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Psicologia

Il gorilla invisibile (1999): perché metà delle persone non vede una scimmia che attraversa lo schermo

Daniel Simons e Christopher Chabris a Harvard hanno dimostrato che bastano un compito di conteggio di pochi secondi per rendere ciechi al 50% degli osservatori a un uomo in costume da gorilla che si batte il petto.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Uomini che giocano a basket: il video del gorilla invisibile mostra due squadre di basket che si passano la palla
Uomini che giocano a basket: il video del gorilla invisibile mostra due squadre di basket che si passano la palla

Un video di 75 secondi: due squadre, una in maglia bianca e una in maglia nera, si passano due palloni da basket muovendosi in cerchio davanti alla telecamera. Allo spettatore viene chiesto un compito semplice: contare il numero esatto di passaggi che fa la squadra bianca, ignorando quella nera. Dopo 30 secondi, sullo schermo entra un uomo travestito da gorilla. Si ferma al centro, guarda dritto in camera, si batte il petto per nove secondi, poi esce dal lato opposto. Quando il video finisce, lo sperimentatore chiede al partecipante: «hai notato qualcosa di strano?». La metà delle persone risponde di no. Nemmeno una scimmia che si batte il petto al centro dello schermo riesce a entrare nella loro coscienza. È il famoso esperimento del gorilla invisibile, pubblicato nel 1999 da Daniel J. Simons e Christopher F. Chabris su Perception.

Da Harvard a una scimmia di gomma

L'esperimento era stato concepito da Simons (allora ad Harvard) e Chabris (allora ad Union College) per dimostrare in modo spettacolare un fenomeno scoperto dagli anni Settanta dalla psicologa Ulric Neisser: la cecità inattentiva (inattentional blindness). Quando l'attenzione è impegnata in un compito, percepiamo coscientemente solo gli stimoli pertinenti al compito stesso. Tutto il resto, anche se cade nel campo visivo, può semplicemente non essere registrato dalla coscienza. Neisser aveva ottenuto effetti simili nel 1975 con video di donne che si passavano una palla mentre, in trasparenza, un uomo con un ombrello attraversava la scena: il 35 per cento dei soggetti non lo vedeva. Simons e Chabris vollero spingersi oltre. Lo riassume ottimamente la voce divulgativa tutor2u.

I numeri esatti dello studio originale

Lo studio del 1999, intitolato Gorillas in Our Midst: Sustained Inattentional Blindness for Dynamic Events, fu condotto su 228 studenti di Harvard. Furono testate quattro condizioni: video con squadre «trasparenti» o «opache», compito di conteggio facile (passaggi totali) o difficile (passaggi specifici). I risultati medi: il 54 per cento dei partecipanti non vedeva l'evento inatteso (gorilla o un'altra figura). Nella condizione con squadre trasparenti e compito difficile, la percentuale di «ciechi» saliva al 67 per cento. Il PDF originale dello studio è disponibile sul sito personale di Christopher Chabris.

Le persone che non vedevano il gorilla erano profondamente stupite quando lo sperimentatore mostrava loro il video una seconda volta senza compito di conteggio: «ma quando è entrato?», «era nello stesso video?», alcuni accusavano il ricercatore di aver sostituito la videocassetta. È una reazione tipica della cecità inattentiva: il soggetto non ricorda di non aver visto il gorilla — ricorda di non averlo visto, e questo è impossibile da accettare razionalmente. Lo spiega bene la voce sulla Practical Psychology.

Uomini giocano a basket in palestra: il setting del video originale del gorilla invisibile è ispirato a questa scena
Foto di Andrea Piacquadio, Pexels.

Non è un difetto, è una funzione

La cecità inattentiva non è una malattia. È una conseguenza inevitabile della struttura del nostro sistema cognitivo. Ogni secondo i nostri occhi ricevono circa 10 milioni di bit di informazione visiva, ma la corteccia visiva primaria può elaborarne soltanto una frazione minima: tutto il resto deve essere selezionato. L'attenzione è la funzione che fa questa selezione, ed è progettata per essere brutale. Se il compito assegnato è «conta i passaggi», l'attenzione cerca le mani che si muovono, le palle che volano, le maglie bianche. Tutto ciò che non rientra in questi parametri viene gradualmente eliminato dalla coscienza, anche se la retina lo registra perfettamente. Lo spiega in modo accessibile Live Science in un articolo del 2010 che riassume il decennio successivo di studi.

Cos'altro non vediamo

Negli anni successivi alla pubblicazione del 1999, l'effetto è stato esteso a contesti reali con risultati allarmanti. Nel 2013 Trafton Drew e collaboratori della Brigham and Women's Hospital di Boston hanno mostrato a 24 radiologi esperti una TAC del torace di un paziente, chiedendo loro di cercare noduli polmonari. Nell'angolo destro dell'immagine fu inserita una piccola figura di gorilla ad alta risoluzione, grande quanto una scatola di fiammiferi. Ventiquattro radiologi su trentadue (il 75 per cento) non si accorsero del gorilla, pur essendo specialisti addestrati a esaminare quelle immagini per professione. Lo studio è pubblicato in Psychological Science.

Altre dimostrazioni hanno coinvolto piloti di simulatore di volo (che non vedevano un aereo sulla pista durante l'atterraggio se erano impegnati nel display heads-up), agenti di sicurezza (che mancavano coltelli e armi in immagini ai raggi X di valigie quando troppo concentrati a contare altri oggetti), automobilisti (che non vedevano motociclette in arrivo, le cosiddette «looked but failed to see» collisions). L'industria automobilistica usa oggi il principio della cecità inattentiva per progettare sistemi di allerta «cross-modal»: se il guidatore non vede visivamente un pedone in attraversamento, riceve un allarme acustico, perché un'altra modalità sensoriale è meno facile da ignorare.

Ritratto ravvicinato di un gorilla: nel video dell'esperimento un attore in costume da gorilla si batte il petto al centro della scena
Foto di Miguel Cuenca, Pexels.

Il libro e l'eredità

Nel 2010 Simons e Chabris hanno pubblicato un libro divulgativo, The Invisible Gorilla: How Our Intuitions Deceive Us, che ha venduto oltre 250.000 copie ed è stato tradotto in 25 lingue (in italiano: Il gorilla invisibile. E altre illusioni nella nostra mente). Il libro estende il concetto a sei illusioni quotidiane: dell'attenzione, della memoria, della fiducia, della conoscenza, della causa, del potenziale. Nel 2004 i due ricercatori hanno vinto il Ig Nobel Prize for Psychology per lo studio originale, premio satirico ma molto ambito assegnato ogni anno alle ricerche «che prima fanno ridere, poi fanno pensare».

Lo studio del gorilla è uno dei più replicati della psicologia cognitiva. Il video originale è oggi liberamente disponibile sul sito theinvisiblegorilla.com e ha superato i 26 milioni di visualizzazioni su YouTube. Per chi lo guarda per la prima volta, contando i passaggi della squadra bianca, l'esperienza è sempre la stessa: una sensazione di vertigine cognitiva quando lo sperimentatore chiede «ma il gorilla l'hai visto?», e tu, sicuro come solo si può essere di una cosa appena vista, devi rispondere di no. Non è la realtà che ci sfugge. È l'attenzione che, momento per momento, costruisce la realtà che vediamo.

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