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Antoine de Saint-Exupéry: il Piccolo Principe e il mistero del volo scomparso nel 1944

L'aviatore-scrittore svanì in cielo nel 1944. Tra il 1998 e il 2008 il Mediterraneo ha restituito gli indizi del suo ultimo volo.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Ritratto fotografico di Antoine de Saint-Exupéry in divisa, datato 1920
Ritratto fotografico di Antoine de Saint-Exupéry in divisa, datato 1920

Antoine de Saint-Exupéry non fu soltanto lo scrittore che regalò al mondo Il Piccolo Principe: fu prima di tutto un aviatore, un pioniere dei voli postali che attraversava il Sahara e le Ande quando volare significava ancora rischiare la vita a ogni decollo. La sua morte, avvenuta durante un volo di ricognizione il 31 luglio 1944, restò un enigma per oltre mezzo secolo. Solo tra il 1998 e il 2008 una serie di scoperte nel Mediterraneo, al largo di Marsiglia, ha riportato alla luce frammenti di quella sparizione, restituendo un finale - per quanto ancora incompleto - a una delle storie più affascinanti del Novecento.

Da Lione ai cieli dell'Aéropostale

Antoine de Saint-Exupéry nacque a Lione il 29 giugno 1900, in una famiglia aristocratica caduta in difficoltà economiche. Affascinato fin da ragazzo dalle macchine volanti, ottenne il brevetto di pilota durante il servizio militare. Ma fu nel 1926, entrando nella Aéropostale - l'audace compagnia francese di trasporto della posta aerea - che la sua vita prese la forma che lo avrebbe reso leggendario.

Quegli anni di voli sopra dune e cordigliere lo segnarono per sempre. Più di una volta dovette compiere atterraggi di fortuna in zone ostili, riparare da solo il motore e attendere i soccorsi. Conobbe la paura, ma anche un senso di responsabilità verso i compagni di volo che sarebbe diventato il cuore della sua opera. Il cielo, per Saint-Exupéry, era una scuola di umanità prima ancora che una professione.

Per Aéropostale volò sulle rotte più pericolose dell'epoca. Diresse uno scalo isolato nel cuore del Sahara, a Cap Juby, negoziando con le tribù locali e recuperando i piloti caduti nel deserto. Poi attraversò l'Atlantico per pilotare in Sud America, sui collegamenti tra Buenos Aires, Santiago del Cile e la Terra del Fuoco, affrontando le tempeste delle Ande con velivoli fragilissimi. Da quelle esperienze nacque la sua scrittura: il volo non era per lui un'avventura sportiva, ma un mestiere che metteva a nudo il coraggio, la solitudine e la fratellanza tra gli uomini.

Un Lockheed P-38 Lightning e un ricognitore Lockheed F-5 in volo
Un Lockheed P-38 Lightning e la sua versione da ricognizione F-5 in volo: era un velivolo di questo tipo, disarmato e dotato di macchine fotografiche, quello pilotato da Saint-Exupéry nel suo ultimo volo. Foto via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Lo scrittore del cielo

Le sue opere trasformarono l'esperienza di volo in letteratura universale. Volo di notte (Vol de nuit), pubblicato nel 1931, racconta la tensione dei voli postali notturni e gli valse il prestigioso premio Femina. Seguì Terra degli uomini (Terre des hommes) nel 1939, una meditazione sulla condizione umana ispirata anche a un incidente nel deserto libico, da cui sopravvisse miracolosamente dopo giorni senz'acqua.

L'opera che lo consacrò all'immortalità nacque però lontano dalla Francia occupata. Esule negli Stati Uniti, Saint-Exupéry scrisse e illustrò Il Piccolo Principe (Le Petit Prince), pubblicato per la prima volta a New York nel 1943. La favola del piccolo aviatore caduto nel deserto che incontra un bambino venuto da un altro pianeta è oggi uno dei libri più tradotti e venduti al mondo. Pochi lettori sanno che il suo autore, mentre lo scriveva, sognava già di tornare a combattere.

"Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."

L'ultimo volo del 31 luglio 1944

Nonostante avesse superato i quarant'anni e portasse i segni di numerosi incidenti - tanto da fare fatica persino a indossare la tuta di volo - Saint-Exupéry insistette per rientrare in servizio attivo nelle forze della Francia Libera. Ottenne, dopo molte pressioni, di volare con il gruppo di ricognizione fotografica equipaggiato con il Lockheed P-38 Lightning, il caccia bimotore americano nella sua versione da ricognizione disarmata.

La mattina del 31 luglio 1944 decollò da Borgo, in Corsica, per una missione di ricognizione sulla Francia meridionale, in vista dello sbarco alleato in Provenza. Non fece mai ritorno. Il suo aereo svanì senza testimoni né relitti, e per decenni l'ipotesi del guasto, dell'errore di pilotaggio o dell'abbattimento rimasero tutte aperte. La sparizione, avvolta nel silenzio, contribuì a trasformare lo scrittore in un mito.

Quattro Lockheed P-38 Lightning in formazione
Quattro Lockheed P-38 Lightning in formazione. Il caccia bimotore dalla caratteristica doppia coda fu impiegato anche nei reparti francesi di ricognizione. Foto via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Il mistero risolto in fondo al mare

La prima svolta arrivò nel 1998: un pescatore di Marsiglia, Jean-Claude Bianco, ritrovò nelle sue reti un braccialetto d'argento inciso con il nome dello scrittore, della moglie Consuelo e dell'editore americano. L'oggetto, recuperato al largo dell'isola di Riou, riaccese le ricerche. Pochi anni dopo, i resti di un P-38 furono individuati e poi recuperati nel Mediterraneo a circa 83 metri di profondità nella baia di Marsiglia; le indagini condotte fino al 2003-2004 permisero di identificare il velivolo come quello di Saint-Exupéry grazie al numero di serie impresso sui frammenti.

Restava il quesito decisivo: come era morto? Nel 2008 un ex pilota della Luftwaffe, Horst Rippert, dichiarò di poter essere stato lui ad abbatterlo. Rippert raccontò di aver intercettato un P-38 sopra il Mediterraneo proprio il 31 luglio 1944 e di averlo colpito, senza sapere chi fosse ai comandi. "Se avessi saputo che era Saint-Exupéry non avrei mai sparato", confessò all'AFP, aggiungendo che lo scrittore francese era uno dei suoi autori preferiti. La sua testimonianza, però, non è mai stata confermata in modo definitivo: gli archeologi subacquei non hanno trovato fori di proiettile sui rottami, e la caduta verticale ad alta velocità lascia aperta anche l'ipotesi di un guasto o di un malore.

Le indagini hanno comunque permesso di ricostruire molti dettagli della vicenda. Il braccialetto e i rottami, esaminati da archeologi subacquei e periti, hanno confermato che lo scrittore precipitò in mare nella zona, mettendo fine alle teorie sul presunto suicidio o su una fuga volontaria che per anni avevano alimentato voci e leggende. La doppia coda inconfondibile del Lightning, ridotta in frammenti sul fondale, è oggi una sorta di monumento sommerso alla sua memoria.

Così, anche dopo tante scoperte, una parte di mistero resiste. Il braccialetto, il relitto e la confessione di Rippert hanno restituito un volto concreto a una leggenda, ma l'ultimo segreto dello scrittore-aviatore rimane custodito dal mare. Forse è giusto così: come scrisse lui stesso, l'essenziale resta invisibile agli occhi. Per chi voglia approfondire la sua vita e la sua opera, l'archivio della famiglia è oggi consultabile sul sito ufficiale dedicato ad Antoine de Saint-Exupéry.

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