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Roy Sullivan: il ranger colpito da sette fulmini e sopravvissuto

Tra il 1942 e il 1977 il guardaparco dello Shenandoah fu folgorato sette volte, conquistando un primato Guinness unico al mondo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Potente fulmine che squarcia il cielo durante un temporale
Potente fulmine che squarcia il cielo durante un temporale

Le probabilità di essere colpiti da un fulmine nel corso di una vita sono bassissime. Eppure un uomo è entrato nella storia per essere stato folgorato sette volte, sopravvivendo a tutte. Si chiamava Roy Cleveland Sullivan (1912-1983), guardaparco dello Shenandoah National Park, in Virginia, e i suoi soprannomi dicono tutto: "parafulmine umano" e "spark ranger", il ranger scintilla. Il suo caso è riconosciuto dal Guinness World Records come quello della persona colpita dal maggior numero documentato di fulmini.

Sette fulmini in trentacinque anni

Sullivan lavorava all'aperto, su rilievi montuosi esposti ai temporali, una condizione che aumentava il rischio. Le sue folgorazioni, documentate dal sovrintendente del parco e confermate dai medici che lo curarono, si succedettero tra il 1942 e il 1977. La prima avvenne nell'aprile del 1942: rifugiatosi in una torretta di avvistamento incendi colpita ripetutamente dai fulmini, fuggì all'esterno e venne folgorato a pochi passi, riportando un'ustione lungo la gamba e un foro nella scarpa.

Seguirono gli altri episodi, spesso mentre era in servizio. In più occasioni il fulmine gli incendiò i capelli, tanto che il ranger prese l'abitudine di tenere in auto una tanica d'acqua. Fu colpito mentre guidava sulla strada panoramica, nel cortile di casa, davanti alla stazione dei ranger e, l'ultima volta, nel giugno del 1977, mentre pescava: la scarica lo raggiunse alla testa, gli bruciò i capelli e gli provocò ustioni al petto e all'addome. Ogni volta riportò ferite, ma sopravvisse.

Fulmine che colpisce il suolo durante un temporale notturno
Un fulmine può scaricare a terra correnti di decine di migliaia di ampere. Credit: Chris F / Pexels.

Perché proprio lui? La scienza dei fulmini

Non c'era nulla di soprannaturale nella sfortuna di Sullivan, ma una combinazione di fattori di rischio. Trascorreva gran parte del tempo all'aperto, in una zona collinare e boscosa dove i temporali sono frequenti, e spesso era la struttura o l'oggetto più alto nei dintorni, o si trovava vicino ad essi. Secondo i dati del Servizio meteorologico nazionale statunitense (NWS), la stragrande maggioranza delle persone colpite da un fulmine sopravvive, contrariamente alla credenza comune: la folgorazione è spesso indiretta o di breve durata, e non sempre la corrente attraversa il cuore o il cervello in modo letale.

Questo aiuta a capire come Sullivan abbia potuto resistere a sette colpi. Le scariche che lo raggiunsero gli causarono ustioni, perdita temporanea di coscienza e danni, ma non lo uccisero. Resta comunque un caso statisticamente straordinario: per una singola persona, sette folgorazioni in una vita sono un evento di probabilità remotissima, ed è anche per questo che la sua storia è diventata leggendaria.

Panorama dello Shenandoah National Park in Virginia dove lavorava Roy Sullivan
Lo Shenandoah National Park, in Virginia, dove Sullivan prestava servizio come guardaparco. Credit: Wikimedia Commons, CC BY 4.0.

I sette episodi, uno per uno

Le cronache dell'epoca e i registri del parco hanno fissato la sequenza delle folgorazioni, ciascuna con le sue conseguenze:

  • Aprile 1942 – colpito vicino a una torretta di avvistamento; ustione lungo la gamba e foro nella scarpa.
  • 1969 – folgorato mentre guidava lungo una strada di montagna; perse i sopraccigli e svenne brevemente.
  • 1970 – colpito nel cortile di casa; spalla sinistra ustionata.
  • 1972 – raggiunto davanti alla stazione dei ranger; i capelli presero fuoco.
  • 1973 – di nuovo i capelli in fiamme; fu sbalzato fuori dall'auto.
  • 1976 – ferita a una caviglia.
  • 1977 – mentre pescava; ustioni a testa, petto e addome.

A queste si aggiunse, secondo i suoi racconti, anche un episodio infantile in cui sarebbe stato colpito mentre lavorava nei campi con il padre. Furono soprattutto le testimonianze dirette, i referti medici e la documentazione del sovrintendente del parco a dare credibilità a una serie altrimenti difficile da credere, permettendo al primato di essere registrato ufficialmente.

Il peso di una fama scomoda

Diventare il "parafulmine umano" non portò a Sullivan solo curiosità e notorietà. Col tempo, secondo i racconti dell'epoca, alcune persone iniziarono a evitarlo per timore di trovarsi accanto a lui durante un temporale, e questo lo feriva profondamente. La sua fama, anziché renderlo un personaggio amato, finì per accentuare un senso di isolamento.

Roy Sullivan morì nel 1983, all'età di 71 anni. La sua scomparsa, segnata dalla solitudine, aggiunse una nota malinconica a una vicenda già fuori dal comune. Ironia della sorte, l'uomo che era riuscito a sopravvivere alla furia ripetuta del cielo non trovò la stessa serenità nella vita di tutti i giorni.

Una storia tra record e prudenza

La vicenda di Sullivan, oltre a far parte della collezione di primati più curiosi del mondo, è anche un'occasione per ricordare le regole di sicurezza in caso di temporale. Le organizzazioni meteorologiche raccomandano di rientrare in un edificio o in un'automobile chiusa ai primi tuoni, di evitare alberi isolati, sommità e specchi d'acqua, e di attendere almeno mezz'ora dall'ultimo tuono prima di tornare all'aperto. La maggior parte degli incidenti, infatti, è evitabile.

La storia del ranger dello Shenandoah resta un esempio affascinante di quanto la statistica possa produrre eccezioni quasi incredibili. Sette volte il cielo lo ha scelto, e sette volte lui si è rialzato. Più di ogni numero, però, colpisce il contrasto tra la straordinaria resistenza fisica di quest'uomo e la fragilità umana che lo accompagnò: un promemoria del fatto che dietro ogni record c'è sempre una persona, con la sua intera, complicata esistenza.

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