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Psicologia

Lo schema del piccolo (Kindchenschema): perche ci sembrano teneri

Testa grande, occhi enormi e guance paffute: l'etologia spiega la nostra risposta automatica di tenerezza

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Primo piano del viso tenero di un neonato con grandi occhi e guance paffute
Primo piano del viso tenero di un neonato con grandi occhi e guance paffute

Lo schema del piccolo, in tedesco Kindchenschema, e l'insieme di tratti fisici che fa scattare in noi adulti una risposta quasi automatica di tenerezza e voglia di accudimento. Testa grande rispetto al corpo, fronte ampia e bombata, occhi grandi posti in basso sul viso, guance paffute, naso e bocca piccoli, arti corti e tozzi, corpo tondeggiante: quando un volto o una creatura presenta questa combinazione, il nostro cervello reagisce con un moto di intenerimento difficile da reprimere. E il motivo per cui i neonati ci appaiono irresistibili, ma anche perche ci sciogliamo davanti a un cucciolo di cane, a un gattino o persino a un pupazzo ben disegnato.

Primo piano del viso di un neonato con occhi grandi e guance paffute
I tratti del Kindchenschema: testa grande, occhi ampi e guance tonde scatenano la risposta di accudimento. Foto: Min An / Pexels.

Konrad Lorenz e l'intuizione del 1943

Il concetto fu formulato nel 1943 dall'etologo austriaco Konrad Lorenz, futuro premio Nobel per la medicina nel 1973, in un saggio dedicato alle forme innate dell'esperienza. Lorenz ipotizzo che i tratti tipici dei cuccioli funzionassero come stimoli scatenanti (in tedesco Auslöser): segnali che, indipendentemente dalla volonta, attivano nell'adulto comportamenti di cura. Si tratta, secondo l'etologia, di un meccanismo innato selezionato dall'evoluzione per garantire la protezione della prole, particolarmente fragile e dipendente nella nostra specie.

La forza di questa teoria sta nella sua generalita: lo stesso schema spiega perche troviamo teneri i piccoli di molte altre specie. I cuccioli di mammifero condividono spesso gli stessi tratti dei nostri neonati, e cosi attivano in noi la medesima risposta, anche se non ci appartengono. Il fenomeno e quindi una sorta di reazione "a chiave e serratura" che puo essere innescata da uno stimolo non previsto, come quello di un'altra specie o di un oggetto artificiale.

Lorenz, che insieme a Niko Tinbergen e Karl von Frisch e considerato uno dei padri dell'etologia moderna, inserì lo schema del piccolo in una piu ampia teoria dei meccanismi innati di scatenamento. Secondo questa prospettiva, alcuni segnali ambientali agiscono come "grilletti" che liberano comportamenti gia predisposti, senza bisogno di apprendimento. Il vagito di un neonato, il suo odore e soprattutto le proporzioni del suo volto costituiscono un pacchetto di stimoli particolarmente efficace nel mobilitare l'attenzione e la protezione degli adulti, comprese persone che non sono i genitori.

Quali tratti contano davvero

Non tutti gli elementi del Kindchenschema hanno lo stesso peso. Le ricerche sperimentali, manipolando separatamente le singole caratteristiche, hanno mostrato che gli occhi grandi e collocati in basso sul viso e la fronte ampia e bombata sono tra i fattori piu potenti nel suscitare la percezione di tenerezza. La testa proporzionalmente grande rispetto al corpo, tipica dei primi mesi di vita, e un altro segnale dominante. Quando questi tratti vengono accentuati artificialmente, il giudizio di "dolcezza" aumenta e con esso, secondo gli studiosi, la disponibilita a prendersi cura del soggetto raffigurato.

Le prove nel cervello: lo studio fMRI del 2009

Per molti decenni lo schema del piccolo e rimasto un'ipotesi etologica. La conferma neuroscientifica e arrivata nel 2009, quando Melanie Glocker e colleghi pubblicarono sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS, vol. 106, pp. 9115-9119) lo studio "Baby schema modulates the brain reward system in nulliparous women". Manipolando al computer i tratti infantili in fotografie di volti di neonato e sottoponendoli a 16 donne senza figli durante una risonanza magnetica funzionale, i ricercatori osservarono che i volti con tratti infantili accentuati attivavano in modo piu intenso il nucleus accumbens, una struttura chiave del sistema della ricompensa e della motivazione.

Lo schema del piccolo modula il sistema mesocorticolimbico: un meccanismo neurofisiologico attraverso cui i tratti infantili possono promuovere il comportamento di accudimento.

Questo risultato suggerisce che la tenerezza non e solo un sentimento culturale, ma poggia su un circuito cerebrale che ricompensa l'adulto per la cura del piccolo, rendendo l'accudimento gratificante. Ricerche successive, riprese anche da riviste come Trends in Cognitive Sciences, hanno collegato lo stesso schema a una piu rapida attenzione visiva verso i volti infantili.

Cucciolo e gattino dai grandi occhi che si guardano da vicino
Lo schema del piccolo agisce anche tra le specie: i cuccioli di altri animali condividono i tratti dei neonati umani. Foto: Foden Nguyen / Pexels.

Da Topolino al design: la neotenia che vende

Lo schema del piccolo non e sfuggito a chi crea immagini e prodotti. Il caso piu celebre fu analizzato dal paleontologo Stephen Jay Gould in un saggio del 1979, "A Biological Homage to Mickey Mouse", apparso sulla rivista Natural History. Gould misuro le proporzioni di Topolino nel corso dei decenni e dimostro che il personaggio aveva subito una progressiva neotenia, cioe un'accentuazione dei tratti giovanili: testa relativamente piu grande, occhi piu ampi, cranio piu bombato, arti piu corti e tozzi. Man mano che il carattere di Topolino diventava piu mite e rassicurante, anche il suo aspetto si faceva piu infantile, e dunque piu amabile.

Lo stesso principio guida oggi il design di mascotte, robot domestici, automobili dai "fari-occhioni" e personaggi di animazione: accentuando i tratti del Kindchenschema, i progettisti sfruttano una risposta emotiva antica e affidabile. Anche il mondo dei peluche e dei personaggi commerciali piu recenti, dai grandi occhi sproporzionati alle teste tondeggianti, applica con precisione la stessa ricetta. Non sorprende che i prodotti pensati per suscitare affetto convergano tutti verso le medesime proporzioni: stanno parlando, in fondo, a un circuito cerebrale comune. Come osserva la Treccani a proposito dell'opera di Lorenz, lo studio del comportamento innato ci ricorda quanto le nostre reazioni piu spontanee affondino le radici nella biologia. Riconoscere lo schema del piccolo non ci rende immuni alla tenerezza, ma aiuta a capire perche un paio di occhi grandi e una fronte tonda possano disarmarci, che appartengano a un neonato, a un gattino o a un'icona disegnata quasi un secolo fa.

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