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Eugene Bullard: il primo pilota afroamericano volò per la Francia

Figlio di un ex schiavo, fu pugile, batterista jazz, aviatore da combattimento e spia. L'America gli vietò di pilotare per il colore della pelle: lo fece per la Francia.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Eugene Bullard in uniforme militare francese durante la Prima guerra mondiale
Ritratto di Eugene Bullard in uniforme militare francese durante la Prima guerra mondiale

Fu pugile, musicista jazz, soldato della Legione Straniera, aviatore da combattimento, spia della Resistenza e, alla fine della sua vita, addetto agli ascensori in un grattacielo di New York. Eugene Bullard, figlio di un ex schiavo nato in Georgia, divenne il primo pilota militare afroamericano della storia: solo che dovette farlo per la Francia, perché il suo Paese non glielo permise. La sua è una delle biografie più incredibili e dimenticate del Novecento.

Dalla Georgia all'Europa

Eugene Jacques Bullard nacque a Columbus, in Georgia, il 9 ottobre 1895, figlio di un uomo che era nato schiavo. Crebbe in un Sud segnato dalla segregazione e dalla violenza razziale: da bambino assistette al tentativo di linciaggio del padre. Convinto, dai racconti familiari, che in Francia le persone di colore fossero trattate con dignità, decise da ragazzino di raggiungere l'Europa. Si imbarcò clandestinamente su una nave diretta in Scozia intorno al 1912 e, dopo aver girovagato tra Regno Unito e Francia esibendosi come pugile e artista di varietà, scelse Parigi come sua nuova casa.

Eugene Bullard in uniforme militare francese durante la Prima guerra mondiale
Eugene Bullard in uniforme durante la Prima guerra mondiale. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio)

La Grande Guerra e la Legione Straniera

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, Bullard si arruolò nella Legione Straniera francese. Combatté in alcune delle battaglie più sanguinose del conflitto, tra cui la lunghissima battaglia di Verdun, dove fu gravemente ferito a una gamba. Per il suo valore ricevette la Croix de guerre, una delle più importanti decorazioni militari francesi. Le ferite riportate lo resero inabile alla fanteria, ma non al volo.

Nel 1916 entrò nel servizio aeronautico francese e l'anno successivo conquistò il brevetto di pilota. Come ricostruisce un approfondimento dell'associazione americana dei piloti AOPA, fu assegnato a squadriglie da caccia e portò a termine oltre venti missioni di combattimento. Volava con un soprannome destinato a restare: L'Hirondelle noire, la "rondine nera". Alcune fonti gli attribuiscono uno o due abbattimenti di aerei tedeschi, mai però ufficialmente confermati secondo le rigide regole dell'epoca.

Due biplani d'epoca in volo in un cielo nuvoloso, come quelli usati nella Prima guerra mondiale
Biplani d'epoca: Bullard volò con i caccia francesi della Grande Guerra. Credit: Miguel Cuenca / Pexels

Va ricordato che, in quegli stessi anni, decine di migliaia di soldati afroamericani combattevano nelle file dell'esercito statunitense, ma quasi sempre confinati in reparti di fatica o in unità segregate, raramente in ruoli di combattimento e mai ai comandi di un velivolo. In questo quadro, la traiettoria di Bullard appare ancora più eccezionale: un nero del profondo Sud che, a poco più di vent'anni, sedeva ai comandi di un caccia in prima linea. La Francia, uscita dissanguata dalla guerra, valutava i propri soldati per il coraggio dimostrato sul campo più che per il colore della pelle, e questo aprì a Bullard porte che in patria sarebbero rimaste sbarrate.

Il rifiuto dell'America

Quando, nel 1917, gli Stati Uniti entrarono in guerra, molti aviatori americani che servivano in Francia furono trasferiti nelle forze armate statunitensi. Bullard fece domanda, ma fu respinto: l'esercito americano non ammetteva piloti afroamericani. Il primo pilota da combattimento nero della storia, che già volava per gli Alleati, non poté indossare l'uniforme del proprio Paese per una pura questione di razza. È uno dei paradossi più amari della sua vicenda, documentato anche dalla scheda biografica del Museum of Flight di Seattle.

La Parigi del jazz e la Resistenza

Tra le due guerre Bullard divenne una figura nota della scena notturna parigina. Suonava la batteria, gestì locali jazz come Le Grand Duc e conobbe artisti e intellettuali del calibro di Josephine Baker e Louis Armstrong. Padroneggiava ormai perfettamente il francese, oltre all'inglese: una competenza che si sarebbe rivelata preziosa allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Quando i nazisti invasero la Francia, infatti, Bullard collaborò con la Resistenza francese come informatore: la sua conoscenza del tedesco, parlato dai clienti dei suoi locali, gli permetteva di raccogliere informazioni utili. Ferito di nuovo nel 1940 durante i combattimenti, riuscì a fuggire e a rientrare negli Stati Uniti, lasciandosi alle spalle la vita che si era costruito in Europa.

L'oblio e il riconoscimento tardivo

Negli Stati Uniti, l'eroe pluridecorato di due guerre tornò a essere un cittadino di seconda classe. Negli ultimi anni di vita lavorò come addetto agli ascensori nel Rockefeller Center di New York, sostanzialmente ignorato dai suoi connazionali. La Francia, però, non lo dimenticò: nel 1959 fu nominato cavaliere della Legion d'onore, la massima onorificenza francese. Morì a New York nel 1961.

Il riconoscimento del suo Paese arrivò solo molto dopo la morte: nel 1994 l'aeronautica militare statunitense lo nominò postumo sottotenente, sancendo formalmente ciò che la storia aveva già stabilito. La sua vicenda, ricostruita in dettaglio anche dalla voce enciclopedica a lui dedicata, è oggi studiata come esempio del contributo afroamericano alle guerre mondiali e dell'ingiustizia con cui quel contributo fu a lungo cancellato. Eugene Bullard volò più in alto di quasi tutti i suoi contemporanei, ma dovette cambiare bandiera per poterlo fare.

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