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La peste del ballo del 1518: a Strasburgo si danzò fino alla morte

Per settimane centinaia di persone ballarono senza potersi fermare. Le autorità, per 'curarle', assoldarono musicisti.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Antica incisione raffigurante la mania della danza in Europa
Antica incisione raffigurante la mania della danza in Europa

Nell'estate del 1518, nella città di Strasburgo, accadde qualcosa che ancora oggi sembra impossibile da credere: centinaia di persone iniziarono a ballare senza potersi fermare, per giorni e giorni, fino al collasso e, in alcuni casi, fino alla morte. Non era una festa, né un rito: era un'epidemia di danza incontrollata, passata alla storia come la peste del ballo del 1518. È uno degli episodi più documentati e sconcertanti di "follia collettiva" della storia europea.

Una donna che non smetteva di danzare

Tutto cominciò, secondo le cronache cittadine, il 14 luglio 1518, quando una donna chiamata Frau Troffea uscì in strada e si mise a ballare. Continuò per ore, poi per giorni, senza apparente motivo e senza riuscire a smettere. Nel giro di una settimana decine di altri cittadini si erano uniti a lei; entro un mese, le fonti dell'epoca parlano di un numero compreso tra 50 e 400 persone colte dalla stessa irrefrenabile compulsione.

Non si trattava di un ballo gioioso. I testimoni descrivono volti sofferenti, corpi spossati, gente che danzava fino a crollare. Molti riportarono ferite ai piedi, esaurimento fisico, e alcuni morirono — pare — per infarti, ictus o sfinimento. La danza, lungi dall'essere un divertimento, appariva come una maledizione che si impossessava del corpo.

Incisione che ritrae persone colte dalla mania della danza
Incisione di Hendrik Hondius da un disegno di Pieter Bruegel: la 'mania della danza' affascinò e spaventò l'Europa per secoli. Credit: Wikimedia Commons.

La cura peggiore del male

Le autorità di Strasburgo affrontarono la crisi nel modo più controintuitivo possibile. Consultati i medici, esclusero cause soprannaturali o astrologiche e attribuirono il fenomeno a un eccesso di "sangue caldo". La conclusione fu paradossale: se la causa era nel corpo, bisognava lasciare che i malati ballassero fino a sfogarsi. Così le autorità non solo permisero la danza, ma la incoraggiarono: misero a disposizione sale, assoldarono musicisti e fecero persino costruire un palco.

Il risultato fu disastroso. Anziché placarsi, il contagio si amplificò: la musica e l'esempio degli altri ballerini trascinavano nuove persone nel vortice. Solo dopo settimane, e dopo che i malati furono allontanati e condotti in pellegrinaggio verso un santuario, la "peste" cominciò a spegnersi. La voce della Britannica dedicata all'evento ricostruisce con precisione queste fasi.

Le spiegazioni: dal fungo alla mente

Cosa scatenò la peste del ballo? Una teoria classica chiama in causa l'ergotismo, un avvelenamento provocato da un fungo (la segale cornuta) che cresce sui cereali e che può causare allucinazioni e convulsioni. Ma questa spiegazione convince poco: l'ergotismo provoca contrazioni dolorose e danni alla circolazione, difficilmente compatibili con la capacità di ballare in modo coordinato per giorni.

Lo storico John Waller, che ha studiato a fondo il caso, propone una lettura diversa e oggi largamente condivisa: si trattò di un caso di malattia psicogena di massa (la cosiddetta isteria collettiva). Strasburgo, in quegli anni, era stremata da carestie, malattie come il vaiolo e la sifilide, e da una miseria diffusa. In un contesto di stress psicologico estremo, e in una cultura che credeva fermamente che san Vito potesse punire i peccatori infliggendo loro una danza inarrestabile, bastò un caso scatenante per innescare una reazione a catena di natura psicologica.

Come finì l'epidemia

Secondo le cronache, la svolta arrivò quando le autorità cambiarono completamente strategia. Smisero di assecondare i ballerini e li fecero condurre in pellegrinaggio a un santuario dedicato a san Vito, su un'altura nei pressi della città, dove furono compiuti riti di purificazione e offerte. Che sia stato l'effetto della suggestione contraria, dell'allontanamento dal contesto cittadino o semplicemente dello sfinimento, nel volgere di alcune settimane la "peste" si esaurì.

L'episodio è eccezionalmente ben documentato: ne parlano i registri municipali, i resoconti dei medici e gli scritti di cronisti contemporanei. Anche il celebre medico e alchimista Paracelso, passato per Strasburgo qualche anno dopo, vi dedicò alcune pagine, contribuendo a tramandarne il ricordo. È proprio questa abbondanza di fonti indipendenti a rendere la peste del ballo del 1518 un caso di studio così prezioso per gli storici.

Non un caso isolato

La peste del 1518 non fu un episodio unico. L'Europa medievale conobbe diverse "manie della danza" (in greco choreomania), tra cui un celebre contagio lungo il Reno nel 1374, che colpì città come Aquisgrana. Questi episodi condividevano lo stesso schema: comunità sotto pressione, credenze religiose intense legate al ballo come castigo o liberazione, e la rapida diffusione "imitativa" del comportamento. La British Psychological Society ha analizzato questi fenomeni alla luce della psicologia moderna.

La malattia psicogena di massa, del resto, non appartiene solo al passato. Anche in epoca contemporanea si sono registrati episodi in cui sintomi fisici reali (svenimenti, tic, malori) si diffondono rapidamente all'interno di scuole, fabbriche o comunità, in assenza di una causa organica, innescati da stress, paura e suggestione reciproca. Il meccanismo profondo è lo stesso che agì a Strasburgo cinque secoli fa.

Quando la mente comanda il corpo

La peste del ballo del 1518 resta affascinante proprio perché ci costringe a prendere sul serio il potere della mente sul corpo e dell'ambiente sociale sull'individuo. Non furono pazzi né impostori, quei ballerini: furono persone reali, intrappolate in un cortocircuito tra credenze collettive, sofferenza e suggestione. Una lezione che, in un'epoca di paure che corrono veloci da una persona all'altra, conserva intatta la sua attualità. Più che una bizzarria del passato, la peste del ballo è uno specchio: ci mostra fino a che punto il corpo umano possa rispondere alle pressioni della mente e del gruppo a cui apparteniamo. Approfondimenti e fonti sono raccolti anche nella scheda enciclopedica dedicata all'evento.

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