Curiosando si impararivista di curiosità

Storie

William Kamkwamba: il ragazzo del Malawi che catturò il vento

A 14 anni, durante una carestia, costruì un mulino eolico con i rottami leggendo un libro di fisica.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
William Kamkwamba durante una conferenza nel 2007
William Kamkwamba durante una conferenza nel 2007

Nel 2002, in un villaggio del Malawi stretto dalla carestia, un ragazzino di quattordici anni costretto a lasciare la scuola passava i pomeriggi in una piccola biblioteca. Sfogliando un manuale di fisica in inglese, una lingua che padroneggiava poco, restò colpito dall'immagine di un mulino a vento. Capì che con quella macchina si poteva produrre elettricità — qualcosa che la sua famiglia non aveva mai avuto — e decise di costruirne uno con i rottami. Quel ragazzo era William Kamkwamba, e la sua storia ha fatto il giro del mondo.

Una carestia e una scuola interrotta

Kamkwamba era nato nel 1987 a Wimbe, un villaggio agricolo nel distretto di Kasungu. La sua famiglia viveva di agricoltura di sussistenza, coltivando mais e tabacco. Tra il 2001 e il 2002 il Malawi fu colpito da una delle peggiori carestie della sua storia recente: i raccolti fallirono, migliaia di persone morirono di fame e la famiglia di William finì per razionare il cibo a un solo pasto al giorno.

In quella situazione i circa 80 dollari l'anno necessari per la retta scolastica diventarono insostenibili, e William fu costretto ad abbandonare la scuola secondaria. Determinato a non smettere di imparare, iniziò a frequentare la piccola biblioteca finanziata da donazioni statunitensi presso la scuola locale. Lì trovò due libri di scienze che gli avrebbero cambiato la vita, tra cui un manuale intitolato Using Energy, con in copertina delle turbine eoliche.

William Kamkwamba sul palco di una conferenza nel 2007
William Kamkwamba racconta la sua storia a TED Global nel 2007. Credit: Erik Hersman, CC BY 2.0.

Il mulino fatto di rottami

Senza conoscere bene l'inglese, William studiò soprattutto i diagrammi, traducendo le immagini in progetti. Poi cominciò a recuperare materiali in una discarica e tra gli attrezzi rotti del villaggio: la dinamo di una bicicletta, una ventola di trattore, pale ricavate da tubi di plastica schiacciati e scaldati, parti di biciclette, e i pali di un albero di eucalipto per la struttura. I compaesani lo guardavano armeggiare convinti che fosse impazzito.

Il primo mulino, alto circa cinque metri, entrò in funzione intorno al 2002 e produceva una dozzina di watt: abbastanza per accendere alcune lampadine e alimentare la radio nella casa di famiglia. Per la prima volta, di sera, i Kamkwamba avevano la luce. Più tardi William costruì impianti più grandi, capaci di azionare una pompa per l'irrigazione e di portare acqua potabile al villaggio, affrontando uno dei problemi più gravi della sua comunità.

Il primo mulino a vento costruito da Kamkwamba con materiali di recupero
Il primo mulino, costruito con dinamo di bicicletta, tubi e legno di eucalipto. Credit: Erik Hersman, CC BY 2.0.

Dalla TED a Dartmouth

La notizia del "ragazzo che imbrigliò il vento" cominciò a circolare tra giornalisti ed educatori. Nel 2007 William fu invitato a parlare alla conferenza TED Global di Arusha, in Tanzania: emozionatissimo e con un inglese ancora incerto, raccontò la sua impresa, ricevendo una standing ovation. Il suo intervento, ancora visibile sul sito di TED, lo trasformò in un simbolo dell'ingegno africano.

Da quel momento la sua vita cambiò. Poté riprendere gli studi all'African Leadership Academy in Sudafrica e poi negli Stati Uniti, fino a laurearsi nel 2014 al Dartmouth College. Nel 2009 pubblicò insieme al giornalista Bryan Mealer il libro autobiografico The Boy Who Harnessed the Wind ("Il ragazzo che catturò il vento"), tradotto in molte lingue. La sua vicenda è diventata anche un film, diretto e interpretato nel 2019 dall'attore Chiwetel Ejiofor e distribuito da Netflix, come riportato all'epoca dalla BBC.

Un'idea che continua a girare

William Kamkwamba non si è fermato al racconto. Attraverso il progetto Moving Windmills ha sostenuto iniziative di sviluppo, formazione e accesso all'energia nel suo villaggio e in Malawi, convinto che l'innovazione debba nascere dai problemi concreti delle comunità. La sua frase più citata è diventata quasi un manifesto: di fronte a chi gli diceva che non ce l'avrebbe fatta, lui rispondeva semplicemente di averci provato, e di aver continuato a farlo.

La sua storia colpisce perché ribalta l'idea che l'innovazione tecnologica nasca solo nei laboratori ricchi e attrezzati. Con un libro preso in prestito, qualche rottame e una tenacia fuori dal comune, un adolescente che non poteva permettersi la scuola ha portato la luce e l'acqua nel suo villaggio. Un promemoria di quanto possa fare la curiosità quando incontra l'accesso al sapere.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te