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Mary Anning: la cacciatrice di fossili che fondò la paleontologia

Povera e senza istruzione, scoprì i primi rettili marini fossili sulle scogliere del Dorset, ma fu esclusa dalla scienza perché donna.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Ritratto di Mary Anning con il cane Tray e il martello da geologa sulle scogliere di Lyme Regis
Ritratto di Mary Anning con il cane Tray e il martello da geologa sulle scogliere di Lyme Regis

Sulle scogliere del Dorset, nell'Inghilterra meridionale, una donna povera e senza istruzione formale cambiò per sempre la nostra idea della storia della Terra. Si chiamava Mary Anning (1799-1847) e fu una delle più grandi cacciatrici di fossili di ogni tempo. Le sue scoperte fornirono le prime prove dell'esistenza di rettili marini giganti scomparsi, contribuendo a far nascere la paleontologia. Eppure, perché donna e di umili origini, le fu negato per tutta la vita il riconoscimento scientifico che meritava.

Una bambina sopravvissuta al fulmine

Mary nacque a Lyme Regis nel 1799 in una famiglia povera. Un episodio segnò la sua infanzia: a poco più di un anno, durante un temporale, un fulmine colpì la donna che la teneva in braccio e altre due persone, uccidendole tutte. La piccola Mary, miracolosamente, sopravvisse. In paese si raccontava che da allora fosse diventata una bambina particolarmente vivace e intelligente. Il padre Richard, ebanista, arrotondava vendendo ai turisti i fossili raccolti sulla spiaggia, e fu lui a insegnarle l'arte di cercarli tra le rocce.

Quando il padre morì, nel 1810, lasciò la famiglia nei debiti. La raccolta e la vendita di fossili, da passatempo, divenne per Mary, la madre e il fratello una necessità di sopravvivenza. Le scogliere di Lyme Regis, oggi parte della Jurassic Coast patrimonio UNESCO, erano ricchissime di resti del periodo Giurassico, ma il lavoro era pericolosissimo: le frane, frequenti dopo le mareggiate invernali, esponevano i fossili ma potevano seppellire chi li cercava.

Disegno di Mary Anning dello scheletro di plesiosauro scoperto nel 1823
Il disegno del plesiosauro scoperto da Mary Anning nel 1823, inviato agli studiosi dell'epoca. Credit: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

L'ittiosauro a dodici anni

La prima grande scoperta arrivò prestissimo. Intorno al 1811, il fratello Joseph trovò il cranio di una strana creatura; fu Mary, allora poco più che dodicenne, a scavare pazientemente il resto dello scheletro nei mesi successivi. Era un ittiosauro, un rettile marino dall'aspetto simile a un delfino, con grandi occhi. All'epoca, quando ancora si credeva che le specie non potessero estinguersi, quel mostro pietrificato era una rivelazione sconcertante. Come racconta il Natural History Museum di Londra, fu uno dei reperti che costrinsero gli studiosi a confrontarsi con l'idea di un passato popolato da animali ormai scomparsi.

Nel 1823 Mary fece una scoperta ancora più clamorosa: il primo scheletro completo di plesiosauro, un rettile dal collo lunghissimo e quattro pinne. Il celebre anatomista francese Georges Cuvier, vedendo i disegni, sospettò inizialmente che fosse un falso, tanto era insolito. Dopo un'attenta verifica dovette ricredersi e ammettere il proprio errore: l'episodio finì per consacrare la reputazione di Mary tra i geologi. Nel 1828 trovò anche il primo pterosauro britannico, un rettile volante.

Una scienziata senza diritto di parola

Mary Anning non si limitava a estrarre ossa: le studiava, le confrontava con l'anatomia degli animali viventi, leggeva e copiava a mano gli articoli scientifici dell'epoca. Capì, tra le altre cose, che certe strane pietre trovate nell'addome dei fossili erano coproliti, ossia escrementi pietrificati, fornendo indizi preziosi sull'alimentazione di quegli animali. I geologi più importanti del tempo venivano a Lyme Regis per acquistare i suoi reperti e per consultarla.

Eppure, quando quegli stessi fossili venivano descritti nelle riviste, il nome di Mary spariva: il merito andava ai gentiluomini che li avevano comprati. Come riassume la Britannica, in quanto donna le era preclusa l'adesione alla Geological Society of London, che non avrebbe ammesso socie fino al 1904, e spesso non poteva neppure assistere alle riunioni in cui si discutevano le sue stesse scoperte. La scienza dell'epoca si nutriva del suo lavoro ma le negava la cittadinanza.

Duria Antiquior, acquerello che ricostruisce la vita preistorica basandosi sui fossili di Mary Anning
Duria Antiquior, una delle prime ricostruzioni della vita preistorica, ispirata ai fossili trovati da Anning. Credit: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Povertà, malattia e riscatto postumo

Nonostante la fama crescente, Mary visse quasi sempre in ristrettezze. Solo negli ultimi anni alcuni scienziati le ottennero una piccola rendita in riconoscimento del suo contributo. Morì di cancro al seno nel 1847, a soli 47 anni. La Geological Society, che non l'aveva mai voluta tra i suoi membri, ne pubblicò un raro elogio funebre, onore inusuale per chi non ne faceva parte.

Il vero riscatto è arrivato molto più tardi. Diverse specie fossili sono state intitolate a lei, come il genere Anningasaura. Nel 2010 la Royal Society l'ha inserita tra le dieci donne più influenti nella storia della scienza britannica. Si ritiene perfino che il celebre scioglilingua inglese sui "molluschi venduti sulla spiaggia" si ispiri alla sua figura. Oggi una statua a Lyme Regis, voluta anche grazie alla campagna di una bambina appassionata di fossili, la ricorda finalmente nel luogo dove cercò i suoi tesori.

Il prezzo del mestiere

Cercare fossili sulle scogliere del Dorset significava sfidare ogni giorno il pericolo. I reperti migliori emergevano in inverno, dopo le tempeste che facevano franare le pareti rocciose, ma proprio allora il rischio di restare travolti era massimo. Nel 1833 una frana mancò Mary per poco e uccise il suo fedele cane Tray, che la accompagnava sempre nelle ricerche e che compare accanto a lei nel suo ritratto più famoso. Fu un colpo durissimo, eppure non smise di tornare su quelle spiagge.

A renderle ancora più amara la condizione contribuiva la mancanza di sicurezza economica: ogni scoperta importante veniva venduta per pagare le spese, e la fama dei suoi reperti finiva nelle collezioni e nei musei a beneficio di altri. Alcuni studiosi che la stimavano, come il geologo Henry De la Beche, suo amico d'infanzia, cercarono di aiutarla: De la Beche dipinse e fece stampare scene di vita preistorica basate sui suoi ritrovamenti, devolvendole il ricavato.

L'eredità di una pioniera

La storia di Mary Anning è insieme un trionfo scientifico e una denuncia. Senza laurea, senza ricchezza e senza i diritti che la sua epoca riservava agli uomini, fornì alcuni dei reperti fondamentali su cui si costruì la paleontologia e si fece strada l'idea, allora rivoluzionaria, di un mondo antichissimo e mutevole. La sua vicenda ci ricorda quanti contributi alla conoscenza siano stati cancellati o attribuiti ad altri per pregiudizio, e quanto valga la pena riportarli alla luce, proprio come lei faceva con i fossili nascosti nella roccia.

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