Storie
Percy Julian: il chimico che strappò i farmaci alla natura
Nipote di schiavi, escluso dalle università per il colore della pelle, sintetizzò ormoni e medicine partendo dalla soia e rese il cortisone accessibile a milioni di persone.

Quando, da bambino in Alabama, vide per la prima volta un laboratorio attraverso una finestra, gli dissero che quel mondo non era per lui. Percy Lavon Julian, nipote di schiavi, nato nel 1899 in uno Stato del profondo Sud segregazionista, sarebbe diventato uno dei più grandi chimici americani del Novecento: un pioniere della sintesi di farmaci capace di trasformare umili semi di soia in medicine che salvarono e migliorarono milioni di vite. La sua storia è insieme un trionfo scientifico e una lezione sul talento sprecato dal pregiudizio.
Studiare contro tutto
Nell'Alabama dei primi del Novecento un ragazzo afroamericano non poteva frequentare le scuole superiori pubbliche per bianchi. Julian fu ammesso alla DePauw University dell'Indiana come studente "in prova", costretto a colmare le lacune di un'istruzione negata e a dormire fuori dal campus perché i dormitori non accettavano studenti neri. Si laureò comunque primo del suo corso. Voleva il dottorato, ma le università americane glielo negavano a causa del colore della pelle: lo ottenne all'estero, all'Università di Vienna, nel 1931, specializzandosi nella chimica delle piante.
La prima impresa: la fisostigmina
Tornato negli Stati Uniti, Julian realizzò nel 1935 alla DePauw un'impresa che lo rese celebre tra i chimici: la sintesi totale della fisostigmina, un composto estratto da una pianta africana usato per trattare il glaucoma, la malattia degli occhi che causa cecità. Ricostruire in laboratorio una molecola tanto complessa, partendo da ingredienti semplici, era una sfida formidabile, e Julian la vinse correggendo persino un risultato pubblicato da un rinomato chimico di Oxford. Nonostante questo successo, nessuna grande università gli offrì una cattedra: il razzismo accademico gli chiuse le porte.

L'oro nascosto nella soia
Escluso dall'università, Julian trovò spazio nell'industria, diventando direttore di ricerca alla Glidden Company, dove si occupava di prodotti derivati dalla soia. Fu lì che intuì il potenziale di quei semi economici e abbondanti. Dalla soia estrasse e sintetizzò ormoni steroidei come il progesterone e il testosterone, fino ad allora ottenibili solo in piccolissime quantità e a costi proibitivi da organi animali. La sua produzione su larga scala rese questi ormoni accessibili per la medicina, aprendo la strada a terapie ginecologiche e, più avanti, alle ricerche che avrebbero portato anche alla contraccezione ormonale.
Il cortisone alla portata di tutti
Il contributo più celebre riguarda il cortisone. Negli anni Quaranta si era scoperto che questo ormone alleviava in modo spettacolare i dolori dell'artrite reumatoide, ma ricavarlo era costosissimo e ne faceva un lusso per pochi. Julian mise a punto un metodo per produrre un precursore del cortisone a partire da materie vegetali, contribuendo ad abbattere drasticamente i costi e a rendere i corticosteroidi un farmaco diffuso. Milioni di malati di artrite e di altre patologie infiammatorie ne avrebbero beneficiato. Nel corso della carriera Julian depositò oltre 130 brevetti, come ricostruisce la sua biografia curata dallo Science History Institute.
Un riconoscimento tardivo
Il successo non lo mise al riparo dall'odio razziale: nel 1951, quando si trasferì con la famiglia in un quartiere benestante di Chicago, la sua casa fu data alle fiamme e fatta oggetto di un attentato dinamitardo. Julian non si arrese, fondò una propria azienda di prodotti chimici e continuò a innovare, diventando anche un attivo sostenitore dei diritti civili. Nel 1973 fu tra i primi afroamericani eletti alla prestigiosa National Academy of Sciences. Morì nel 1975. Decenni dopo, l'American Chemical Society ha riconosciuto la sintesi della fisostigmina come "National Historic Chemical Landmark", consacrando ufficialmente l'importanza del suo lavoro. La parabola di Percy Julian — dall'aula in cui non poteva entrare ai laboratori che cambiarono la medicina — resta una delle più potenti dimostrazioni di come il talento, quando trova una fessura, riesca a illuminare il mondo nonostante tutto.
Per cogliere la portata del suo lavoro bisogna capire cosa significhi sintesi chimica. Molte sostanze utili — ormoni, vitamine, principi attivi dei farmaci — esistono in natura solo in quantità minime, racchiuse in organi animali rari o in piante difficili da coltivare. Estrarle è costoso e poco scalabile. La sintesi consente invece di costruire la stessa molecola in laboratorio e in fabbrica, partendo da materie prime economiche e abbondanti. È esattamente ciò che Julian fece con la soia: trasformò una commodity agricola in una fonte industriale di composti preziosi, democratizzando l'accesso a terapie che fino ad allora erano un privilegio per pochi.
Un altro dei suoi contributi più ingegnosi fu lo sviluppo di una schiuma antincendio a base di proteine della soia, l'"Aero-Foam", usata dalla Marina americana durante la guerra per spegnere gli incendi da carburante a bordo delle navi: si stima abbia contribuito a salvare numerose vite di marinai. Versatile e instancabile, Julian incarnò l'idea che la chimica potesse essere messa direttamente al servizio della società, e la sua eredità vive ancora oggi nelle medicine che diamo per scontate.
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