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Barry Marshall, l'australiano che si bevve un brodo di batteri per dimostrare la causa delle ulcere

Luglio 1984: Marshall ingerisce una soluzione con Helicobacter pylori per provare che le ulcere sono un'infezione e non un disturbo dello stress. Vent'anni dopo, il Nobel.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Barry Marshall, premio Nobel per la Medicina 2005
Ritratto di Barry Marshall, premio Nobel per la Medicina 2005

Una mattina di luglio del 1984, al Fremantle Hospital, vicino a Perth, nell'Australia occidentale, il giovane gastroenterologo Barry James Marshall, 32 anni, chiede a un tecnico di laboratorio di preparargli "un drink forte". Il tecnico raccoglie il contenuto di due capsule di Petri pieni di un batterio a forma di virgola e lo scioglie in un bicchiere di brodo di manzo. Marshall lo beve d'un fiato. Pochi minuti dopo, la sua carriera, e la storia della gastroenterologia, cominciano a cambiare.

Il batterio era Helicobacter pylori. Da tre anni Marshall, insieme al patologo Robin Warren, sosteneva una tesi rivoluzionaria: la maggior parte delle ulcere peptiche non è causata da stress, alimentazione errata o iperacidità - come la medicina aveva ritenuto per oltre un secolo - ma da un'infezione batterica. La tesi era stata respinta da decine di colleghi e dalle riviste mediche più importanti. Marshall non aveva un modello animale per riprodurre l'infezione: i topi non si infettavano. Restava un solo "animale" disponibile. Lui stesso.

Il piano segreto (sua moglie non sapeva)

Tutto era stato preparato con cura. Marshall si era sottoposto a una gastroscopia di controllo qualche giorno prima per certificare che il suo stomaco fosse perfettamente sano. Aveva firmato una rinuncia di responsabilità. Aveva chiesto alla moglie di non dirgli nulla per non frenarlo - lei lo seppe a posteriori, dopo l'esperimento. Come racconta lui stesso in un articolo per Lasker Foundation, prima di bere il brodo era convinto che si sarebbe presa un'infezione asintomatica. Voleva mostrare le placche batteriche nel suo stomaco al microscopio dopo qualche settimana. Le cose andarono diversamente.

Tre giorni dopo Marshall si svegliò con un sapore metallico in bocca, nausea, alito sgradevole. Al quinto giorno cominciò a vomitare ogni mattina. Al settimo aveva crampi addominali. L'ottavo giorno, una nuova gastroscopia rivelò un'infiammazione gastrica massiva, con la mucosa arrossata e ricoperta di placche. Le biopsie crebbero in coltura: la mucosa era piena di Helicobacter pylori.

Helicobacter pylori al microscopio con colorazione di Gram
Helicobacter pylori al microscopio (colorazione di Gram): il batterio a forma di virgola che colonizza lo stomaco di metà della popolazione mondiale. Credit: CDC, public domain.

La cura: antibiotici

Marshall si trattò con la tetraciclina e i sintomi scomparvero in pochi giorni. Pubblicò il caso clinico nel 1985 sul Medical Journal of Australia: per la prima volta veniva descritto un esperimento di auto-inoculazione che documentava il postulato di Koch applicato a Helicobacter pylori (cioè la dimostrazione causale che un microrganismo isolato da un malato, coltivato in laboratorio e reinoculato in un organismo sano produce la stessa malattia). Una sintesi del lavoro è riportata in un articolo divulgativo di Scientific American.

La rivoluzione

Le ulcere peptiche, fino agli anni Ottanta, erano una malattia cronica recidivante per circa il 10% della popolazione mondiale. Il trattamento standard erano gli antagonisti H2 (ranitidina, cimetidina) e l'antiacido: farmaci di mantenimento per tutta la vita, con perdita di produttività enorme. Marshall e Warren dimostrarono che una semplice terapia antibiotica di 7-14 giorni con due o tre principi attivi (oggi: claritromicina, amoxicillina, omeprazolo - lo schema di triplice terapia) elimina H. pylori nel 90% dei casi e cura definitivamente l'ulcera nel 95%. È una delle più grandi rivoluzioni terapeutiche del Novecento.

Il Nobel del 2005

Il 3 ottobre 2005, ventun anni dopo il brodo bevuto a Fremantle, l'Accademia di Stoccolma assegna il Premio Nobel per la Medicina a Marshall e Warren "per la loro scoperta del batterio Helicobacter pylori e del suo ruolo nella gastrite e nella malattia ulcerosa peptica". Come racconta Marshall nella sua Nobel Lecture, una delle conseguenze più importanti del lavoro è stato anche il riconoscimento che H. pylori è un fattore di rischio causale anche per il cancro gastrico: l'eradicazione del batterio riduce significativamente l'incidenza di adenocarcinoma dello stomaco nelle popolazioni ad alto rischio.

La lezione metodologica

La storia di Marshall è oggi un classico studiato nei corsi di filosofia della medicina. La sua battaglia decennale contro l'establishment gastroenterologico (che lo riteneva un eccentrico) ha mostrato quanto possa essere refrattaria la comunità scientifica davanti a un'idea controintuitiva. Ma soprattutto, come ha scritto una sua intervista su Nature, ha mostrato il rischio degli "interessi consolidati": l'industria degli antiacidi, allora una delle più ricche al mondo, non aveva interesse a finanziare la scoperta che li avrebbe resi obsoleti.

Oggi Barry Marshall è professore alla University of Western Australia, ha 75 anni, continua a fare ricerca su H. pylori e dirige un centro internazionale dedicato. La pratica di sperimentare su se stesso resta, dal punto di vista bioetico, controversa. Ma quel brodo di batteri del luglio 1984 ha salvato, nei trent'anni successivi, milioni di stomaci.

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