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Il Turco: l'automa scacchista del 1770 che ingannava le corti

Storia della macchina che fingeva di pensare e dell'uomo nascosto al suo interno

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Incisione di Racknitz che mostra il presunto meccanismo interno dell'automa scacchista Il Turco
Incisione di Racknitz che mostra il presunto meccanismo interno dell'automa scacchista Il Turco

Nel 1770, alla corte dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, un misterioso automa scacchista vestito con abiti ottomani sembrava muovere i pezzi da solo, battendo nobili e diplomatici. Il Turco, costruito da Wolfgang von Kempelen, fu per quasi un secolo la macchina pensante piu celebre d'Europa. In realta era uno degli inganni piu raffinati della storia: dentro il mobile si nascondeva un giocatore umano in carne e ossa. Questa e la storia di una frode tecnologica durata 84 anni.

La nascita di una illusione

Nel 1769 von Kempelen, funzionario imperiale con solide basi di fisica e matematica, assistette a uno spettacolo di magia alla corte viennese. Promise all'imperatrice di costruire qualcosa di ben piu sorprendente e, sei mesi dopo, nel 1770, tornò con il suo automa. La macchina era costituita da un manichino a grandezza naturale, con turbante e barba scura, seduto dietro un grande mobile in legno sul quale era posata una scacchiera. Il cabinet misurava circa tre piedi e mezzo di lunghezza, due di profondita e due e mezzo di altezza.

Prima di ogni partita, von Kempelen apriva le ante del mobile mostrando al pubblico un intrico di ingranaggi e meccanismi a orologeria. Era teatro puro: un sedile scorrevole e una serie di sportelli permettevano all'operatore di spostarsi e restare sempre invisibile mentre le porte venivano aperte una dopo l'altra. La documentazione storica del Turco descrive un sistema di calamite: ogni pezzo aveva un piccolo magnete alla base che, attraverso il piano della scacchiera, segnalava le mosse a chi stava nascosto sotto.

Ritratto a carboncino di Wolfgang von Kempelen, l'inventore dell'automa Il Turco
Wolfgang von Kempelen, l'ideatore del Turco. Credito: Autore ignoto, Wikimedia Commons.

I tour europei e l'aneddoto di Napoleone

Dopo i primi trionfi viennesi, il Turco partì per una lunga tournee che lo portò nei salotti e nelle corti di mezza Europa. Vinse la maggior parte delle partite e affrontò avversari illustri. A Parigi nel 1783 giocò contro il piu forte scacchista del tempo, François-André Danican Philidor, che riuscì a batterlo ma definì l'incontro tra i piu impegnativi della sua carriera. Sempre a Parigi si misurò con Benjamin Franklin, che pare si fosse divertito molto nonostante la sconfitta.

L'aneddoto piu famoso riguarda Napoleone Bonaparte, che affrontò il Turco al castello di Schönbrunn nel 1809. Secondo i resoconti, l'imperatore tentò piu volte mosse irregolari per provocare la macchina; il Turco rispose rimettendo a posto i pezzi e infine spazzando via la scacchiera con un gesto del braccio. La partita, raccontata in molte fonti tra cui la ricostruzione della Britannica, si sarebbe conclusa con la vittoria dell'automa in pochissime mosse.

Il passaggio a Maelzel e l'avventura americana

Alla morte di von Kempelen, l'automa fu acquistato nel 1805 dall'inventore e impresario bavarese Johann Nepomuk Maelzel, lo stesso a cui si lega la diffusione del metronomo. Maelzel pagò 10.000 franchi, la meta della cifra richiesta, e rilanciò il Turco con nuove esibizioni in tutta Europa. Negli anni Venti dell'Ottocento portò la macchina oltre oceano, esibendola negli Stati Uniti a partire dal 1826.

Dietro le sue mosse si alternarono nel tempo alcuni dei migliori scacchisti del periodo, assunti in segreto come operatori: tra loro Johann Allgaier (probabilmente l'uomo nascosto contro Napoleone), William Lewis, Jacques Mouret e William Schlumberger. Erano loro il vero cervello del Turco. Per approfondire le figure coinvolte e la cronologia, e utile la scheda biografica di von Kempelen.

Scacchiera con pezzi in legno disposti per una partita, evocazione del gioco del Turco
Una scacchiera classica: il gioco al centro della grande illusione. Credito: Nothing Ahead / Pexels.

Poe smaschera la macchina

Molti sospettavano l'inganno, ma fu lo scrittore Edgar Allan Poe a costruire l'analisi piu lucida. Nel 1836 pubblicò il saggio Maelzel's Chess-Player, in cui smontava l'idea di una macchina davvero autonoma con una serie di argomentazioni logiche. Il suo punto chiave era semplice: una macchina puramente meccanica avrebbe dovuto vincere sempre, mentre il Turco a volte perdeva e commetteva errori. Da qui deduceva la presenza di una mente umana al comando.

Se fosse stata una pura macchina, avrebbe vinto ogni partita: l'imperfezione del gioco tradiva la presenza di un uomo.

Poe non azzeccò tutti i dettagli del meccanismo, ma il suo metodo deduttivo, lo stesso ragionamento per indizi che avrebbe poi affidato al detective Auguste Dupin, anticipò la nascita del racconto poliziesco moderno. Il testo integrale del saggio di Poe resta una delle prime grandi indagini razionali su un falso tecnologico.

La fine tra le fiamme e l'eredita

L'avventura del Turco si chiuse in modo drammatico. La macchina, ormai in disuso, era conservata in un museo di Filadelfia quando, il 5 luglio 1854, un incendio divampato al vicino National Theatre raggiunse l'edificio e distrusse l'automa, allora vecchio di 84 anni. Solo nel 1857 un articolo del figlio dell'ultimo proprietario, pubblicato su una rivista scacchistica, fornì la prima spiegazione completa del funzionamento, raccontando come un giocatore si infilasse nel mobile illuminandosi a candela.

Oggi il Turco vive una seconda vita simbolica. Quando nel 2005 Amazon lanciò la sua piattaforma di micro-lavoro umano dietro compiti che sembrano automatici, la battezzò Amazon Mechanical Turk, in onore della macchina che fingeva l'intelligenza nascondendo lavoro umano. A piu di due secoli di distanza, il Turco ci ricorda che dietro molte meraviglie tecnologiche puo ancora celarsi una persona in carne e ossa.

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