsero solo nel Settecento. L'Inghilterra e le sue colonie aspettarono fino al 1752, quando dovettero cancellare ormai undici giorni: il mercoledì 2 settembre fu seguito da giovedì 14 settembre. La cronologia delle adozioni nazionali documentata dal portale specializzato timeanddate mostra un mosaico durato secoli.

Alcune transizioni furono pasticciate. La Svezia, nel tentativo di passare gradualmente, arrivò a inserire un improbabile 30 febbraio nel 1712. La Russia abbandonò il calendario giuliano solo nel 1918: per questo la celebre Rivoluzione d'Ottobre, datata 25 ottobre secondo il vecchio sistema, cadde in realtà il 7 novembre del calendario gregoriano. La Grecia fu tra gli ultimi paesi europei ad allinearsi, nel 1923.

Anche il passaggio inglese del 1752 è circondato da una leggenda tenace: si racconta che folle inferocite protestassero al grido di "ridateci i nostri undici giorni", convinte che il governo avesse rubato loro undici giorni di vita. Gli storici oggi ridimensionano quei tumulti, frutto più della propaganda politica dell'epoca che di reali rivolte di piazza. Il malinteso, però, rivela quanto il calendario sia per noi qualcosa di profondamente intuitivo e quasi sacro: toccarne i numeri equivale, nella percezione comune, a toccare il tempo stesso. Restavano poi questioni pratiche tutt'altro che banali, dalle scadenze dei contratti agli interessi sui prestiti, che dovettero essere ricalcolati per tenere conto dei giorni mancanti.

Incisione che raffigura Christopher Clavius al lavoro con strumenti astronomici
Incisione d'epoca che ritrae Clavius con gli strumenti del suo lavoro astronomico. Credit: Wikimedia Commons (dominio pubblico).

Un'eredità di sorprendente precisione

A più di quattro secoli di distanza, il calendario gregoriano è lo standard civile usato in quasi tutto il mondo. La sua accuratezza è notevole: come spiega la scheda dell'Enciclopedia Britannica sul calendario gregoriano, l'errore residuo rispetto all'anno tropico è di circa un giorno ogni 3.000 anni, un margine così piccolo da non richiedere alcun aggiustamento prima di un futuro lontanissimo. Quella che a uno sguardo distratto sembra un'autorità che cancella arbitrariamente dieci giorni è in realtà uno dei più eleganti esempi di come la matematica e l'astronomia abbiano rimesso in ordine il tempo che misuriamo ogni giorno.

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