Curiosando si impararivista di curiosità

Psicologia

Bump di reminiscenza: perché ricordiamo meglio la giovinezza

Gli adulti rievocano in modo molto più vivido gli eventi tra i 10 e i 30 anni. Identità, prime volte e copioni culturali spiegano la «gobba» dei ricordi.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Collezione di vecchie fotografie conservate in una scatola di legno, simbolo dei ricordi
Collezione di vecchie fotografie conservate in una scatola di legno, simbolo dei ricordi

Chiedi a una persona di sessant'anni di raccontarti i ricordi più vividi della sua vita e, con ogni probabilità, una parte sproporzionata di essi risalirà a un periodo ben preciso: tra i dieci e i trent'anni. Il primo amore, l'università, un viaggio, una canzone, un trasloco, l'inizio di una carriera. Gli psicologi chiamano questo fenomeno bump di reminiscenza (in inglese reminiscence bump): la tendenza, negli adulti maturi e anziani, a ricordare in modo molto più ricco e dettagliato gli eventi della propria adolescenza e prima età adulta rispetto a quelli di altri periodi.

Una gobba nella curva dei ricordi

Il fenomeno emerge con regolarità sorprendente negli studi sulla memoria autobiografica. Quando si chiede a persone over 40 di elencare i ricordi personali che vengono loro in mente, e poi si distribuiscono questi ricordi lungo l'arco della vita, non si ottiene una curva uniforme né una semplice discesa verso il passato più remoto. Compare invece una "gobba" ben visibile in corrispondenza degli anni della giovinezza. Il resto della curva segue altre due regole note: pochissimi ricordi dei primissimi anni (la cosiddetta amnesia infantile) e molti ricordi recenti, che sbiadiscono col tempo secondo la classica curva dell'oblio.

Gran parte del lavoro pionieristico su questo tema si deve allo psicologo David Rubin della Duke University, che a partire dagli anni Ottanta documentò il fenomeno in numerose ricerche sulla memoria autobiografica, mostrando quanto fosse robusto e ricorrente in popolazioni diverse.

Pila di dischi in vinile disposti su uno scaffale, simbolo della musica della giovinezza
Le canzoni amate tra i 10 e i 30 anni restano impresse per tutta la vita: è uno dei volti del bump di reminiscenza. Credit: Markus Spiske / Pexels

Non solo eventi: anche musica e libri

Il bump di reminiscenza non riguarda solo gli episodi vissuti, ma anche i gusti culturali. Numerose ricerche hanno mostrato che le canzoni, i film e i libri che amiamo di più, e che giudichiamo "i migliori di sempre", tendono a essere quelli a cui siamo stati esposti proprio durante l'adolescenza e la prima età adulta. È una delle ragioni per cui ognuno tende a considerare "la vera musica" quella della propria gioventù, e per cui le emittenti radiofoniche costruiscono palinsesti nostalgici mirati a fasce d'età precise. Alcuni studi hanno persino osservato un secondo, piccolo "bump musicale" trasmesso dai genitori ai figli: i brani ascoltati in casa durante l'infanzia, perché amati da mamma e papà, possono lasciare una traccia affettiva che dura tutta la vita. La colonna sonora della nostra esistenza, in larga parte, si registra in quella finestra di anni e raramente viene riscritta del tutto in seguito.

Perché proprio quegli anni?

Le spiegazioni proposte dagli psicologi sono diverse e probabilmente complementari. La prima è l'ipotesi cognitiva: tra i dieci e i trent'anni accadono moltissime cose per la prima volta – il primo bacio, il primo lavoro, l'indipendenza, scelte decisive. Le esperienze nuove e non ripetitive vengono codificate in modo più profondo e distintivo, e quindi si ricordano meglio delle routine che riempiono gli anni successivi.

La seconda è l'ipotesi dell'identità: è in quella fase che costruiamo l'immagine di chi siamo. I ricordi legati alla formazione del nostro "io" diventano pietre angolari della nostra storia personale e vengono richiamati più spesso, rafforzandosi a ogni rievocazione. La terza è l'ipotesi del copione culturale di vita (cultural life script), formulata dai ricercatori Dorthe Berntsen e David Rubin: ogni cultura prevede una sequenza "attesa" di eventi importanti – diploma, amore, matrimonio, primo figlio, primo lavoro – che si concentrano proprio nella giovinezza. Questo copione condiviso funziona come un'impalcatura che facilita l'immagazzinamento e il recupero dei ricordi corrispondenti.

Vecchie fotografie in bianco e nero conservate in una scatola di legno
I ricordi della giovinezza diventano le pietre angolari della nostra identità. Credit: Miray Bostancı / Pexels

Un fenomeno che cambia con la prospettiva

Un dettaglio interessante è che la posizione del bump può spostarsi a seconda di cosa si chiede di ricordare. Se invece dei ricordi più importanti si chiedono quelli più tristi, la gobba tende ad attenuarsi o a spostarsi, segno che il copione culturale – fatto soprattutto di eventi positivi e attesi – gioca un ruolo nel modellarla. Questo suggerisce che il bump non sia solo un fatto neurologico legato alla qualità della codifica, ma anche un prodotto del modo in cui costruiamo e raccontiamo la nostra biografia.

Perché ci riguarda tutti

Comprendere il bump di reminiscenza aiuta a capire perché la nostalgia ha un peso così grande nelle nostre vite e nel marketing che ci circonda: riportare le persone agli anni della loro giovinezza significa toccare il deposito di ricordi più denso e più carico di emozioni. Spiega anche perché, invecchiando, tendiamo a "tornare" mentalmente a quel periodo. E offre un suggerimento pratico: se i ricordi più solidi nascono dalle esperienze nuove e significative, allora continuare a vivere "prime volte" anche in età adulta – viaggi, sfide, apprendimenti – è un modo per arricchire la nostra memoria futura. Come mostra l'ampia letteratura scientifica sul bump di reminiscenza, la nostra storia personale non è un archivio neutro, ma una mappa fatta soprattutto dei momenti in cui siamo diventati noi stessi.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te