Curiosità
Surtsey: l'isola nata dal mare nel 1963 in Islanda
Come un'eruzione sottomarina creò una nuova isola e perche è diventata il laboratorio naturale UNESCO della colonizzazione biologica.

Surtsey non esisteva prima del 14 novembre 1963. Quel mattino, al largo della costa meridionale dell'Islanda, il cuoco del peschereccio Ísleifur II avvistò una colonna di fumo nero salire dall'oceano: non era un incendio a bordo, ma un'eruzione sottomarina che stava spingendo magma fino alla superficie del mare. Nel giro di pochi giorni emerse una nuova isola, battezzata Surtsey in onore di Surtur, il gigante di fuoco della mitologia norrena. Da allora questa terra appena nata è diventata il laboratorio naturale piu prezioso al mondo per osservare, dall'anno zero, come la vita colonizza un territorio vergine.
Un'isola costruita dal fuoco e dall'acqua
L'eruzione iniziò a circa 130 metri di profondita e raggiunse la superficie il 14 novembre 1963. Il violento contatto tra il magma incandescente e l'acqua marina generò esplosioni spettacolari di cenere e vapore: un meccanismo cosi caratteristico che da Surtsey i geologi hanno coniato il termine eruzione surtseyana, usato ancora oggi per descrivere fenomeni analoghi in tutto il pianeta. L'attivita proseguì per oltre tre anni e mezzo, fino al 5 giugno 1967.
Secondo la Surtsey Research Society, l'eruzione produsse complessivamente circa 1,1 km³ di materiale vulcanico, per il 60-70% cenere e tephra e per il restante 30-40% lava. Fu proprio l'effusione di lava, iniziata nel 1964, a corazzare l'isola e a renderla permanente: senza quella copertura solida, le onde l'avrebbero smantellata in poche stagioni come era gia accaduto ad alcuni isolotti effimeri emersi nelle vicinanze. Al termine dell'eruzione Surtsey misurava 2,7 km² e si innalzava per circa 174 metri sul livello del mare.
Perche l'UNESCO l'ha dichiarata Patrimonio dell'Umanita
Nel 2008 Surtsey è stata iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. La motivazione non riguarda la sua bellezza o la sua eta, ma il suo valore scientifico unico: è uno dei pochissimi luoghi sulla Terra in cui è possibile studiare la colonizzazione biologica di una terra completamente nuova, senza alcuna interferenza umana e con una data di nascita nota al giorno.
Come sottolinea anche lo Smithsonian Institution, l'isola offre un'opportunita irripetibile: osservare in tempo reale come piante, animali e microrganismi raggiungono e conquistano un substrato sterile. Per questo motivo l'accesso è severamente vietato. Solo un numero ristretto di ricercatori autorizzati può sbarcare, e con protocolli rigidissimi per non introdurre accidentalmente semi o organismi estranei: persino i resti di un pasto o un seme nascosto in una scarpa potrebbero falsare un esperimento naturale che dura ormai da oltre sessant'anni.
La vita arriva dal mare, dal vento e dagli uccelli
Gli scienziati seguono Surtsey fin dal 1964, e la cronologia della colonizzazione è straordinariamente precisa: ogni nuova specie viene registrata con l'anno del suo primo avvistamento, qualcosa che in natura accade raramente. I primi colonizzatori non furono piante, ma microrganismi: muffe, batteri e funghi comparvero prima ancora che spuntasse il primo filo d'erba, preparando il terreno per gli organismi piu complessi. Ecco alcune delle tappe documentate:
- 1965: compare la prima pianta vascolare, il ravastrello marittimo (Cakile arctica), spuntato sulla riva settentrionale da semi trasportati dalle correnti.
- 1967: vengono identificati i primi due muschi, Funaria hygrometrica e Bryum argenteum.
- 1970: arrivano i primi licheni sulla lava e nidificano i primi uccelli, la fulmaro glaciale e l'uria nera.
- 2004: compaiono i primi nidi di pulcinella di mare.
Gli uccelli si sono rivelati protagonisti decisivi. Le loro feci, i resti di cibo e i materiali portati per costruire i nidi hanno arricchito il suolo nudo di sostanze organiche, innescando un circolo virtuoso: piu nutrienti significano piu piante, piu piante significano piu insetti e piu uccelli. Una colonia di gabbiani insediatasi negli anni Ottanta ha accelerato in modo netto la crescita della vegetazione nella propria area. Entro il 2008, anno dell'iscrizione UNESCO, sull'isola erano state censite circa 69 specie di piante vascolari, accanto a decine di specie di uccelli e centinaia di invertebrati.
Un ecosistema osservato passo dopo passo
La sequenza con cui questi organismi si sono insediati è un esempio da manuale di successione ecologica primaria: il processo con cui la vita colonizza un substrato dove non era mai esistita prima. Surtsey permette di verificare sul campo teorie che altrove si possono solo ipotizzare, perche raramente conosciamo l'istante esatto in cui un ambiente è nato. I semi e le spore arrivano per tre vie principali: trasportati dalle correnti marine, sospinti dal vento o veicolati dagli uccelli, che li disperdono insieme alle proprie deiezioni. Studiare quali specie attecchiscono per prime, e in quale ordine, aiuta i ricercatori a comprendere fenomeni che vanno ben oltre l'Islanda, dalla rinascita di territori devastati dalle eruzioni fino al recupero di ambienti danneggiati dall'uomo.
Un'isola destinata a rimpicciolirsi
Surtsey, pero, non durera per sempre. Fin dalla fine dell'eruzione il mare ha ripreso a erodere le sue coste, soprattutto i depositi piu friabili di cenere e tephra. La sua superficie, che nel 1967 toccava i 2,7 km², si era gia ridotta a circa 1,3 km² nei rilievi degli anni Duemila, con una perdita stimata attorno a un ettaro l'anno.
Secondo i dati riportati dagli studi geologici, ai ritmi attuali gran parte dell'isola potrebbe trovarsi al livello del mare o appena sotto entro il 2100. È probabile, tuttavia, che l'erosione rallenti man mano che le onde raggiungeranno il nucleo di lava solida, piu resistente, lasciando in superficie un duro relitto roccioso a testimoniare la breve ma intensa vita di Surtsey. Fino ad allora, questa minuscola isola islandese continuera a raccontarci, capitolo dopo capitolo, come la vita riconquista il mondo a partire dal nulla.
Per approfondire, le fonti primarie restano la scheda UNESCO del sito, la Surtsey Research Society e la voce documentata su Surtsey con i relativi riferimenti scientifici.
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