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Nellie Bly: il giro del mondo in 72 giorni e dieci giorni in manicomio

La reporter che si fece rinchiudere in un manicomio per denunciarlo e poi batté il record di Jules Verne, viaggiando intorno al mondo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Ritratto della giornalista Nellie Bly nel 1889
Ritratto della giornalista Nellie Bly nel 1889

Nel novembre del 1889 una giornalista di venticinque anni salì su un piroscafo a Hoboken, nel New Jersey, con un solo bagaglio a mano e l'intenzione di battere un record che fino a quel momento esisteva solo in un romanzo. Si faceva chiamare Nellie Bly e voleva fare il giro del mondo in meno degli ottanta giorni di Phileas Fogg, il personaggio di Jules Verne. Ci riuscì in 72 giorni. Ma l'impresa più coraggiosa l'aveva già compiuta due anni prima, facendosi rinchiudere in un manicomio per raccontarlo dall'interno.

Chi era davvero Nellie Bly

Il suo vero nome era Elizabeth Cochran, nata in Pennsylvania nel 1864. Come ricorda la voce dell'Enciclopedia Britannica, scelse lo pseudonimo "Nellie Bly" da una canzone popolare quando iniziò a scrivere per il Pittsburgh Dispatch, in un'epoca in cui alle poche giornaliste donne venivano affidate quasi solo pagine di moda e giardinaggio. Bly rifiutò quel recinto: voleva scrivere di fabbriche, di povertà, di condizioni di lavoro. Trasferitasi a New York, riuscì a farsi assumere dal New York World di Joseph Pulitzer con una proposta tanto semplice quanto rischiosa.

Nellie Bly con il mantello da viaggio usato per il giro del mondo del 1889
Nellie Bly con il mantello da viaggio. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Dieci giorni in manicomio

Nel 1887 il giornale le chiese di indagare sulle condizioni del manicomio femminile di Blackwell's Island, a New York. Bly si finse malata di mente: provò davanti allo specchio espressioni "folli", si presentò in una pensione comportandosi in modo inquietante e fu giudicata pazza da diversi medici nel giro di poche ore. Una facilità che era già di per sé una denuncia. Una volta dentro, scoprì un sistema di abusi: cibo avariato, acqua sporca, freddo, infermiere violente, donne perfettamente sane intrappolate solo perché immigrate e incapaci di farsi capire in inglese.

Il suo reportage, raccolto poi nel libro Ten Days in a Mad-House, fece scalpore. Le sue rivelazioni portarono a un'inchiesta del gran giurì e a un aumento dei fondi destinati all'assistenza dei malati psichiatrici. Bly aveva inventato, di fatto, una delle prime grandi inchieste sotto copertura del giornalismo moderno, ciò che oggi chiamiamo giornalismo investigativo "in incognito".

Il giro del mondo in 72 giorni

Due anni dopo arrivò l'idea che la rese celebre in tutto il pianeta. Il giro del mondo in 80 giorni di Verne era un best-seller: Bly propose al World di trasformarlo in realtà e di batterlo. Partì il 14 novembre 1889. Viaggiò in piroscafo, treno, risciò e persino a dorso d'asino, attraversando Inghilterra, Francia, Italia, il Canale di Suez, Ceylon, Singapore, Hong Kong e il Giappone. Ad Amiens fece una deviazione per incontrare Jules Verne in persona, che la incoraggiò.

Mentre era in viaggio, una rivista rivale, Cosmopolitan, lanciò una propria reporter, Elizabeth Bisland, nella direzione opposta per batterla sul tempo. Bly non lo seppe fino quasi alla fine. Tornò a New York il 25 gennaio 1890: 72 giorni, 6 ore e 11 minuti, un record mondiale per l'epoca. Come ricostruisce la voce enciclopedica dedicata a Nellie Bly, fu accolta da folle enormi: era diventata una celebrità planetaria a colpi di telegrammi.

Ritratto fotografico di Nellie Bly del 1889
Nellie Bly in un ritratto del 1889. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Una vita oltre il record

Bly non fu solo una recordwoman. Continuò a fare giornalismo d'inchiesta, intervistò figure scomode e, sposando l'industriale Robert Seaman, si ritrovò per anni a dirigere un'azienda manifatturiera, brevettando anche alcune migliorie tecniche per la produzione di fusti metallici. Durante la Prima guerra mondiale tornò al reportage come corrispondente dal fronte orientale. Morì di polmonite nel 1922.

La sua eredità è doppia. Da un lato c'è l'impresa spettacolare, da copertina. Dall'altro, e più importante, c'è il modello di giornalismo che incarnò: scendere tra le persone più fragili, rischiare in prima persona, e usare il racconto per cambiare leggi e istituzioni. Per questo, oltre un secolo dopo, il suo nome resta sinonimo di reporter che non si accontenta di guardare da lontano.

L'eredità di una pioniera del giornalismo

Nellie Bly non fu un episodio isolato, ma l'antesignana di un intero modo di intendere il mestiere. Negli stessi anni, negli Stati Uniti, nasceva il cosiddetto "muckraking", il giornalismo che "rivolta il letame" portando alla luce scandali sociali, sfruttamento e corruzione. Le inchieste sotto copertura di Bly aprirono la strada a generazioni di reporter disposti a immergersi nella realtà che volevano raccontare, dalle fabbriche alle carceri.

Particolarmente significativo è il fatto che a compiere queste imprese fosse una donna, in un'epoca in cui alle giornaliste era riservato uno spazio marginale. Bly dimostrò che una cronista poteva occuparsi dei temi più duri e scomodi, e farlo meglio di molti colleghi uomini. Per questo è diventata un simbolo non solo del giornalismo investigativo, ma anche dell'emancipazione femminile nelle professioni.

La sua vita, peraltro, non si esaurì nelle imprese giovanili. Dopo il matrimonio con l'industriale Robert Seaman si trovò a gestire un'azienda manifatturiera, mostrando attenzione anche alle condizioni dei lavoratori e brevettando alcune migliorie tecniche per la produzione di contenitori metallici. Durante la Prima guerra mondiale tornò sul campo come corrispondente dal fronte orientale, tra le prime donne a inviare reportage di guerra. Quando morì, nel 1922, un giornale la definì "la migliore reporter d'America". Oggi il suo nome è legato a premi giornalistici e iniziative dedicate alle inchieste di interesse pubblico: un modo per ricordare che il giornalismo, quando è coraggioso, può cambiare le leggi e migliorare la vita delle persone più fragili.

Vale la pena sottolineare l'impatto concreto della sua inchiesta più celebre. Le rivelazioni sul manicomio di Blackwell's Island non rimasero parole: spinsero le autorità di New York a una verifica ufficiale e a un aumento dei fondi destinati all'assistenza dei malati psichiatrici, con un miglioramento delle condizioni di internamento. È l'esempio perfetto di come un reportage possa tradursi in cambiamento reale. Per questo Nellie Bly è considerata una delle madri del giornalismo d'inchiesta moderno, quel filone che ancora oggi, infiltrandosi dove gli altri non guardano, porta alla luce ingiustizie altrimenti destinate a restare nascoste.

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