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Meccanismo di Anticitera: il primo computer della storia ha 2000 anni

Un relitto romano del I secolo a.C. ha restituito un calcolatore astronomico in bronzo di complessità inarrivabile per i successivi 14 secoli.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Frammento principale del meccanismo di Anticitera in bronzo esposto al Museo Archeologico Nazionale di Atene
Frammento principale del meccanismo di Anticitera in bronzo esposto al Museo Archeologico Nazionale di Atene

Nell'autunno del 1900 alcuni pescatori di spugne greci, sorpresi da una tempesta, gettarono l'ancora vicino all'isolotto di Anticitera, tra Creta e il Peloponneso. Immergendosi a circa 45 metri scoprirono il relitto di una nave romana affondata intorno al 60 a.C., carica di statue di bronzo e marmo. Tra i reperti recuperati l'anno seguente c'era un grumo di bronzo corroso grande come un libro: per decenni nessuno capì che si trattava dell'oggetto tecnologico più sofisticato dell'antichità, il meccanismo di Anticitera, considerato oggi il primo calcolatore analogico della storia.

Custodito al Museo Archeologico Nazionale di Atene, il dispositivo è sopravvissuto in 82 frammenti che contengono oltre trenta ruote dentate in bronzo e più di duemila caratteri greci incisi. Datato tra il 150 e il 100 a.C., non ha eguali tecnologici per i successivi quattordici secoli.

Il valore archeologico fu chiaro fin da subito per le statue, ma il grumo corroso restò trascurato per mezzo secolo: si temeva che, asciugandosi, il bronzo potesse sgretolarsi. Solo quando la massa si spaccò in più pezzi comparvero, all'interno, le sagome inequivocabili di ruote dentate, troppo regolari per essere un ornamento.

Un planetario tascabile in una scatola di legno

Il meccanismo era racchiuso in una cassa di legno delle dimensioni di circa 34 × 18 × 9 centimetri. Sul davanti una grande manopola permetteva di impostare una data; girandola, una serie di lancette mostrava la posizione del Sole, della Luna e — secondo le ricostruzioni più recenti — dei cinque pianeti allora conosciuti lungo lo zodiaco. Un indicatore riproduceva persino le fasi lunari grazie a una sferetta metà bianca e metà nera che ruotava su sé stessa.

Il cuore del congegno era un treno di ingranaggi di precisione. Una ruota principale da 223 denti riproduceva il ciclo di Saros, il periodo di poco più di 18 anni dopo il quale le eclissi si ripetono in sequenza simile. Sul retro due grandi quadranti a spirale mostravano il calendario lunisolare di 19 anni (il ciclo metonico) e proprio le previsioni delle eclissi di Sole e di Luna, complete di indicazioni sull'ora e perfino sul colore atteso.

Ricostruzione moderna del meccanismo di Anticitera vista frontale con quadranti e lancette
Ricostruzione moderna del fronte del meccanismo, con i quadranti delle posizioni astronomiche. Credit: Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

La genialità nascosta: gli ingranaggi epicicloidali

L'aspetto che più sbalordisce gli storici della scienza è il modo in cui i costruttori riprodussero il moto non uniforme della Luna. Sappiamo da Ipparco di Nicea che la Luna accelera e rallenta lungo la sua orbita ellittica: il meccanismo simulava questa irregolarità con un ingegnoso sistema "a perno e fessura" (pin-and-slot), in cui una ruota trascinava un'altra leggermente decentrata. È, di fatto, una soluzione meccanica a un problema di astronomia matematica, mille anni prima degli orologi astronomici medievali.

La prima vera indagine scientifica si deve al fisico inglese di Yale Derek de Solla Price, che negli anni Cinquanta e Sessanta usò le radiografie per contare i denti e nel 1974 pubblicò lo studio Gears from the Greeks. Ma fu solo l'imaging digitale del XXI secolo a svelare la complessità reale dell'oggetto.

Il 2006: la tomografia che ha letto l'illeggibile

Nel 2006 il team dell'Antikythera Mechanism Research Project, guidato da Tony Freeth e Mike Edmunds, pubblicò su uno studio su Nature i risultati ottenuti con una tomografia computerizzata a microfocus — una macchina da otto tonnellate costruita appositamente — e con la Reflectance Transformation Imaging, che fotografa la superficie da decine di angolazioni per far emergere incisioni invisibili a occhio nudo. Comparvero così iscrizioni nuove e la conferma del calcolo delle eclissi.

Due anni dopo, un secondo lavoro pubblicato sempre su Nature rivelò sul quadrante un piccolo cerchio con i nomi dei giochi panellenici — tra cui le Olimpiadi — e nomi di mesi del calendario di Corinto, indizio prezioso sull'origine geografica del congegno, forse legata alla scuola di Archimede a Siracusa o a Rodi.

Il frammento principale originale in bronzo corroso del meccanismo di Anticitera
Il frammento principale originale, con gli ingranaggi corrosi dal mare. Credit: Marsyas, Wikimedia Commons, CC BY 2.5.

Un manuale d'uso inciso nel bronzo

Le superfici del meccanismo erano coperte da migliaia di lettere greche minuscole: una sorta di libretto di istruzioni e, insieme, una legenda astronomica che descriveva i colori e le caratteristiche dei pianeti. Decifrare questo testo ha permesso agli studiosi di capire la funzione di quadranti altrimenti muti e di datare l'oggetto su base paleografica. È anche grazie a queste iscrizioni che oggi parliamo del meccanismo come di uno strumento didattico e astrologico, non di un semplice orologio: serviva a sapere, per qualunque data, dove si trovassero i corpi celesti e quando attendersi un'eclissi.

Il modello del Cosmo del 2021

La sfida più difficile è sempre stata ricostruire il display frontale, andato quasi del tutto perduto. Nel 2021 Freeth e il gruppo dello University College London hanno proposto su uno studio pubblicato su Scientific Reports un "modello del Cosmo" completo: un sistema di tubi concentrici e ingranaggi epicicloidali che riproduceva i cicli di Venere (462 anni) e Saturno (442 anni) ricavati dalle iscrizioni, restituendo le posizioni di tutti i corpi celesti noti. I ricercatori hanno poi costruito repliche funzionanti per dimostrare che il progetto era realizzabile con le tecniche dell'epoca.

Non sappiamo chi lo abbia costruito, né quanti esemplari simili circolassero: Cicerone, nel I secolo a.C., descrive una "sfera" meccanica capace di mostrare i moti del cielo attribuita ad Archimede, segno che oggetti del genere appartenevano a una tradizione perduta. Quel che è certo è che dopo il naufragio di Anticitera l'umanità impiegò più di un millennio per tornare a costruire macchine di pari precisione. Come ha sintetizzato la rivista dello Smithsonian, è "un computer di duemila anni fa" che continua a riscrivere la storia della tecnologia.

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