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Metamorfosi: Ovidio e le arti in mostra alla Galleria Borghese

Dal 23 giugno al 20 settembre 2026, oltre 80 capolavori raccontano a Roma il poema che ha plasmato l'arte occidentale.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Il gruppo scultoreo Apollo e Dafne di Bernini, con Dafne che si trasforma in alloro
Il gruppo scultoreo Apollo e Dafne di Bernini, con Dafne che si trasforma in alloro

Quando Gian Lorenzo Bernini scolpì le dita di Dafne che si trasformano in foglie di alloro mentre Apollo la insegue, non fece altro che dare forma marmorea a un verso di un poeta latino vissuto sedici secoli prima. Quei versi sono le Metamorfosi di Ovidio, e dal 23 giugno al 20 settembre 2026 diventano il cuore di una grande mostra alla Galleria Borghese di Roma: "Metamorfosi. Ovidio e le arti", un viaggio in oltre duemila anni di immaginazione occidentale plasmata da un solo libro.

Il poema che ha nutrito l'arte occidentale

Composte intorno all'8 d.C., le Metamorfosi sono un poema in quindici libri che raccoglie circa duecentocinquanta miti incentrati su un unico filo conduttore: la trasformazione. Dei che diventano animali, ninfe che si mutano in piante, esseri umani pietrificati o trasfigurati in costellazioni. Ovidio trasforma il mito in un flusso continuo di immagini, e proprio per questo il suo poema è diventato, nei secoli, una sorta di repertorio inesauribile per pittori e scultori. Senza Ovidio non esisterebbero molti dei capolavori che oggi affollano i musei del mondo, da Tiziano a Rubens, da Poussin a Bernini.

La Galleria Borghese è il luogo ideale per questo racconto, perché custodisce alcune delle più celebri "metamorfosi" mai scolpite. Il giovane Bernini, all'inizio del Seicento, realizzò proprio qui per il cardinale Scipione Borghese le sue prove più ardite: l'Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina, in cui il marmo sembra farsi carne, corteccia, lacrime. Mettere in dialogo questi gruppi scultorei con i prestiti internazionali è l'idea che muove l'intero progetto.

Il gruppo scultoreo del Ratto di Proserpina di Bernini, con la mano che affonda nel marmo
Il "Ratto di Proserpina" di Bernini, conservato alla Galleria Borghese: un mito raccontato da Ovidio nel quinto libro delle Metamorfosi. Credit: Architas / Wikimedia Commons.

Oltre 80 capolavori in dialogo

La mostra riunisce più di ottanta opere provenienti da importanti istituzioni internazionali, scelte per illustrare la forza immaginativa del poema ovidiano. Il percorso, come spiega la presentazione della rivista Finestre sull'Arte, indaga la trasformazione come principio universale: un'idea capace di reinterpretare la materia, il cosmo e la condizione umana. Dipinti, sculture, disegni e arti decorative si rincorrono lungo le sale del Casino Borghese, intrecciandosi con le opere della collezione permanente.

A firmare il progetto sono due curatori d'eccezione: Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese e storica dell'arte di fama internazionale, e Frits Scholten, già curatore del Rijksmuseum di Amsterdam e specialista di scultura. La loro scelta è quella di non limitarsi a illustrare i singoli miti, ma di mostrare come l'idea stessa di "metamorfosi" — il passaggio, il confine, la trasformazione — abbia attraversato la storia dell'arte come un nervo scoperto.

Perché Ovidio parla ancora a noi

Può sembrare strano che un poema di duemila anni fa risulti tanto attuale. Eppure il tema della trasformazione — dei corpi, delle identità, della natura — è oggi più sentito che mai. Le Metamorfosi raccontano un mondo instabile, in cui nulla resta uguale a sé stesso, e in cui la fragilità si fa bellezza. Non a caso il poema, condannato insieme al suo autore all'esilio da Augusto, è sopravvissuto a tutto, copiato nei monasteri medievali e riscoperto con passione dal Rinascimento in poi. La voce enciclopedica dedicata alle Metamorfosi ricorda quanto profondamente esse abbiano influenzato anche la letteratura, da Dante a Shakespeare.

Una delle sale affrescate della Galleria Borghese a Roma
Le sale affrescate della Galleria Borghese: la mostra dialoga con la collezione permanente e con l'architettura del Casino. Credit: Livioandronico2013 / Wikimedia Commons.

Informazioni pratiche

Titolo: "Metamorfosi. Ovidio e le arti". Sede: Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5, Roma. Date: dal 23 giugno al 20 settembre 2026. Curatori: Francesca Cappelletti e Frits Scholten.

L'accesso alla Galleria Borghese avviene esclusivamente su prenotazione obbligatoria, con ingressi scaglionati a fasce orarie e un numero contingentato di visitatori per turno: è quindi consigliabile acquistare il biglietto con largo anticipo, soprattutto nei weekend estivi. Orari, tariffe e disponibilità aggiornate sono pubblicati sul sito ufficiale della Galleria Borghese, dove si effettua anche la prenotazione. Il museo è facilmente raggiungibile dal centro di Roma attraverso i giardini di Villa Borghese, e la visita alla mostra è compresa nel percorso ordinario della collezione. Un'occasione per riscoprire, tra marmi e tele, quanto ancora viva sia la lezione di un poeta che fece della trasformazione la chiave di lettura di tutto l'esistente.

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