Storie
Umberto Nobile e il dirigibile Italia: il dramma della Tenda Rossa
Nel 1928 il generale italiano raggiunse il Polo Nord in dirigibile, ma al ritorno lo schianto sul pack avviò una delle più drammatiche operazioni di soccorso della storia.

Nel maggio del 1928 un dirigibile italiano volò sopra il Polo Nord, e da quell'impresa nacque una delle più strazianti vicende di sopravvivenza del Novecento. Il protagonista era Umberto Nobile, ingegnere e generale dell'aeronautica, costruttore di dirigibili, un uomo che la storia avrebbe ricordato non solo per il successo del volo, ma per il disastro che lo seguì e per la lunga, ingiusta gogna che dovette subire.
L'ingegnere dei dirigibili
Nato a Lauro, in Campania, nel 1885, Nobile divenne uno dei massimi esperti mondiali di aeronavi. Nel 1926 aveva già partecipato a un'impresa storica: il sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge, in una spedizione guidata dall'esploratore norvegese Roald Amundsen, il primo uomo ad aver raggiunto il Polo Sud. Quella collaborazione, però, si era chiusa in un clima di rivalità e di polemiche sui meriti dell'impresa, che avrebbero pesato negli anni successivi.
La spedizione del dirigibile Italia
Forte dell'esperienza del Norge, Nobile organizzò una nuova spedizione, questa volta tutta italiana e con finalità scientifiche, a bordo del dirigibile Italia. Il 23 maggio 1928 l'aeronave decollò dalle isole Svalbard e raggiunse il Polo Nord, dove l'equipaggio gettò sul ghiaccio una croce e il tricolore. Ma il maltempo trasformò il viaggio di ritorno in una trappola: appesantito dal ghiaccio e in balìa dei venti, il dirigibile perse quota fino a schiantarsi sul pack, la banchisa di ghiaccio. L'urto scaraventò sul ghiaccio dieci uomini e gran parte dei rifornimenti, mentre l'involucro, alleggerito, risalì in cielo portandosi via altri sei membri dell'equipaggio, di cui non si seppe più nulla.

La Tenda Rossa
I sopravvissuti, tra cui lo stesso Nobile ferito a una gamba e a un braccio, si rifugiarono in una tenda da campo che tinsero di rosso con l'anilina di bordo, per renderla visibile dall'alto sulla distesa bianca. Quella "Tenda Rossa" divenne il simbolo della loro odissea. Per giorni il gruppo cercò di lanciare segnali con una radio di fortuna, finché un giovane radioamatore sovietico non captò il loro SOS, dando il via a una gigantesca operazione di soccorso internazionale che coinvolse diversi Paesi, navi rompighiaccio e aerei.
La morte di Amundsen e la polemica
Tra coloro che si lanciarono nei soccorsi ci fu proprio Roald Amundsen, l'antico rivale: il suo idrovolante decollò il 18 giugno 1928 e scomparve nel Mare di Barents. Il più grande esploratore polare della storia morì così, cercando di salvare l'uomo con cui aveva litigato. I naufraghi della Tenda Rossa furono infine raggiunti e tratti in salvo dal rompighiaccio sovietico Krasin. Un episodio fece però scandalo: Nobile fu il primo a essere prelevato da un aereo svedese — secondo lui per organizzare i soccorsi degli altri e perché ferito gravemente — e questo gli attirò l'accusa infamante di aver abbandonato i suoi uomini.
La riabilitazione
Una commissione d'inchiesta del regime fascista, ostile a Nobile, ne sancì di fatto la condanna morale, costringendolo alle dimissioni e all'esilio. L'ingegnere lavorò in Unione Sovietica e negli Stati Uniti, dove insegnò, e tornò in Italia solo dopo la Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra fu riabilitato, reintegrato nel grado di generale ed eletto deputato all'Assemblea Costituente. Difese sempre la propria condotta, raccontando la sua versione dei fatti in diversi libri. La sua vicenda ispirò nel 1969 il celebre film La tenda rossa, con Sean Connery nei panni di Amundsen. Come ricorda anche la voce della Treccani, Umberto Nobile morì a Roma nel 1978, a 93 anni: un pioniere del volo polare la cui impresa, e la cui tragedia, restano scolpite nella storia dell'esplorazione artica.
Vale la pena ricordare che la spedizione del 1928 non era solo un'avventura, ma un progetto dalle solide ambizioni scientifiche. A bordo dell'Italia viaggiavano studiosi di diverse nazionalità, tra cui il fisico cecoslovacco František Běhounek e lo scienziato svedese Finn Malmgren, con l'obiettivo di compiere misurazioni di geofisica, meteorologia e magnetismo terrestre nelle regioni artiche ancora poco conosciute. Malmgren morì durante una disperata marcia sul ghiaccio nel tentativo di raggiungere la terraferma e dare l'allarme. Le rilevazioni effettuate prima del disastro fornirono comunque dati preziosi, e la vicenda contribuì allo sviluppo delle tecniche di soccorso polare e dell'uso della radio nelle emergenze.
La storia della Tenda Rossa pose anche, per la prima volta su scala mondiale, il tema della cooperazione internazionale nel salvataggio in ambienti estremi: italiani, norvegesi, svedesi, sovietici e altri unirono le forze in mare e in cielo. Fu un soccorso pagato a caro prezzo, con la perdita di vite tra gli stessi soccorritori, a partire dal mito Amundsen. Per questo, al di là delle polemiche che ne offuscarono la figura, la vicenda di Nobile è ricordata oggi anche come un capitolo fondativo della solidarietà tra le nazioni di fronte al pericolo.
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