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Poon Lim: 133 giorni da solo su una zattera nell'Atlantico

Nel 1942 un giovane marinaio cinese sopravvisse al naufragio della sua nave silurata da un U-Boot. Restò solo in mezzo all'oceano per oltre quattro mesi: è il record di sopravvivenza su una zattera.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Poon Lim riceve uno specchio di segnalazione dopo il salvataggio, 1943
Poon Lim riceve uno specchio di segnalazione dopo il salvataggio, 1943

Il 23 novembre 1942, in pieno Atlantico meridionale, il piroscafo mercantile britannico SS Ben Lomond fu colpito dai siluri del sommergibile tedesco U-172. La nave affondò in pochi minuti. Tra i pochi a salvarsi c'era un giovane cameriere di bordo cinese di 25 anni: Poon Lim. Quello che gli accadde nei mesi successivi è entrato nella storia come il più lungo naufragio in solitaria mai documentato: 133 giorni da solo su una zattera, in balìa dell'oceano.

La sua impresa di resistenza e ingegno è oggi un caso di studio sulla sopravvivenza in mare, raccontato in dettaglio dalla voce enciclopedica dedicata a Poon Lim.

Solo, su una zattera di legno

Dopo l'affondamento, Poon Lim riuscì ad afferrare un giubbotto di salvataggio e a galleggiare per due ore prima di trovare una zattera di legno di circa due metri e mezzo per lato, dotata di una scorta limitata di provviste: alcune gallette, un po' d'acqua, cioccolato, qualche razzo di segnalazione e una torcia elettrica. Razioni che, da sole, sarebbero durate poche settimane. Lui le fece bastare per mesi, ma soprattutto imparò a procurarsi da vivere dal nulla.

L'ingegno che lo tenne in vita

Quando le provviste finirono, Poon Lim trasformò la zattera in un piccolo laboratorio di sopravvivenza. Raccoglieva acqua piovana nel telo del giubbotto e in una tela cerata. Ricavò un amo da pesca piegando un filo metallico estratto dalla molla della torcia, e usò la fibra della corda della zattera come lenza. Con quell'amo rudimentale catturava pesci, che in parte mangiava e in parte essiccava al sole come esca o riserva.

La sua inventiva arrivò a livelli straordinari: catturò un uccello marino che si era posato sulla zattera e, in almeno un'occasione, riuscì persino a uccidere un piccolo squalo, dissetandosi col suo sangue. Resistette a tempeste, alla salsedine e alla solitudine assoluta, segnando i giorni con dei nodi. Come ricostruito da testate internazionali, in tutto quel tempo avvistò navi e persino un aereo, ma nessuno si fermò a soccorrerlo.

Una zattera di legno solitaria nell'oceano aperto al tramonto
Poon Lim trascorse oltre quattro mesi su una zattera grande poco più di due metri per lato. Credit: Marcelo Verfe / Pexels.

Il salvataggio dopo 133 giorni

Il 5 aprile 1943, dopo aver percorso alla deriva una distanza enorme spinto dalle correnti, Poon Lim fu finalmente avvistato e raccolto da tre pescatori brasiliani al largo della costa del Brasile, vicino a Belém. Era dimagrito di circa nove chili e aveva difficoltà a camminare, ma era vivo e perfettamente lucido: poté raggiungere l'ospedale con le proprie gambe. Erano trascorsi 133 giorni dal naufragio.

La sua storia fece il giro del mondo. Il re britannico Giorgio VI gli conferì la British Empire Medal, e la Royal Navy studiò le sue tecniche di sopravvivenza per inserirle nei manuali destinati ai naufraghi. Lo stesso Poon Lim, con modestia, commentò di non sperare che nessuno dovesse mai battere il suo primato.

Un primato che resiste

Quel record di sopravvivenza individuale su una zattera non è mai stato superato, ed è tuttora riconosciuto dal Guinness World Records. Dopo la guerra Poon Lim emigrò negli Stati Uniti, dove visse una vita tranquilla fino alla morte, nel 1991.

La sua vicenda non è solo una storia di fortuna, ma di metodo: la dimostrazione che la mente umana, di fronte all'estremo, può inventare soluzioni dove sembra non essercene alcuna. In mezzo a un oceano che lo voleva morto, un giovane marinaio scelse, ogni singolo giorno per 133 volte, di restare vivo.

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