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Howard Carter, 4 novembre 1922: il giorno in cui un gradino scoperto per caso rivelò la tomba di Tutankhamen

Sette anni di scavi senza risultati nella Valle dei Re, una concessione che stava per essere ritirata, un ragazzino che portava acqua. Cronaca della scoperta archeologica che cambiò la nostra immagine dell'antico Egitto.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
La maschera funeraria d'oro di Tutankhamen, oggi al Grand Egyptian Museum di Giza
La maschera funeraria d'oro di Tutankhamen, oggi al Grand Egyptian Museum di Giza

Era una mattina d'autunno secca e fredda, il 4 novembre 1922, quando un giovane portatore d'acqua di 12 anni di nome Hussein Abdel-Rassoul piantò la sua giara di terracotta nella sabbia per scaricarne il peso. Una breve resistenza inattesa, qualche centimetro più sotto: la giara aveva colpito uno spigolo squadrato di pietra. Hussein chiamò il capocantiere. Pochi minuti dopo arrivava l'inglese Howard Carter, 48 anni, archeologo di seconda fila e disegnatore, che cercava nella Valle dei Re la tomba di un oscuro faraone bambino della XVIII dinastia ormai da sette anni. La giara di Hussein aveva colpito il primo dei sedici gradini di pietra che scendevano alla tomba KV62 — quella di Tutankhamen. Sarebbe diventata la scoperta archeologica più clamorosa della storia, la prima tomba di faraone praticamente intatta mai rinvenuta in Egitto.

La maschera funeraria d'oro di Tutankhamen al Museo Egizio del Cairo
La maschera funeraria d'oro di Tutankhamen, oggi al Grand Egyptian Museum di Giza. È uno dei manufatti più riprodotti della storia. Credit: Roland Unger / Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Una concessione che stava per essere ritirata

Carter lavorava per il conte britannico George Herbert, quinto Earl di Carnarvon, magnate appassionato di Egitto che dal 1907 finanziava i suoi scavi nella regione di Tebe. Nel 1914, prima della guerra, Lord Carnarvon aveva acquisito dal governo egiziano la concessione per scavare nella Valle dei Re, in un settore già setacciato decine di volte. La scheda biografica di Carter ricorda che dopo sette anni di campagne fallite, nell'estate del 1922 Carnarvon era esausto e aveva annunciato a Carter che la stagione 1922-1923 sarebbe stata l'ultima: se non avesse trovato nulla in poche settimane, la concessione sarebbe tornata al governo egiziano. Carter scelse come ultimo obiettivo un piccolo settore triangolare a fianco della tomba di Ramesse VI, dove erano stati identificati frammenti di stoviglie e antichi rifiuti operai. Era una scommessa quasi disperata. La fortuna premiò proprio quello scavo.

Tre settimane di attesa e una porta sigillata

Quando Hussein trovò il primo gradino, Carter capì subito di essere davanti a qualcosa di importante. Ordinò agli operai di non procedere oltre e di richiudere lo scavo con sabbia per protezione. Il giorno stesso telegrafò a Lord Carnarvon in Inghilterra: "At last have made wonderful discovery in Valley; a magnificent tomb with seals intact; re-covered same for your arrival; congratulations". Carnarvon si imbarcò con sua figlia Lady Evelyn Herbert e arrivò a Luxor il 23 novembre. Il giorno successivo gli operai scoprirono tutti i sedici gradini e una prima porta sigillata: il cartiglio di Tutankhamen era ancora intatto, segno che i tombaroli antichi non avevano completato il loro lavoro. Il 26 novembre 1922 alle 16, Carter perforò un piccolo foro nella seconda porta sigillata e infilò una candela. "At first I could see nothing", raccontò nel suo diario quel giorno stesso, "but presently, as my eyes grew accustomed to the light, details of the room within emerged slowly from the mist: strange animals, statues, and gold — everywhere the glint of gold". Carnarvon, dietro di lui, ansioso, chiese: "Can you see anything?". Carter rispose con la frase più citata della storia dell'archeologia: "Yes, wonderful things".

Howard Carter e Arthur Callender al lavoro nell'anticamera della tomba di Tutankhamen
Howard Carter (a destra) e Arthur Callender all'apertura di una delle camere della tomba KV62. Fotografia di Harry Burton, 1922. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

5.398 oggetti, 10 anni di scavi

La tomba era costituita da quattro camere: anticamera, annesso, camera del sarcofago, tesoro. Carter impiegò dieci anni a inventariare e a trasportare al Cairo i 5.398 oggetti che la tomba conteneva, secondo il catalogo definitivo pubblicato negli anni '30 dal Griffith Institute dell'Università di Oxford e oggi disponibile online: ottantadue cassetti di gioielli, sandali di sandalo, tre carri da combattimento smontati, una collezione di archi e frecce, otto mummie di feti (probabilmente figlie di Tutankhamen morte in gestazione), il famoso trono d'oro, una galleria di amuleti. Quattro sarcofagi concentrici accolsero la mummia: il più esterno di legno dorato, il secondo di legno laccato, il terzo di legno dorato con vetri, il più interno di 110,4 kg d'oro massiccio. Sul capo del giovane re, la maschera funeraria di 10,23 kg in oro a 23 carati e lapislazzuli, oggi al Grand Egyptian Museum di Giza, uno degli oggetti più riprodotti al mondo. La cronologia dello svuotamento documenta che gli archeologi dovettero combattere contro l'umidità, la temperatura, l'aria stessa che cominciava a degradare i manufatti — molti dei quali non erano mai stati visti prima dalla luce solare in oltre 3.300 anni.

La 'maledizione del faraone': giornalismo, non scienza

Il 5 aprile 1923, cinque mesi dopo l'apertura della tomba, Lord Carnarvon morì al Cairo per setticemia da puntura di zanzara infettata. Il sensazionalismo della stampa britannica e americana — primo fra tutti il Daily Mail — coniò la formula della "maledizione del faraone", prevedendo morti tragiche per chiunque avesse violato la tomba. Negli anni seguenti, in effetti, diverse persone collegate alla scoperta morirono in circostanze sospette o premature: il fratellastro di Carnarvon, una guardia americana, un radiologo che aveva esaminato la mummia. Tutto inventato dalla stampa. Uno studio del 2002 pubblicato sul British Medical Journal dal medico Mark Nelson dell'Università di Monash ha analizzato la longevità dei 44 partecipanti occidentali agli scavi: l'età media alla morte fu di 70,3 anni, statisticamente indistinguibile dalla popolazione di controllo. Nelson concluse che "non c'è alcuna evidenza scientifica di una maledizione". Alcuni ricercatori (in particolare il microbiologo tedesco Gotthard Kramer) hanno suggerito che le spore di Aspergillus niger e flavus, dormienti nei sigilli della tomba, possano aver causato infezioni respiratorie in persone immunodepresse. Plausibile, ma non sufficiente a spiegare le morti più celebri.

Una scoperta che ha cambiato l'archeologia

La scoperta della tomba di Tutankhamen ha rivoluzionato due cose. La prima è la conoscenza dell'antico Egitto: il corredo funerario di un re minore della XVIII dinastia ci ha dato un campione di vita quotidiana di palazzo nel Nuovo Regno (XIV secolo a.C.) di una ricchezza impensabile. Tutankhamen non era un faraone storicamente rilevante — era morto a 19 anni dopo un breve regno e i suoi successori avevano cercato di cancellarne il ricordo, motivo per cui la tomba si era salvata dai saccheggi sistematici — ma il suo tesoro ci ha permesso di immaginare quello che dovevano contenere le tombe dei grandi re come Ramses II o Hatshepsut, oggi completamente vuote. La seconda è la nascita dell'archeologia moderna: Carter, con il fotografo Harry Burton, documentò ogni oggetto in situ, fotografato, catalogato, schedato prima di essere mosso. Furono pratiche pionieristiche per l'epoca e divennero standard. La tomba KV62 è oggi visitabile nella Valle dei Re; la mummia è ancora lì, esposta in una teca climatizzata, lasciata da Carter al suo posto come ultimo gesto di rispetto per il giovane re.

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