Storie
Wojtek, l'orso soldato che combatté a Montecassino
Comprato cucciolo in Iran e arruolato nell'esercito polacco, l'orso Wojtek trasportò munizioni nella battaglia di Montecassino del 1944. Una storia vera e incredibile.

Durante la Seconda guerra mondiale, tra i soldati polacchi che combatterono in Italia c'era un commilitone fuori dal comune: un orso bruno di oltre due quintali, arruolato a tutti gli effetti nell'esercito, con tanto di grado e numero di matricola. Si chiamava Wojtek, e nella sanguinosa battaglia di Montecassino trasportò casse di munizioni accanto agli artiglieri. La sua è una delle storie più incredibili e commoventi della guerra.
Un cucciolo comprato in Iran
Per capire come un orso sia finito in un esercito, bisogna ricordare il destino di quei soldati. Erano militari e civili polacchi deportati nei campi di lavoro sovietici dopo l'invasione del 1939; liberati in seguito agli accordi tra il governo polacco in esilio e l'URSS, vennero evacuati attraverso la Persia per unirsi agli Alleati. Fu durante questo lungo cammino che, nel 1942, un gruppo del II Corpo d'armata incontrò in Iran un ragazzo che teneva un cucciolo di orso bruno siriano. Lo acquistarono in cambio di poche provviste e lo adottarono come mascotte. Lo chiamarono Wojtek, un nome polacco che evoca il «guerriero sorridente». Il cucciolo crebbe in mezzo agli uomini, nutrito inizialmente con latte condensato versato in una bottiglia.
Wojtek divenne presto un membro a tutti gli effetti della 22ª Compagnia di rifornimento dell'artiglieria. Amava lottare scherzosamente con i soldati, si faceva spruzzare con l'acqua per rinfrescarsi, beveva birra e — si racconta — mangiava persino le sigarette. Viveva nelle tende con gli uomini, viaggiava sui camion e rispondeva ai richiami in polacco, comportandosi più come un cane gigantesco che come una belva selvatica.
Tra gli aneddoti tramandati dai reduci ce n'è uno particolarmente celebre: durante l'accampamento in Medio Oriente, Wojtek avrebbe sorpreso un ladro intrufolatosi di notte tra le tende, mettendolo in fuga e guadagnandosi la riconoscenza dei soldati. Non tutti gli episodi sono verificabili nei dettagli, ma raccontano bene il rapporto di affetto e complicità che legava l'animale al reparto. Per quegli uomini, lontani da casa e provati dalla deportazione, Wojtek era diventato una sorta di famiglia.
Arruolato per davvero
Quando, nel 1944, la compagnia ricevette l'ordine di imbarcarsi per l'Italia, sorse un problema burocratico: le navi da trasporto britanniche non ammettevano animali domestici a bordo. La soluzione fu tanto semplice quanto sorprendente. Wojtek venne ufficialmente arruolato come soldato dell'esercito polacco, con un nome sui registri, un grado e un numero di matricola. Non era più una mascotte: era, a tutti gli effetti, un militare. Così poté salire sulla nave e raggiungere il fronte italiano insieme ai suoi compagni.
L'eroe di Montecassino
Il momento che rese Wojtek una leggenda fu la battaglia di Montecassino, nel maggio 1944, uno degli scontri più duri della campagna d'Italia. Mentre l'artiglieria polacca martellava le posizioni tedesche, Wojtek — secondo le testimonianze dei reduci — osservava gli uomini caricare le casse di proiettili e cominciò a imitarli, trasportando da solo pesanti contenitori di munizioni verso i cannoni. Si dice che non ne lasciò mai cadere nemmeno uno.
Che la scena sia stata in parte ingigantita dalla memoria o no, l'episodio colpì talmente i commilitoni che la 22ª Compagnia adottò un nuovo emblema ufficiale: un orso che porta tra le zampe un proiettile d'artiglieria. Quel simbolo, descritto anche dalla voce enciclopedica dedicata a Wojtek, venne dipinto sui veicoli e sulle insegne del reparto, trasformando l'orso in un'icona di reparto.
L'ultima casa in Scozia
Finita la guerra, il II Corpo polacco fu smobilitato in Scozia. Wojtek trascorse qualche tempo in una fattoria con i veterani, ma le sue dimensioni — ormai pesava oltre 250 chili — resero impossibile tenerlo. Nel 1947 fu affidato allo zoo di Edimburgo, dove visse fino alla morte, nel 1963. I reduci polacchi andavano spesso a trovarlo, e si racconta che l'orso si rianimasse sentendo parlare la sua «lingua» natale, drizzandosi sulle zampe al richiamo dei vecchi compagni.
Oggi statue e monumenti lo ricordano a Edimburgo, a Cracovia e in altri luoghi legati alla sua storia, come documenta anche l'Imperial War Museum. Wojtek è diventato un simbolo del legame profondo tra i soldati polacchi e la loro patria perduta, costretti a combattere lontano da casa, e della capacità di trovare affetto e tenerezza persino nell'orrore della guerra. La storia dell'orso che portò le munizioni a Montecassino continua a commuovere generazioni, ricordandoci che anche nei conflitti più spietati c'è spazio per l'amicizia più improbabile.
Negli ultimi anni la vicenda di Wojtek è tornata alla ribalta grazie a libri, documentari e iniziative commemorative. Nel 2015 una grande statua in bronzo che lo ritrae accanto a un soldato polacco è stata inaugurata nei giardini di Princes Street, nel cuore di Edimburgo, alla presenza di alcuni reduci e dei loro discendenti. Per la comunità polacca, in patria e nella diaspora, l'orso soldato è molto più di una curiosità storica: è un modo per tenere viva la memoria di migliaia di uomini che combatterono in Italia e in tutta Europa lontano dalla loro terra, e che spesso non poterono mai farvi ritorno.
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