
Effetto posizione seriale: perché ricordiamo l'inizio e la fine
L'effetto posizione seriale fa sì che di un elenco ricordiamo soprattutto i primi e gli ultimi elementi. Due meccanismi di memoria spiegano questa curva a U. Ecco come.
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L'effetto posizione seriale fa sì che di un elenco ricordiamo soprattutto i primi e gli ultimi elementi. Due meccanismi di memoria spiegano questa curva a U. Ecco come.

La verita illusoria e il meccanismo per cui ripetere un'affermazione, anche falsa, la fa sembrare piu vera. Dalla scoperta del 1977 agli studi sul knowledge neglect: ecco perche le fake news funzionano e come difendersi.

L'euristica della disponibilità ci fa giudicare probabile ciò che ricordiamo con facilità: ecco perché temiamo l'aereo più dell'auto e i rischi sbagliati.

Hai appena imparato una parola nuova e all'improvviso la senti dappertutto. Non è magia né coincidenza: è l'illusione di frequenza, un bias cognitivo spiegato dalla scienza.

Il bias di negativita spinge il cervello a dare piu peso a eventi, emozioni e notizie negative. Scopriamo le prove di Rozin, Baumeister, Ito e Cacioppo e le radici evolutive di questa tendenza.

Il «bump di reminiscenza» è la tendenza a ricordare meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni. Identità, esperienze nuove e copioni culturali spiegano perché la giovinezza resta così vivida.

Nella «cecità alla scelta» le persone non notano che la loro decisione è stata segretamente scambiata e difendono con convinzione una preferenza mai espressa. Cosa rivela sulla mente umana.

L'effetto Stroop rende lento nominare il colore di una parola che ne indica un altro. L'esperimento del 1935 svela l'automaticità della lettura e oggi è un test neuropsicologico.

Cercare di sopprimere un pensiero lo rende più insistente. È la teoria dei processi ironici di Daniel Wegner, nata da un esperimento sull'impossibile compito di non pensare a un orso bianco.

L'effetto Mandela è il ricordo falso collettivo: niente universi paralleli, ma la memoria che ricostruisce invece di registrare. Lo studio del 2022 sull'effetto visivo.

Di una sequenza ricordiamo bene le prime voci (primacy) e le ultime (recency), ma non il centro. L'effetto posizione seriale rivela come funziona la memoria.

Scopri una parola o un'auto nuova e all'improvviso la vedi ovunque. È l'effetto Baader-Meinhof, o illusione di frequenza: ecco perché il cervello ci inganna.

Il bias di negatività è la tendenza del cervello a dare più peso a eventi e informazioni negative rispetto a quelle positive. 'Il male è più forte del bene', sintetizza un celebre studio del 2001. Ecco perché.

Quando un evento è successo, ci sembra inevitabile. Baruch Fischhoff lo dimostrò nel 1975: chi sa l'esito di una guerra crede di averlo previsto. È l'hindsight bias.

Il test inventato a Nashville nel 1935 misura una delle automazioni più potenti del cervello: la lettura. Quando significato del testo e colore dell'inchiostro non coincidono, ci mettiamo il doppio del tempo a rispondere. Cosa rivela.

Wason chiese ai partecipanti di scoprire una regola che generava la sequenza 2-4-6 facendo prove. Solo il 21% trovò la regola corretta. Il resto cercò esempi che confermassero la prima ipotesi: il bias di conferma in laboratorio.

L'effetto Bouba/Kiki, descritto da Wolfgang Köhler nel 1929 e riportato in primo piano da Ramachandran nel 2001, è una scoperta cardine della psicolinguistica.

L'effetto McGurk dimostra che ciò che 'sentiamo' è in realtà un compromesso fra ciò che l'orecchio raccoglie e ciò che gli occhi vedono. Anche conoscendo l'illusione, non scompare.

Dopo ore di Tetris, chiudendo gli occhi continui a vedere blocchi cadere. È il Tetris Effect, fenomeno che lo psicologo di Harvard Robert Stickgold ha trasformato in una scoperta sulla memoria — anche con amnesici incapaci di ricordare il gioco.

Centinaia di migliaia di persone ricordano un evento che non si è mai verificato. Lo psicologo Elizabeth Loftus lo studia da quarant'anni, l'investigatrice Fiona Broome gli ha dato il nome nel 2009. Cosa rivela sul funzionamento del nostro cervello.

L'effetto Cocktail Party è la capacità del cervello di isolare una singola voce dentro un brusio di conversazioni. Colin Cherry lo studiò nel 1953 e da allora la psicologia dell'attenzione non è più stata la stessa.

L'effetto Zeigarnik è la tendenza a ricordare meglio i compiti incompiuti rispetto a quelli portati a termine. Scoperto nel 1927 al ristorante, oggi è alla base di abitudini, produttività e cliffhanger televisivi.