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Werner Forssmann, il medico che si infilò un catetere nel cuore (e con la prima radiografia fu licenziato)

Nel 1929, a 25 anni, Forssmann inserì un sondino urinario nella propria vena del braccio e lo spinse fino all'atrio destro. Trent'anni dopo ricevette il Nobel.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Radiografia storica del cateterismo cardiaco di Forssmann su se stesso
Radiografia storica del cateterismo cardiaco di Forssmann su se stesso

Eberswalde, una piccola cittadina cinquanta chilometri a nord-est di Berlino. Estate 1929. Werner Theodor Otto Forssmann, 25 anni, da pochi mesi specialista in chirurgia all'Auguste-Viktoria-Krankenhaus, ha un'idea che il suo primario, il dottor Schneider, gli ha già vietato di mettere in pratica: passare un catetere flessibile dalla vena del braccio fino al cuore. È una procedura che renderebbe sicura la somministrazione di farmaci d'urgenza, evitando l'iniezione diretta nel ventricolo praticata fino ad allora con esiti spesso fatali. Forssmann ha già discusso il piano: il primario lo considera "un'idea pazzesca" e gli ordina di non procedere.

Il giovane medico decide di farlo lo stesso. Su se stesso. Convince un'infermiera del reparto operatorio, Gerda Ditzen, perché gli procuri il materiale: un catetere uretrale di gomma, lungo 65 cm, sterile, di calibro 4 mm. Le fa credere che sarà lei l'oggetto dell'esperimento. La lega al tavolo operatorio, le anestetizza il braccio, finge di iniziarle l'incisione. In realtà l'anestesia, e poi il taglio, se li fa da solo, sul proprio antebraccio destro.

Sessanta centimetri di camminata

Inserisce il catetere nella vena ante-cubitale e lo spinge per circa 30 centimetri. Poi libera la donna e le ordina di accompagnarlo nel reparto di radiologia, due piani sotto. Camminando per i corridoi dell'ospedale, con un sondino nel braccio appena infilato, Forssmann raggiunge la sala radiologica. Lì, davanti allo specchio del fluoroscopio (la radiologia in tempo reale dell'epoca), spinge il catetere di altri 30 centimetri: arriva ufficialmente nell'atrio destro del cuore. Si fa scattare una radiografia. Quella lastra, la prima della storia, lo ritrae con il catetere lungo 60 cm conficcato fino al cuore, lo sguardo asciutto, l'espressione un po' tronfia di chi sa di aver appena cambiato la medicina.

Ritratto di Werner Forssmann
Werner Forssmann (1904-1979): cardiochirurgo, urologo, premio Nobel. Credit: Wikimedia Commons.

Pubblicazione, licenziamento, nazismo

Forssmann pubblica il caso nel 1929 sulla Klinische Wochenschrift, una delle più importanti riviste mediche tedesche. Il primario, scoperta la disobbedienza, lo licenzia. Forssmann ripete l'esperimento altre nove volte su se stesso e tre su un cane, dimostra che il catetere non danneggia il muscolo cardiaco, e tenta di farsi assumere altrove. Nessuno lo vuole. Come ricorda la sua voce enciclopedica, il professore Ferdinand Sauerbruch, il chirurgo più influente di Berlino, lo definisce "un cialtrone" e lo cita pubblicamente come esempio di pericolosa autopromozione. Forssmann, sconfitto, abbandona la cardiologia e si dedica all'urologia.

Negli anni Trenta aderisce al partito nazista (decisione che gli costerà cara nei decenni successivi) e durante la guerra serve come medico militare nei reparti chirurgici della Wehrmacht. Quando l'Armata Rossa arriva nel 1945, è fatto prigioniero. Rilasciato dopo qualche tempo, riprende a esercitare nella Foresta Nera come medico generico di paese.

Dall'oblio al Nobel

Nel frattempo, dall'altra parte dell'oceano, due ricercatori americani avevano letto il vecchio paper di Forssmann e ne avevano colto il potenziale. André Cournand e Dickinson Richards, alla Columbia University, perfezionarono la tecnica del cateterismo per misurare le pressioni intracardiache e i flussi nei pazienti con cardiopatie congenite. Nel 1956 il Comitato Nobel di Stoccolma annuncia che il Premio per la Medicina è assegnato congiuntamente a Cournand, Richards e Werner Forssmann "per le loro scoperte sul cateterismo cardiaco e sulle modificazioni patologiche del sistema circolatorio". Forssmann lo viene a sapere mentre fa visite ambulatoriali in un paese sperduto della Foresta Nera. Pensa a uno scherzo. La scheda ufficiale del premio conserva la sua espressione di stupore.

Il colloquio di Stoccolma

Nella Nobel Lecture, ancora oggi consultabile sul sito dell'Accademia, Forssmann racconta con voce sommessa il giorno dell'esperimento. Definisce il proprio gesto "l'unico modo che avevo a disposizione di superare il muro di scetticismo dei miei superiori". Aggiunge una frase rivelatrice: «La passione per la scoperta è una delle poche giustificazioni per mettere a rischio la propria vita». Una rivendicazione ambigua, certo, ma anche un manifesto di quel cardiologo poco amato che aveva passato vent'anni in periferia.

Eredità

Oggi il cateterismo cardiaco è la procedura diagnostica e terapeutica più diffusa al mondo per le malattie cardiovascolari: si stima che ne vengano eseguiti più di 40 milioni all'anno. Angioplastiche, posizionamenti di stent, sostituzioni valvolari percutanee (TAVI), studi elettrofisiologici: tutto discende da quel braccio inciso il pomeriggio del 1929. Una retrospettiva sull'European Heart Journal del 2020 lo definisce "il padre fondatore della cardiologia interventistica". Forssmann morì nel 1979 a Schopfheim, in Foresta Nera, in una casa modesta. Conservava nello studio, incorniciata, la radiografia del 1929. L'unica vera invenzione della sua vita, e la sola con cui voleva essere ricordato.

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